Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Ci vorrebbe un web coach…

Qualcuno potrebbe parlare di voi, della vostra attività o della vostra azienda a vostra insaputa. Ma soprattutto: quale immagine di voi comunicate online? La reputazione digitale non è più un accessorio dell’identità professionale, ne è parte. E gestirla richiede prima una strategia, poi gli strumenti. L’identità non finisce dove finisce la vita offline La rete […]

Psicolab — Ci vorrebbe un web coach…
Qualcuno potrebbe parlare di voi, della vostra attività o della vostra azienda a vostra insaputa. Ma soprattutto: quale immagine di voi comunicate online? La reputazione digitale non è più un accessorio dell’identità professionale, ne è parte. E gestirla richiede prima una strategia, poi gli strumenti.

L’identità non finisce dove finisce la vita offline

La rete ci ha messo di fronte a una realtà nuova, che non riguarda mondi virtuali ma qualcosa di molto concreto: la necessità di una nuova capacità di gestione della propria identità.

La nostra immagine non è più determinata soltanto da ciò che facciamo nella vita quotidiana o da ciò che gli altri dicono di noi offline, ma anche da ciò che appare e si dice di noi online. E questa seconda componente pesa sempre di più.

Un esempio comune: capita a molti di cercare informazioni su una persona che si sta per incontrare per la prima volta, per lavoro o per altri motivi. Il punto è che non sempre ciò che emerge tra i primi risultati di un motore di ricerca restituisce il nostro lato migliore.

Può comparire in alto il commento di un conoscente su un social network, magari riferito a una foto scattata da qualcun altro e pubblicata senza che ce ne fossimo accorti. Non è una ragione per demonizzare i social (hanno avvicinato molte persone alle opportunità della rete) ma probabilmente non è quello che si vorrebbe far trovare a un potenziale cliente.

Non esserci non è una soluzione

C’è chi risponde restando fuori da ogni piattaforma. Cambia poco: chiunque può aprire un blog, un forum o un qualsiasi spazio online e parlare (bene o male) di noi e della nostra attività.

Da qualunque parte la si guardi, la conclusione è la stessa: se la propria immagine conta, occorre prendersene cura anche sul web. Non ci sono più alibi, perché gli strumenti sono disponibili, spesso gratuiti, e non richiedono competenze da ingegnere informatico.

Il punto è semmai che gli strumenti da soli non bastano. Serve sapere dove si vuole andare.

Perché delegare tutto non funziona

Capita spesso di vedere professionisti delegare completamente la gestione del proprio sito e della propria immagine online a terzi (agenzie o consulenti) e accorgersi solo dopo molto tempo che la direzione presa, o presa da altri per loro, non era quella giusta.

Di consulenze su come affrontare la rete ne esistono moltissime: corsi, lezioni, manuali che dichiarano di avere la chiave d’accesso a un mondo ancora poco conosciuto. Ma qualsiasi approccio ha poco senso se prima non si è fatto un lavoro strategico di individuazione dell’identità e dei valori che si vogliono comunicare, e ancor prima vivere.

Da qui l’idea di un accompagnamento diverso, più simile al coaching che alla consulenza tecnica: qualcuno che conduca verso l’autonomia invece di sostituirsi.

Le tre domande di partenza

Una regola fondamentale del coaching, valida anche in questo ambito, è che ogni intervento deve essere allineato alla persona o all’organizzazione e ai suoi valori. Come in un percorso di life o business coaching, il punto di partenza sono tre domande:

  • Cosa vuoi?
  • Come saprai di averlo ottenuto?
  • Cosa sei disposto a fare per ottenerlo?

Tradotte sul piano digitale diventano: quale immagine di te vorresti comunicare online? In che modo quell’immagine ti aiuterà a raggiungere i tuoi obiettivi personali e professionali? Quanto tempo e quali risorse sei disposto a investirci?

Sono domande apparentemente semplici, ma è raro che vengano poste prima di aprire un sito o un profilo. Ed è esattamente lì che nascono la maggior parte degli errori.

Le sette fasi di un piano di lavoro

Definita la direzione, il percorso può articolarsi in sette passaggi:

  • Individuare il bisogno di cambiamento o miglioramento;
  • Osservare e raccogliere i dati disponibili sulla situazione attuale;
  • Motivare, facendo sì che gli obiettivi individuati vengano sentiti come propri;
  • Pianificare il raggiungimento degli obiettivi, individuando strumenti e strategia online più adeguati;
  • Formare, allenandosi a impiegare le nuove capacità;
  • Monitorare, dando feedback oggettivi e implementando la strategia;
  • Sostenere nei momenti problematici o di stallo.

Si noterà che gli strumenti compaiono solo al quarto punto: prima vengono il bisogno, i dati e la motivazione.

Bottega artigiana, non catena di montaggio

L’immagine giusta per questo tipo di lavoro è quella della bottega artigiana, non della catena di montaggio. Ciascuno dovrebbe poter modellare (come in un lavoro di sartoria) strumenti, logiche e strategie in base alle proprie esigenze, alla propria attività, al tempo e alle risorse disponibili.

Il compito di chi accompagna non è solo fornire conoscenze e strumenti pratici per comprendere e gestire gli spazi sociali online, ma anche aiutare a decidere strategicamente la via da seguire sull’intero panorama del web (che non è fatto soltanto di social network) in base a ciò che si vuole diventare online e, naturalmente, offline.

Che competenze servono

Chi svolge questo ruolo dovrebbe conoscere bene la rete: le sue possibilità, le logiche che governano visibilità e riuscita di una strategia, oltre agli aspetti tecnici degli strumenti. Ma soprattutto dovrebbe essere in grado di tradurre questo bagaglio composito sulle esigenze specifiche della persona che ha davanti.

L’obiettivo finale è accompagnare verso consapevolezza e indipendenza: costruire un clima di fiducia, ascoltare in profondità, porre le domande giuste, fornire feedback efficaci e stabilire insieme obiettivi chiari.

È la differenza tra un fornitore e un accompagnatore. Il primo consegna un risultato; il secondo lascia una competenza.

Domande frequenti

Perché la reputazione online riguarda anche chi non usa i social?

Perché chiunque può aprire un blog, un forum o uno spazio web e parlare della nostra attività. La propria immagine digitale esiste indipendentemente dalla scelta di essere presenti: non esserci non significa non essere raccontati.

Qual è l’errore più comune nella gestione della presenza online?

Delegare completamente a terzi senza aver prima definito identità, valori e obiettivi. Ci si accorge spesso solo dopo molto tempo che la direzione presa non era quella giusta.

Da cosa si dovrebbe partire?

Dalle tre domande di base del coaching: cosa vuoi, come saprai di averlo ottenuto, cosa sei disposto a fare per ottenerlo. Tradotte sul piano digitale, riguardano l’immagine da comunicare, il suo legame con i propri obiettivi e le risorse da investire.

Cosa distingue un accompagnamento da una consulenza tecnica?

L’obiettivo: la consulenza consegna un risultato, l’accompagnamento porta la persona verso consapevolezza e autonomia, attraverso ascolto, domande, feedback e obiettivi condivisi.

La propria immagine non dipende più solo da ciò che si fa offline: pesa sempre di più ciò che appare online, e non esserci sulle piattaforme non protegge, perché chiunque può parlare di noi. Delegare tutto a terzi è l’errore più frequente: gli strumenti hanno senso solo dopo un lavoro strategico su identità e valori. Il punto di partenza sono tre domande (cosa vuoi, come saprai di averlo ottenuto, cosa sei disposto a fare) seguite da un piano in sette fasi in cui gli strumenti arrivano solo al quarto punto. Il modello di riferimento è la bottega artigiana, non la catena di montaggio: strategie modellate sulle esigenze reali, con l’obiettivo di lasciare consapevolezza e indipendenza, non dipendenza.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.