
Non siamo macchine razionali e questo emerge soprattutto quando c’è incertezza.
Davanti a fortuna e rischio, il cervello tende a sbrigarsela con scorciatoie che risultano utili, ma non sempre ci portano dove ci aspetteremmo. Questi bias sono diffusi praticamente ovunque: investimenti, scommesse sportive, scelte di lavoro, persino nelle decisioni quotidiane. La psicologia ha messo in luce diversi meccanismi che distorcono la percezione di probabilità e pericolo. Alcuni sono intuitivi, altri sorprendono.
Avversione alla perdita: quel fastidio che pesa più del piacere
L’avversione alla perdita è un fenomeno che emerge spesso nelle decisioni. Perdere 100 euro genera un dispiacere che pesa più del piacere derivante dal guadagno degli stessi 100. Questo vale non solo per i soldi, ma anche per il tempo, gli oggetti e lo status. Chi frequenta un casino rimane spesso al tavolo ben oltre il previsto quando le cose vanno male, spinto dall’idea di recuperare piuttosto che dal piacere di vincere.
Secondo molte stime, quel dolore può essere circa il doppio del piacere equivalente. Questo valore dipende dal contesto, dalla persona e dal momento. Da qui deriva una prudenza a volte eccessiva, anche quando le probabilità sembrano favorevoli.
Come finiamo per pesare guadagni e perdite
Kahneman e Tversky hanno proposto un’idea chiara: gli esiti vengono valutati rispetto a un punto di riferimento e non in modo assoluto. Quando ci si percepisce in guadagno, prevale la cautela: la certezza di 500 appare più attraente di un 50% di possibilità di ottenere 1000. In perdita, invece, si diventa più propensi a rischiare pur di evitare una perdita certa, anche se piccola. Questa dinamica può spiegare perché alcuni investitori tengono titoli in rosso troppo a lungo sperando in un recupero. Non avviene sempre così, ma questa tendenza si osserva frequentemente.
Effetto dotazione ed eccesso di fiducia
L’effetto dotazione porta a valorizzare troppo ciò che si possiede già. Se hai una macchina da anni, è probabile che tu la consideri più preziosa di quanto farebbe un estraneo; questo avviene non per malizia, ma per attaccamento. Questa tendenza si riflette anche nelle scelte rischiose: si è più restii a mettere in gioco ciò che già si possiede rispetto a ciò che si potrebbe ottenere. L’eccesso di fiducia, invece, induce a
pensare di essere sopra la media. Molti trader, convinti di battere il mercato con costanza, ignorano o minimizzano le analisi che suggeriscono il contrario nel lungo periodo. Alcuni ci riescono, ma si tratta di eccezioni e non della norma.
Le scorciatoie mentali che ci fregano
Il cervello utilizza frequentemente le euristiche per risparmiare tempo. Il rovescio della medaglia è che a volte queste scorciatoie distorcono la percezione della realtà. Eventi recenti o facili da ricordare sembrano più probabili di quanto siano realmente: per esempio, se un amico vince alla lotteria, improvvisamente può sembrare possibile che accada anche a noi. Dopo una serie di successi si tende a credere che la fortuna continuerà; al contrario, si può pensare che prima o poi “deve uscire rosso”, confondendo l’indipendenza degli eventi. Alcune intuizioni risultano accurate, ma quando sono in gioco decisioni importanti, affidarsi solo all’intuito espone a rischi eccessivi.
Riconoscere i bias per scegliere
Eliminare questi meccanismi è molto difficile. Si può, però, smascherarli prima che guidino le decisioni. Un metodo utile è prendersi una pausa. Conviene domandarsi con sincerità se si sta evitando una buona opportunità per paura della perdita, se si sta inseguendo il recupero di vecchi errori invece di valutare la situazione attuale o se la propria sicurezza deriva da dati concreti oppure solo dall’intuizione. Persino scrivere due numeri su un foglio può aiutare. Anche se le decisioni non saranno mai perfette, questa consapevolezza spinge il ragionamento in primo piano e riduce l’impulso. Così si abbassano anche i possibili rimpianti.
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