I confini e i cambiamenti dell’adolescenza
L’adolescenza si estende grosso modo tra i 12 e i 18 anni, quando la crescita fisica è quasi completa. In questo periodo i giovani sviluppano la maturità sessuale e stabiliscono un’identità individuale indipendente. Gli indici biologici dello sviluppo puberale, i cui primi mutamenti insorgono tra gli otto e i quattordici anni, determinano il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, mentre l’ingresso nell’età adulta è fissato da criteri di ordine sociale, riconducibili all’adozione di un atteggiamento autonomo e responsabile verso la società. È evidente la variabilità storica e culturale dell’età in cui questa istanza viene posta all’individuo.
Lo sviluppo sessuale è evidenziato dalla pubertà, periodo di maturazione che trasforma un bambino in un adolescente biologicamente maturo e capace di riprodursi, e che ha luogo in circa tre o quattro anni. Inizia con uno scatto di crescita fisica molto rapido, accompagnato dal graduale sviluppo degli organi riproduttivi e dei caratteri sessuali secondari; il menarca, il primo ciclo mestruale, avviene relativamente tardi, circa diciotto mesi dopo che lo scatto di crescita della ragazza ha raggiunto il picco di velocità.
La saggezza popolare ritiene l’adolescenza un periodo di inquietudine, agitazione interiore e ribellione. La ricerca moderna, però, tende a non sostenere questa visione pessimistica: molti adolescenti sperimentano comportamenti preoccupanti, ma la sperimentazione porta a problemi duraturi solo in un limitato sottogruppo. Alcuni picchi problematici possono essere direttamente legati ai cambiamenti ormonali, ma la maggior parte è correlata alle conseguenze personali e sociali dei cambiamenti fisici e, soprattutto, al momento in cui avvengono: maturare precocemente o tardivamente incide sulla soddisfazione riguardo al proprio aspetto e all’immagine corporea. I genitori riportano spesso conflitti e tensioni, e la ricerca lo conferma: le discussioni aumentano e il senso di unione familiare si riduce, ma nella maggior parte delle famiglie l’aumento dei conflitti della prima adolescenza è seguito dallo stabilirsi di una relazione meno volubile e più paritaria.
Le teorie dello sviluppo adolescenziale
Diverse teorie approfondiscono unilateralmente alcuni aspetti dell’adolescenza, tralasciandone altri, ma rappresentano punti di vista complementari, tasselli di un puzzle che evidenzia i processi con cui l’adolescente modifica l’immagine di sé e si rapporta a quella che gli altri hanno di lui. Hall sottolinea l’universalità e la costanza delle caratteristiche dell’adolescenza, ritenute determinate biologicamente e impermeabili alle influenze culturali. La prospettiva antropologica dimostra invece come i conflitti interiori e intergenerazionali, e l’intensità con cui sono vissuti, siano prodotti della cultura di appartenenza. Le teorie psicoanalitiche hanno spostato il focus sui cambiamenti interiori, sui rapporti tra sviluppo adolescenziale e infantile e sulle dinamiche con cui l’adolescente si relaziona in modo autonomo con l’ambiente sociale.
Erikson individua nell’acquisizione di un’identità autonoma il compito evolutivo principale dell’adolescenza: la ricerca dell’identità è un bisogno umano fondamentale, che si manifesta per la prima volta in questa fase. L’adolescente lotta per affermarsi come individuo unico, cercando al contempo di mantenere un legame con elementi significativi del passato e di accettare i valori di un gruppo. I cambiamenti, che avvengono su più livelli e spesso in modo disarmonico, lo costringono a ridefinire l’immagine di sé rispetto a se stesso e agli altri. Attraverso la sperimentazione di ruoli diversi in contesti diversi, l’adolescente recita una pluralità di copioni sociali, mentre aumentano le occasioni di identificazione con adulti e coetanei. Sperimentazione e identificazione gli permettono di definirsi separato dagli altri e di prendere coscienza di limiti e risorse. L’acquisizione dell’identità, però, non si risolve nella scelta di un ruolo, ma richiede una sintesi originale tra le diverse parti di sé riconosciute nell’Altro: implica la rinuncia ad alcuni “Sé possibili”, l’elaborazione della perdita e l’assunzione delle proprie idee, azioni e valori.
I quattro stati dell’identità di Marcia
Gli studi di Marcia hanno contribuito a rendere operativo il costrutto d’identità. Attraverso interviste, egli individuò quattro stati, cui corrispondono quattro modi di rapportarsi agli eventi:
- Identità acquisita: l’adolescente compie una scelta identitaria dopo aver sondato, con la sperimentazione, varie alternative possibili;
- Sperimentazione (moratorium): c’è tensione alla scelta e continua riflessione sulle alternative, ma l’adolescente non ha ancora deciso;
- Blocco dell’identità: l’adolescente aderisce acriticamente, senza sperimentare alternative, ai primi modelli identificatori, in genere quelli genitoriali;
- Diffusione dell’identità: propria di chi attua numerose sperimentazioni superficiali, senza riflessione e senza un impegno futuro.
Pensiero, apprendimento sociale e famiglia
Il cognitivismo si è occupato delle trasformazioni del pensiero: l’adolescente acquisisce la capacità di ragionare per astrazione, non più vincolato all’esperienza reale, formulando ipotesi teoriche. Entra in quello che Piaget definì stadio del pensiero operativo formale, o ipotetico-deduttivo, e diventa capace di costruire teorie su letteratura, filosofia, moralità, amore e mondo, e di proiettarsi nel futuro con aspettative, paure e desideri. Sviluppi successivi hanno ipotizzato un aumento sia quantitativo (elabora più informazioni) sia qualitativo (coordina meglio le capacità mentali e usa strategie cognitive più sofisticate).
Le teorie dell’apprendimento sociale hanno indagato come lo sviluppo sia condizionato dal contesto: società, famiglia, gruppi di coetanei e scuola hanno un’influenza importante. La società può facilitare il compito dell’adolescente se i suoi valori sono costanti e ampiamente accettati e se il cambiamento sociale è lento. L’adolescenza non è solo fase individuale, ma anche familiare: al suo interno emerge il conflitto tra bisogno di autonomia e bisogno di protezione, cui la famiglia è chiamata a rispondere rinegoziando le distanze interpersonali verso relazioni più simmetriche. Essa deve saper gestire i conflitti intergenerazionali, permettendo l’emergere dei bisogni di autonomia e differenziazione e, al tempo stesso, accogliendo quelli di dipendenza, protezione e appartenenza.
La crisi delle certezze e i meccanismi di difesa
Durante l’adolescenza entra in crisi la precedente certezza sull’univocità della realtà, sulla semplicità della vita interiore e sull’onnipotenza degli adulti. Fondamentale per l’esito del processo è il vissuto soggettivo sui cambiamenti morfologico-funzionali: alle modificazioni del corpo deve corrispondere una modificazione della rappresentazione mentale di sé. Per molti questo è problematico, perché la nuova forma del corpo non coincide con quella attesa o promossa dagli ideali culturali; ne conseguono preoccupazione e insoddisfazione che possono portare a problemi medici e depressione e, soprattutto per le ragazze, ad ansia legata al desiderio di dimagrire e, quindi, all’anoressia.
L’adolescente si trova in una situazione di marginalità sociale, proiettato nel mondo adulto pur senza averne la maturità emotiva e l’esperienza. In questa incertezza si indebolisce il senso di identità personale, sessuale e sociale, e nasce una conflittualità volta a rigettare i modelli genitoriali per riaffermarsi con una propria identità. Per arginare l’incertezza, l’adolescente può adottare alcuni meccanismi di difesa:
- Narcisismo: tentativo di valorizzare il proprio Io, aumentando l’autostima;
- Ascetismo: adozione di condotte intransigenti che bloccano la soddisfazione dei desideri;
- Intellettualizzazione: trasferendo il conflitto dal piano delle emozioni a quello del pensiero, si allontana cognitivamente dai valori familiari, mentre a livello inconscio permane il legame di attaccamento;
- Scissione: separando gli oggetti buoni da quelli cattivi, riemergono il controllo onnipotente e l’identificazione proiettiva, che vede i genitori come contenitore della propria aggressività, evitando così l’ansia.
Il gruppo dei coetanei e lo sviluppo morale
Il gruppo dei coetanei, spazio in cui scissione e identificazione si esprimono contemporaneamente, acquista un’importanza cruciale. Inizialmente esprime un’uniformità di genere, per riaffermare l’identità sessuale e superare l’ansia relativa, attraverso una netta distinzione tra i sessi; l’uscita dal gruppo omogeneo avviene poi per realizzare l’incontro con l’altro sesso. La teoria della sessualità di Freud spiega come i comportamenti assumano forme diverse in base all’integrazione tra passato e presente, quando la maturazione fisiologica genera una riedizione delle fasi precedenti. Il modello focale di Coleman afferma che l’adolescente affronta in momenti diversi problematiche differenti, come l’accettazione del proprio sé corporeo, la separazione dalla famiglia e l’accettazione da parte del gruppo: la formazione dell’identità è un percorso prolungato, che attraverso vari conflitti accresce l’autostima e la percezione di autoefficacia.
Kohlberg si occupò del giudizio morale, che in adolescenza subisce i cambiamenti più rapidi, in ragione dello sviluppo biosociale, sociale e cognitivo. Gli adolescenti ampliano la loro visione morale, considerando, oltre agli interessi personali, valori sociali, culturali e universali. Kohlberg individuò tre livelli:
- Pre-convenzionale: l’attenzione è posta sull’evitare punizioni e ricevere ricompense;
- Convenzionale: l’attenzione è posta sulle regole sociali;
- Post-convenzionale: l’attenzione si focalizza sui principi morali.
All’aumentare della consapevolezza del mondo sociale e della capacità di analizzarlo corrisponde un intensificarsi dei dilemmi morali, che richiedono la sintesi tra interessi personali, codici del gruppo, istanze della famiglia e degli insegnanti e principi culturali e religiosi.
I diversi esiti dell’adolescenza
Come esito di tutti questi processi si possono avere diversi tipi di adolescenza:
- adeguata: si realizza attraverso un processo di identificazione introiettiva;
- ritardata: la persona rimane ancorata agli insegnamenti dei genitori;
- prolungata: la persona resta nella fase adolescenziale, rimandando le scelte che la condurrebbero all’età adulta, per paura di deludere le alte aspettative genitoriali;
- sacrificata: la persona non ha il tempo di operare le necessarie modificazioni della personalità, restando immatura;
- dissociale: dopo un forte crollo dell’idealizzazione dei genitori, in famiglie con rigidi modelli educativi, l’adolescente si attacca alle difese maniacali, idealizzando se stesso;
- tossicodipendente: utilizza la droga come forma di allontanamento e di protesta verso il mondo adulto.
Domande frequenti
L’adolescenza è davvero un periodo di “tempesta e stress”?
Solo in parte. La saggezza popolare la descrive così, ma la ricerca moderna mostra che la maggior parte degli adolescenti attraversa questa fase senza problemi duraturi. I comportamenti preoccupanti sono spesso sperimentazioni transitorie, non segni di disagio permanente.
Qual è il compito evolutivo principale dell’adolescenza?
Secondo Erikson, l’acquisizione di un’identità autonoma. L’adolescente lotta per affermarsi come individuo unico, attraverso sperimentazione e identificazione, arrivando a una sintesi originale delle diverse parti di sé, che implica rinunce ed elaborazione della perdita.
Che ruolo hanno la famiglia e il gruppo dei coetanei?
La famiglia deve gestire il conflitto tra autonomia e protezione, rinegoziando le distanze verso relazioni più paritarie. Il gruppo dei coetanei è cruciale: aiuta a riaffermare l’identità sessuale e sociale e a sperimentare l’incontro con l’altro.
Perché i cambiamenti del corpo possono generare disagio?
Perché alla trasformazione fisica deve corrispondere una nuova rappresentazione mentale di sé. Quando il corpo non coincide con l’immagine attesa o promossa dagli ideali culturali, possono nascere insoddisfazione, depressione e, soprattutto nelle ragazze, ansia legata al desiderio di dimagrire.
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