Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Dall’immaginazione alla realtà virtuale

L’immaginazione ha effetti reali e misurabili, e la realtà virtuale li ha resi utilizzabili in clinica. Ma il ponte fra questi risultati e le dottrine sul potere creativo del pensiero non regge, e vale la pena vedere dove si interrompe. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. Gli interventi con realtà virtuale in ambito clinico […]

Dall’immaginazione alla realtà virtuale
L’immaginazione ha effetti reali e misurabili, e la realtà virtuale li ha resi utilizzabili in clinica. Ma il ponte fra questi risultati e le dottrine sul potere creativo del pensiero non regge, e vale la pena vedere dove si interrompe.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. Gli interventi con realtà virtuale in ambito clinico sono condotti da professionisti abilitati. In caso di crisi: 112, Telefono Amico 02 2327 2327.

Cosa fa davvero l’immaginazione

Gli effetti sono documentati e più circoscritti delle promesse.

L’immaginazione di un’azione attiva in parte le stesse aree coinvolte nella sua esecuzione, e la pratica mentale produce miglioramenti misurabili nella prestazione motoria: inferiori a quelli della pratica reale, ma reali.

Le immagini mentali hanno un impatto emotivo maggiore del pensiero verbale: immaginare uno scenario negativo produce più ansia che pensarlo a parole. È un dato importante, perché spiega perché l’immaginazione sia sia parte del problema sia parte della cura.

Va ricordato che la capacità di generare immagini mentali varia enormemente: una parte della popolazione non produce immagini visive volontarie, e all’estremo opposto altri le producono con vividezza quasi percettiva. Le tecniche basate sulla visualizzazione non funzionano allo stesso modo per tutti.

La realtà virtuale in clinica

È l’ambito in cui questi principi hanno prodotto risultati verificabili.

L’esposizione in realtà virtuale per i disturbi d’ansia ha evidenze consistenti, con efficacia comparabile a quella dell’esposizione tradizionale per diverse fobie specifiche e per l’ansia sociale.

I vantaggi sono pratici: consente di graduare con precisione l’esposizione, di ripeterla, e di affrontare situazioni difficili da riprodurre, volare, altezze, folle.

Applicazioni con supporto esistono anche per il dolore, in particolare come distrazione durante procedure mediche, e per la riabilitazione motoria.

Va detto il meccanismo, perché smentisce l’idea del pensiero che modifica la realtà: funziona attraverso l’esposizione e la scoperta che l’esito temuto non si verifica. Non è l’immaginazione a cambiare le cose, è l’esperienza correttiva.

Dove il ponte si interrompe

Il testo originale collega questi risultati alle dottrine ottocentesche sul potere creativo del pensiero. La connessione non regge.

Gli effetti documentati riguardano percezione, emozione, apprendimento e comportamento di chi immagina. Non riguardano gli eventi esterni, e non esistono prove di effetti mentali diretti sulla realtà fisica.

Va aggiunto il risultato più utile e più contrario alla dottrina: immaginare l’obiettivo già raggiunto riduce, in diversi studi, l’energia e l’impegno effettivo, perché produce anticipatamente parte della soddisfazione.

Ciò che funziona è il procedimento opposto: il contrasto mentale: immaginare l’esito desiderato e insieme gli ostacoli concreti, formulando poi intenzioni di attuazione su quando, dove e come agire. È stato verificato sperimentalmente in ambiti diversi, dalla salute allo studio.

Cautele

Due meritano di essere nominate.

L’immaginazione può alterare la memoria: immaginare ripetutamente un evento aumenta la probabilità di ricordarlo come accaduto. È un effetto documentato, ed è la ragione per cui le tecniche che lavorano sui ricordi richiedono formazione clinica.

Sulla realtà virtuale, gli effetti collaterali sono generalmente lievi (nausea, disorientamento) ma esiste una cautela specifica in ambito clinico: l’esposizione va condotta in modo graduato e accompagnato, perché un’esposizione troppo intensa senza guida può rafforzare l’evitamento anziché ridurlo.

Il criterio pratico che chiude: l’immaginazione è uno strumento potente per modificare come si reagisce, non per modificare cosa accade. È una distinzione meno suggestiva e molto più utilizzabile.

Domande frequenti

Immaginare un’azione migliora la prestazione?

Si, con effetti misurabili ma inferiori a quelli della pratica reale. L’immaginazione attiva in parte le stesse aree coinvolte nell’esecuzione.

La realta virtuale funziona in terapia?

Per i disturbi d’ansia ha evidenze consistenti, con efficacia comparabile all’esposizione tradizionale. Funziona pero attraverso l’esposizione, non attraverso l’immaginazione in se.

Visualizzare il successo aiuta a ottenerlo?

Immaginare l’obiettivo gia raggiunto tende a ridurre l’impegno. Funziona meglio il contrasto mentale, che affianca all’esito immaginato gli ostacoli concreti.

Il pensiero puo modificare la realta esterna?

Non ci sono prove di effetti mentali diretti sulla realta fisica. Gli effetti documentati riguardano percezione, emozione e comportamento di chi immagina.

L’immaginazione ha effetti reali su prestazione motoria, emozioni e apprendimento, e la realta virtuale li ha resi utilizzabili in clinica, dove pero funziona attraverso l’esposizione, non attraverso il pensiero creativo. Il ponte con le dottrine sul potere della mente si interrompe qui: gli effetti riguardano chi immagina, non gli eventi. E visualizzare il successo riduce l’impegno, mentre considerare gli ostacoli lo aumenta.
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