Ho avuto la fortuna di conoscere John Kirwan in occasione della presentazione del libro “Time Out Management” presso l’istituto di formazione CUOA di Altavilla Vicentina. Di lui racconterò in seguito, per ora mi limito ad esporre brevi concetti che ho subito come straordinariamente familiari.
Il libro in questione, scritto da Andrea di Lenna, formatore, consulente organizzativo e di team coaching, affronta il parallelismo tra il mondo dello sport e quello aziendale. Tutti conoscono il significato del “time out”, ossia una breve sospensione del tempo di gioco dovuto a un momento di particolare difficoltà durante una gara sportiva in cui l’allenatore da indicazioni concise ed efficaci alla squadra, oltre a far ritrovare la concentrazione perduta in un momento di particolare stress. Secondo Di Lenna, il time out è una responsabilità di chi gestisce, un breve break in cui conciliare performance, feedback e recupero psico-fisico; è quindi necessario essere chiari ed incisivi per massimizzare efficacia ed efficienza.
La passione per lo sport, anni di lavoro con i più importanti coach, esperienze d’aula e attività on field, e molto tempo passato con i giocatori, sono fattori che hanno portato Di Lenna ad analizzare il modo in cui motivare i giocatori affinché esprimano le proprie potenzialità massimizzando il rendimento all’interno di una squadra. Per esplicare meglio tale concetto, Di Lenna riporta nel suo testo, delle citazioni provenienti da alcuni dei più grandi atleti dei nostri tempi. Una delle frasi che ha colpito particolarmente la mia attenzione, forse per la mia trascorsa carriera da atleta, è stata quella di uno dei principali esponenti della nazionale di pallavolo italiana, Pasquale Gravina, che così saggiamente ha proferito: “Il vincitore coglie l’occasione propizia, il vincente la costruisce giorno per giorno”.
L’attenzione mia e di tutta la sala, è diventata curiosità quando Di Lenna ha presentato John Kirwan, ex allenatore della nazionale di rugby italiana, ex All Blacks e ora allenatore della nazionale di rugby giapponese.
Si è presentato così, muovendosi all’interno della sala raccontando della sua esperienza di team coaching presso un’importante azienda italiana, mentre un centinaio di manager, professionisti ed imprenditori ascoltavano attentamente, cercando di cogliere qualsiasi informazione utile da proiettare nella propria realtà aziendale: ”Ciò che deve fare un leader è saper motivare la sua squadra, portando un gruppo disomogeneo a lavorare in un’unica direzione, a perseguire il medesimo obiettivo, a condividere gli stessi valori aziendali”.
Per tenere fede a questa stessa logica ha spiegato attraverso brevi video, come è riuscito ad insegnare a i dipendenti di un’intera azienda a giocare a rugby, o per lo meno ad abbozzarne il gioco. E con i nostri stessi occhi, abbiamo appreso come persone di età, sesso, e ruoli diversi, hanno lavorato insieme per riuscire ad intraprendere un’attività sportiva che probabilmente nessuno di loro avrebbe mai pensato di riuscire a fare.
E con lo stesso principio, a quegli stessi imprenditori che ascoltavano il convegno divertiti, ha imposto di sdraiarsi in mezzo alla sala e di iniziare una serie di piegamenti sulle braccia, perché come dice Kirwan, “è così che lavora una squadra”…
Non credo sia solo per il contenuto, che questi concetti si sono incredibilmente impressi nella mia testa, ma soprattutto per l’energia con cui sono stati trasmessi.
Le flessioni a terra sono state solo le prime di una serie di piccole sfide che Kirwan ha lanciato ai seminaristi. Non ultima quella di far cimentare l’intero gruppo nell’Haka, la danza maori che gli All Blacks esibiscono al principio di ogni loro incontro. Tutti vi ci sono cimentati entusiasti, nessuno (non senza particolare stupore da parte mia) ha posto obiezione; ecco, io credo che tutto questo sia solamente un attitudine, l’attitudine ad essere un trascinatore, una predisposizione naturale alla leadership.
Mi sono domandata cosa c’entrassero le domande sul significato dell’amore, poi alla fine forse ho capito cosa cercava di comunicarci…i valori che si pongono alla base di un’azienda, di una squadra presi come caposaldo , devono rimanere ancorati nel tempo, devono essere trasmessi di anno in anno, da persona a persona, e non mutano con il cambio degli allenatori o dei dirigenti. Sono insiti e in quanto tali sono bandiere che ogni membro, nuovo o vecchio deve fare proprie e comunicare di volta in volta a tutti coloro che entrano a far parte di un gruppo.
Credo che ci siano persone nate per motivare, uomini che vivono di passione, dal cui sguardo trapela grinta e determinazione, persone la cui voglia di aggredire la vita si traduce in entusiasmo per quei princìpi che sono intrinsechi e che divengono bandiere della propria esistenza. Poi ci sono persone che oltre a vivere per una passione, sono in grado di trasmetterla, ma soprattutto di farla percepire con sbalorditiva naturalezza, di coinvolgere…credo che sia anche questo che contraddistingue un leader. Ecco, John Kirwan fa parte di questa categoria.