In salute è ritenuto l’individuo in pieno stato di funzionalità biologica, psicologica e sociale. Generalmente si crede che una persona, a prescindere dal fatto che sia un bambino o un adulto, stia bene in assenza di una disfunzione fisica o psichica. In realtà i paradigmi della salute ossia il modo di intendere la salute è venuto col tempo a cambiare in modo considerevole. Dall´assenza della disabilità fisico-funzionale a quella psichica del modello biomedico, all’assenza delle disfunzioni comportamentali e delle relazioni sociali del modello biopsicosociale alle life skills proposte dall´Organizzazione mondiale della sanità (OMS), colui che oltre uno stato di salute generale vive un pieno stato di salute oggi è colui che è nelle condizioni di potersi affermare nel proprio ambiente di vita, realizzarsi e raggiungere la possibilità di esercitare ed esprimere proprie massime potenzialità.
Oltre lo star bene fisico, l’assenza quindi di un disturbo fisico e lo star bene psichico, sta bene l’individuo giovane e adulto che ha il potere di realizzare se stesso nel proprio ambiente di vita. Avere un opinione, essere in grado di decidere, essere in grado di scegliere e risolvere problemi, saper comunicare e interagire con gli altri, essere parte del proprio sistema culturale e sociale, essere indipendente e nelle condizioni di poter vivere pienamente emozioni di riuscita, sentimenti e passioni. Tutto questo e molto altro è oggi inteso come lo star bene, ossia il benessere dell’individuo.
Alle competenze indispensabili per una vita orientata al benessere si aggiunge la competenza di gestione delle problematiche (problem solving) della vita quotidiana e la gestione dello stress.
La vita frenetica, le esigenze di una società interconnessa, della comunicazione e della velocità delle informazioni richiedono più o meno consapevolmente all´individuo di rispondere costantemente con lo sviluppo di nuove necessità e obiettivi da raggiungere per vivere al meglio.
Paradossalmente il benessere come modello per una nuova concezione della salute individuale, il quale vuole raggiungere la massima espressione sociale del diritto a una vita piena degli individui si scontra con una società che costruisce nuovi modelli, molto più pratici e radicati al consumismo, i quali espongono gli stessi a forti limitazioni e stress.
Il lavoro è priorità sulla famiglia, la comunicazione è virtuale prima che diretta, la famiglia è ristretta entro i limiti delle esigenze economiche e lavorative. L´adolescenza cambia il proprio modo di comunicare, il proprio linguaggio e le proprie aspirazioni e ambizioni di vita.
Nel mezzo di questi forti cambiamenti resta salda e va a crescere l’esigenza di una gestione autonoma della complessità, a prescindere dall´età individuale. La scuola si trasforma quanto la famiglia e il mondo del lavoro per rispondere a esigenze economiche e socioculturali. A prescindere dalla propria condizione di salute, per esempio nei casi di disabilità o limitazioni psicofisiche cosi come la gestione e l’affermazione delle proprie vere potenzialità. Non è necessariamente imitando un professionista del web che un ragazzo affermerà le proprie potenzialità.
Oggi quanto mai nella storia si ha l’esigenza di acquisire, stimolare, promuovere e mettere in campo elevate competenze personali.
Il bambino è certamente l’individuo con maggiore necessità di acquisizione di strumenti per la gestione e l’espressione di potenzialità, tuttavia è crescente la necessità di una formazione continua e di una acquisizione di autonomia funzionale soggettiva anche in età adulta. Parliamo di quelle abilità in divenire, quella capacità che se correttamente stimolate e disciplinate cosi come autonomamente autogestite con consapevolezza possono diventare risorse sia per l’individuo che le possiede quanto per il contesto che ne potrebbe beneficiare.
Nell’ambito delle capacità cognitive, emotive e Socio-Relazionali, in quello dello sviluppo psicofisico e dell’affermazione personale cosi come nella scoperta e la valorizzazione dei propri talenti, ossia le proprie inclinazioni a fare e a essere o ancora sul piano delle capacità di autogestione del proprio equilibrio psico fisico e della salute.
Le competenze cognitive e di pensiero iniziano a entrare nel mondo nella pedagogia della prima infanzia. Il professore Howard Gardner, docente di psicologia presso Harvard propone una seria delle intelligenze multiple. Siamo oggi nella possibilità di interpretare l’intelligenza come un fatto estremamente individuale. Non esisterebbe cosi più un individuo intelligente o meno, come precedentemente teorizzato dalle teorie uni fattoriali dell’intelligenza, secondo le quali l’intelligenza sarebbe un fenomeno unico e direttamente correlato alle capacità logico deduttive, mnemoniche o generalmente legate alle capacità di prestazione nell’esecuzione del compito come del calcolo o delle abilità d’apprendimento della lingua. L’intelligenza è anche un fatto fisico, di capacità di movimento e di abilità socio relazionali, di empatia cosi come di comprensione dei fenomeni naturali.
Un training della cognizione necessita di entrare nel mondo del gioco del bambino, essere osservato e proposto in modo consapevole durante le attività del bambino nella scuola. I disturbi specifici dell’apprendimento possono in alcuni casi essere individuati da segni precoci a esordio in età prescolare. È inoltre possibile intervenire nel potenziare abilità d’apprendimento che servono da strumenti di compensazione del probabile futuro disturbo dell’apprendimento. In età adulta il training della cognizione risulta essere un esercizio protettivo delle facoltà di pensiero e della capacità mnestiche oltre che per la fluidità di ragionamento. Risulta fondamentale promuovere abilità metacognitive tanto nei bambini quanto negli adulti, in quanto la capacità di riflettere sul proprio apprendimento e l’apprendimento delle strategie non è altro che “apprendere ad apprendere”, ossia l’acquisizione di uno strumento ripetibile e inestimabile. Sono competenze queste che durano tutto l´arco dello sviluppo della persona.
L’intelligenza emotiva e sociale è l’insieme delle competenze di comprensione gestione e autoregolazione delle emozioni che assieme alla capacità di entrare in relazione con gli altri e il sistema sociale rende gli individui capaci di rapportarti in modo sano ed equilibrato con se stessi e con gli altri. Le potenzialità emotive nascono col nascere dell’individuo e si rafforzano attraverso i rapporti coi genitori, con la famiglia, con i pari e con il sistema sociale prossimale. Le emozioni proprie si imparano, si impara a riconoscerle in se stessi e sugli altri attraverso il confronto e il vissuto.
La pro socialità, i comportamenti protettivi verso se stessi e verso gli altri sono una base fondamentale del complessivo sviluppo individuale e sociale umano. La psicologia lavora molto sulla gestione delle emozioni, sulla regolazione emotiva tanto quanto sulla prevenzione dei disturbi sociali e della condotta sociale.
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