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Le Emozioni nel Processo Decisionale

Le Emozioni nel Processo Decisionale

LE EMOZIONI NEL PROCESSO DECISIONALE


di Rebecca Farsi

L’importanza del marcatore somatico


L’aspetto fisiologico è una componente essenziale e indefettibile delle emozioni: possiamo anzi affermare con certezza che non esista uno stato emotivo, di qualsiasi intensità, senza un’attivazione fisica correlata. La teoria periferica di James-Lange conferiva un valore così rilevante alla “fisicità” delle emozioni da sostenere come lo stesso contenuto dell’emozione fosse succedaneo alla sperimentazione di una sensazione fisiologica che ne costituiva la causa scatenante. Una visione un po’ estrema, questa, che è stata in seguito contrastata a più riprese. Ma è indubbio come non possa sussistere un’emozione senza una sensazione somatica corrispondente. Gioia, rabbia, ira, paura: ogni volta in cui siamo chiamati a vivere emozioni di questo tipo anche il nostro corpo viene direttamente coinvolto, tramite l’attivazione del sistema parasimpatico o simpatico, cui conseguono scariche ormonali di diversa natura e risposte cerebrali che sono in grado di dar vita a reazioni differenziate nei vari contesti. Lo stesso Freud ha sostenuto la presenza di un forte collegamento tra pulsione e scarica motoria, ipotesi che, al di là della psicoanalisi, è stata convalidata da studi di neuroimaging che hanno dimostrato come, all’insorgere di un’emozione, si assista all’attivazione di aree cerebrali e distretti neurologici differenti per funzioni e natura.Una parte della psicologia si è dedicata allo studio delle conseguenze fisiologiche delle emozioni fino a consolidare la teoria in base alla quale le emozioni, lungi dall’essere originate in un contesto astratto e avulso dalla realtà, siano strettamente collegate non solo allo stato psichico ma anche alla dimensione somatica di colui che le produce: ciò in virtù di un meccanismo biologico innato che vede l’emozione unita in un rapporto binomiale con il corpo che la ospita e la esprime di volta in volta. Esitono emozioni innate che sono in grado di attivarsi anche al di là di un apprendimento specifico, e che, nel loro originarsi, coinvolgono precipue zone cerebrali e differenti strutture neuronali, potenziandole di volta in volta. Si tratta delle emozioni primarie, che rappresentano una risposta istintuale agli stimoli esterni, non comportano una partecipazione della corteccia neuronale e si concretizzano in risposte somatiche che coinvolgono visceri, muscoli scheletrici, ghiandole endocrine, sistema vascolare e immunitario. Queste emozioni, in quanto innate e nono apprese, si legano alla parte più antica del cervello, quelle del sistema limbico. Esistono poi emozioni secondarie che rispondono all’elaborazione cosciente di determinati stimoli esterni, dunque ad un’attività cognitiva più evoluta rispetto a quella primaria istintuale che va a coinvolgere un’area specifica della corteccia cerebrale, denominata corteccia prefrontale ventro mediale (Damasio, 1994). Una lesione in queste regioni conduce a disfunzionalità comportamentali, impendendo al soggetto di prendere le più ordinarie decisioni e di sperimentare semplici emozioni connesse al vivere quotidiano, pur preservando intatte le facoltà cognitive superiori ( attenzione, memoria, intelligenza).

Cos’ è il marcatore somatico


Proprio in riferimento agli stati somatici emotivi, Damasio sostiene come siano utili per costruire un solido legame associativo tra le emozioni, gli stimoli che ne generano l’attivazione e il contesto in cui ciò si verifica, in modo che alla sperimentazione emotiva sia collegato un corrispondente stato somatico di accompagnamento. L’essere umano è inoltre dotato di una sorta di memoria grazie alla quale è possibile immagazzinare questi stati somatici e il legame che le associa alle emozioni corrispondenti. Così siamo in grado non solo di provare delle emozioni e degli stati viscerali associati, ma anche di ricordarcene quando saremo chiamati a provare la stessa emozione nel medesimo contesto. Lo stato somatico funge sia da suggeritore dell’emozione che l’ha generato, sia da marcatore dello stimolo esterno che ha provocato l’emozione. Con il vissuto esperienziale questi collegamenti tra stati somatici ed emozioni danno vita ad un repertorio sempre più ampio e variegato che l’individuo ha la possibilità di immagazzinare in script specifici passibili e di rievocarli al moment opportuno. Si crea dunque quello che Damasio denomina marcatore somatico, ovvero quella condizione fisiologica che si accompagna ad un’emozione sperimentata in un contesto specifico, e che viene in seguito memorizzata a fini rievocativi. Attraverso l’insorgenza di uno stato fisiologico specifico, il marcatore somatico fornisce un’indicazione circa la natura dell’emozione ad esso collegata, lo stimolo che l’ha provocata e la natura più o meno vantaggiosa dello stimolo stesso. Si tratta di un suggerimento utile non solo a decodificare la natura dell’emozione, ma anche a ricordare in futuro quali stimoli l’hanno provocata, e quindi ad operare una funzione selettiva tra gli stessi, al fine di avvicinare quelli positivi e di allontanare quelli negativi.

Il valore decisionale del marcatore somatico


I marcatori somatici conferiscono informazioni -che attingono dal magazzino esperienziale e mnestico- grazie alle quali  siamo  in grado non solo di riconoscere la natura delle emozioni, ma anche la positività o le negatività delle stesse. Questo, al di là di una funzione di riconoscimento e di richiamo emotivo, può rivelarsi un meccanismo particolarmente utile nel processo decisionale, quando si è chiamati a stabilire quali siano, tra più opzioni, quelle in grado di apportarci dei benefici e quelle invece foriere di nocumento. Il marcatore somatico inteso come esperienza fisiologica associata ad un’emozione, ci indica a sua volta il contesto ambientale e situazionale in cui si sono verificati sia lo stato somatico sia l’emozione ad esso collegata. La possibilità di rievocare in via mnestica entrambi questi elementi costituisce un valido aiuto nella decisione circa l’alternativa più opportuna da scegliere, ovvero quella legata a conseguenze produttive per il soggetto. Partendo dal presupposto che i marcatori somatici contengano la registrazione di reazioni emotive associate a determinate situazioni, quando si verifica una situazione analoga a quelle già vissute e memorizzate, si verificherà in automatico anche lo stato emozionale ad essa associato, cui conseguirà una risposta somatoviscerale specifica.

Lo stato somatico è dunque un predittore del processo decisionale, perché in virtù dello stesso l’individuo è in grado di distinguere le emozioni positive da quelle negative, e dunque di avvicinarsi o meno alle fonti che le hanno provocate. Lo potremmo definire una sorta di campanello d’allarme che consente di evitare le situazioni svantaggiose e di avvicinare quelle più proficue, per il fatto che sono state già vissute e compaiono nel repertorio somatico viscerale registrato dall’individuo.

La riattivazione somatosensoriale induce una sensazione fisica (marcatore somatico come sintomo) capace di fornire un’informazione probabilistica sulla natura favorevole o sfavorevole dello stimolo emotivo attuale e quindi in grado di aiutare a prendere una decisione. Per questo diciamo che le emozioni sono in grado di condizionare grandemente il processo decisionale, perché consentono di collegare stati somatici a stati affettivi precipui.

Riferimenti bibliografici

Damasio A.R. (1994), Descartes’Error: emotion, reason and the human brain, in Gosset, Putnam Press, New York, NY;

Damasio, A.R. (2005), Human behavior: brain trust, in Nature, 435, pp. 571-572;

James, W. (1884), What is an emotion? In Mind, 9, pp. 188-205.
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