Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Mobbing/Bossing c’è una reale differenza?

Difficile tradurre in poche righe tutto ciò che oggi si definisce mobbing, ma l’argomento va affrontato. Accanto al mobbing si parla spesso di “bossing”: due parole per descrivere la persecuzione sul luogo di lavoro. Ma esiste una reale differenza tra le due? E, soprattutto, da dove nasce davvero il fenomeno? Che cos’è il mobbing Il […]

Psicolab — Mobbing/Bossing c’è una reale differenza?
Difficile tradurre in poche righe tutto ciò che oggi si definisce mobbing, ma l’argomento va affrontato. Accanto al mobbing si parla spesso di “bossing”: due parole per descrivere la persecuzione sul luogo di lavoro. Ma esiste una reale differenza tra le due? E, soprattutto, da dove nasce davvero il fenomeno?

Che cos’è il mobbing

Il termine mobbing fu coniato dallo psicologo svedese Heinz Leymann, che già dal 1986 affrontò queste problematiche. Mobbing, dall’inglese “to mob”, significa assalire tumultuosamente, e inizialmente tendeva a identificare un comportamento trasversale o verticale di aggressione psico-fisico-verbale nei confronti di un lavoratore dipendente, con evidente carattere persecutorio. A quasi vent’anni di distanza il fenomeno è molto meglio conosciuto: circolari INAIL e sentenze di giudizio, anche in Cassazione, hanno sancito e individuato numerose casistiche.

Mobbing e bossing: due tipologie

La prima e forse più diffusa forma è quella del mobbing propriamente detto, in cui la persecuzione viene prodotta e perseguita in maniera trasversale dagli stessi colleghi. La seconda è quella meglio definita come “bossing”: con questo termine si intende un accanimento persecutorio nei confronti di uno o più lavoratori, per le cause più diverse, da parte di un superiore, sia esso diretto o meno.

Esiste una reale differenza?

Ma esiste davvero una differenza sostanziale tra le due tipologie? A mio avviso no. Le cause che determinano la prima sono, quasi esclusivamente, da attribuire alla seconda: sono cioè i comportamenti dell’azienda nei confronti della vittima a generare i comportamenti dei colleghi.

Le situazioni in cui più facilmente, e più ferocemente, si scatena il mobbing trasversale nascono di norma da un atteggiamento aziendale, di disattenzione se non di avversione dichiarata, verso il soggetto. Chi viene demansionato, deresponsabilizzato e lasciato inattivo, anche se riesce a superare lo stress, finisce per essere messo in cattiva luce presso i colleghi, che non riescono a intravedere altro che un lavoratore che non produce. Uno che si prende lo stipendio a fine mese senza meritarlo o, peggio ancora in alcune realtà organizzate per budget, un costo per l’unità produttiva che mette a rischio un possibile premio di produttività. Così l’individuo viene osteggiato e, a lungo andare, perseguitato dai colleghi che non vedono più l’uomo, bensì il costo.

Le cause aziendali del fenomeno

Le cause di questi atteggiamenti aziendali sono molteplici. Nati inizialmente nei casi di fusione o acquisizione di azienda, la cui ristrutturazione creava necessità di tagli al personale o di riqualificazione, hanno colpito il personale più anziano, che meno si adattava al cambiamento, e i cosiddetti “ribelli”, cioè quei lavoratori non disponibili ad accettare passivamente le nuove direttive senza comprenderle. Spesso, paradossalmente, erano proprio quelli che mostravano maggiore dedizione alla propria attività, e per questo più esposti.

In seguito, con i cambiamenti nell’organizzazione del lavoro imposti dalla new economy, fatti di pianificazione a breve o medio termine e continue riorganizzazioni, la fascia di lavoratori oggetto di mobbing si è allargata, investendo anche persone con disabilità, sindacalisti e altre figure, in pressoché tutte le aziende e persino nella pubblica amministrazione o nella scuola.

Un problema a lungo sottovalutato

Sono passati vent’anni dall’identificazione del mobbing e, nonostante i notevoli passi avanti, la strada è ancora lunga: spesso si tende tuttora a sottovalutare il problema a tutti i livelli. Persino i sindacalisti lo hanno a lungo minimizzato, etichettandolo come situazione di disagio personale o di “incompatibilità di carattere” tra colleghi. Solo negli ultimi anni si è passati dalla presa di coscienza a una fase densa di interventi, con la crescita di convegni e seminari formativi e la nascita di strutture antimobbing che si avvalgono dell’ausilio di psicologi e medici del lavoro.

Va citata l’esperienza del numero verde antimobbing della Fisac CGIL Campania che, prima in Italia, ha affrontato in maniera scientifica il problema, costituendo una struttura in grado di monitorare il fenomeno e di studiarne le problematiche, fornendo al tempo stesso assistenza sanitaria e legale ai soggetti interessati. E anche quella della Fisac di Roma, che ha coinvolto vittime del mobbing nella realizzazione del film “Mobbing, mi piace lavorare”, diretto da Francesca Comencini con Nicoletta Braschi come unica interprete professionista: un altro mezzo utile per diffondere la conoscenza del problema.

Le conseguenze sulla salute

Il fenomeno è ormai da considerarsi sociale: in Europa una percentuale tra il 10% e il 15% dei lavoratori dichiara di vivere con disagio l’esperienza lavorativa. È ormai dimostrato che il disagio reiterato nel tempo può condurre la vittima di mobbing a sviluppare un disturbo post-traumatico da stress. Si tratta di una patologia che, nei vari stadi, si manifesta con una molteplicità di effetti: disturbi del sonno, aggressività, psoriasi, disturbi della sessualità, ipocondria, asocialità, depressione e, in qualche caso, tendenze suicide.

Prevenzione e ruolo del medico di base

Un intervento realmente efficace è la diffusione della conoscenza. Solo una maggiore consapevolezza da parte di tutti, per primi i lavoratori stessi, può fare in modo che le condizioni in cui il fenomeno nasce e si sviluppa vengano ridimensionate, se non risolte. La molteplicità dei sintomi rende però la diagnosi difficile per il medico di base, che dovrebbe essere il secondo destinatario prioritario dell’informazione sull’argomento: spesso è proprio lui a ricevere le prime confidenze della vittima, ed è lui che, precocemente, può indirizzarla verso una struttura sanitaria adeguata. Come sempre, la prevenzione è il miglior sistema di cura, e sono ormai numerose le ASL che hanno costituito un proprio centro antimobbing.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra mobbing e bossing?

Nel mobbing la persecuzione è trasversale e proviene dai colleghi; nel bossing viene da un superiore. Secondo l’analisi proposta, però, non c’è una differenza sostanziale: sono spesso i comportamenti aziendali a innescare anche il mobbing tra colleghi.

Chi ha coniato il termine mobbing?

Lo psicologo svedese Heinz Leymann, a partire dal 1986. Il termine deriva dall’inglese “to mob”, assalire tumultuosamente, e indica un’aggressione psico-fisico-verbale a carattere persecutorio verso un lavoratore.

Quali conseguenze ha il mobbing sulla salute?

Il disagio reiterato può portare a un disturbo post-traumatico da stress, con sintomi come disturbi del sonno, aggressività, psoriasi, disturbi della sessualità, ipocondria, asocialità, depressione e, in alcuni casi, tendenze suicide.

Come si può prevenire il mobbing?

Soprattutto con la diffusione della conoscenza e la consapevolezza dei lavoratori. Un ruolo chiave spetta al medico di base, spesso il primo a raccogliere le confidenze della vittima, e alle strutture antimobbing come i centri istituiti da molte ASL.

Mobbing e bossing non sono due fenomeni distinti, ma due facce dello stesso problema: la persecuzione tra colleghi nasce quasi sempre da atteggiamenti aziendali che trasformano la persona in un “costo”. Diffuso e sottovalutato, il mobbing può sfociare in un disturbo post-traumatico da stress. La vera arma resta la prevenzione, fatta di conoscenza, consapevolezza e strutture di supporto.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *