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L’esercito degli Stagisti: tanto lavoro, zero soldi

Breve Estratto

Ogni anno il numero dei giovani laureati che si affacciano sul mercato del lavoro cresce e l´elemento discriminante per essere selezionati dalle aziende, a parità di titolo di studio e voto di laurea, è la capacità di inserirsi operativamente nel contesto lavorativo nel più breve tempo possibile.
L’elemento determinante è quello di aver già avuto esperienze – anche brevi ma significative – sul campo: lo stage è diventato la via più efficace per entrare in azienda.
La conferma arriva dall´ultima indagine sui neolaureati effettuata da Gidp, Associazione direttori risorse umane, assieme al sito di recruitment Monster.it su un campione di 106 medie e grandi aziende, e su 1010 giovani neolaureati.
Dalla ricerca è emerso che su 100 proposte di lavoro 29 sono offerte di stage e tirocini, mentre le offerte a tempo determinato sono il 19%. I contratti a tempo indeterminato vengono proposti solo al 15% dei ragazzi (-5% sul 2004) mentre sono in crescita i contratti a progetto (+12%). «In Italia si fa un uso distorto dello stage – denuncia Gianpaolo Vigolo, responsabile della formazione della Cgil – Lo stage viene spesso usato al posto dei contratti a termine per rimpiazzare personale in ferie», spiega.
Lo stage è un tirocinio formativo (regolato dalla legge 196/97 Legge Treu), una forma di collaborazione fra il giovane e l’azienda e rappresenta, per chi è al termine degli studi, la possibilità di effettuare un periodo di lavoro valido a tutti gli effetti come solida esperienza, successivamente spendibile.
Oltre ad essere un momento di contatto nel quale ci si mette in gioco e si cerca di imparare il più possibile, lo stage diventa per il giovane un’opportunità per fare marketing di sé stessi nella quale ci si propone, ci si mette in vetrina e si mostrano le caratteristiche migliori.
Lo stage dovrebbe inoltre favorire la conoscenza “intima” dell’azienda, come la comprensione della filosofia e del modus operandi dell’azienda, la gestione dei rapporti interni e esterni all’azienda ecc. in quanto il lavoro svolto a diretto contatto con il tutor aziendale (o con il personale aziendale), non è apprendibile attraverso lo studio teorico.
Vivere l’azienda per entrare in azienda. Questo è il grande valore aggiunto che deriva dall’effettuare un’esperienza di stage.
D’altro canto l’azienda, anche se ha dei costi iniziali [1], in quanto deve affiancare il giovane per consentirgli di assimilare le tecniche operative, potrà, spesso a costo zero, contare su personale aggiuntivo in azienda.
Anche se oggigiorno è molto difficile rispondere agli annunci di offerta di lavoro a causa dei requisiti richiesti dalle aziende: “ Giovane, neolaureato, conoscenza di una meglio due lingue straniere , con precedente esperienza lavorativa meglio se internazionale”[2]. Viene da chiedersi come uno studente possa disporre di questi requisiti: ecco che lo stage diventa una effettiva possibilità.
La legge prevede un iter prestabilito per accogliere gli stagisti in azienda: innanzi tutto, ci deve essere un ente promotore dello stage (università, centro per l’impiego, provveditorato..) che aiuti il diplomato o il laureato a trovare lo stage più adatto alle sue caratteristiche, anche se,spesso, è il futuro stagista a dover cercare l´azienda in cui fare lo stage, e a metterla successivamente in contatto con la scuola o l´università.
Lo stagista, dovrebbe essere affiancato da due tutor, uno dell’ente promotore, preposto al controllo della validità dell’intervento formativo, l’altro in azienda, che lo affiancherà insegnandogli le modalità operative, per renderlo autonomo e raggiungere così gli obiettivi del progetto. Talvolta però, i tutor sono solo delle figure fittizie, poiché in realtà i controlli non vengono quasi mai effettuati e all’interno dell’azienda vengono richieste le attività più disparate, senza eseguire un preciso disegno (ad es. fotocopie ecc).
Lo stage può durare al massimo 12 mesi; gli stagisti possono essere inseriti con una percentuale che si aggira intorno al 10%, rispetto ai dipendenti a tempo indeterminato. Lo stage è comunque considerato, nella nostra società, come un metodo che aiuta i giovani ad entrare nel mondo del lavoro e spesso, anche grazie all’esperienza maturata, a trovarne uno; talvolta anche nella stessa azienda. Nel 45% dei casi, gli stage terminano infatti con un contratto di lavoro (che può essere a progetto, a tempo determinato, interinale).
Il problema è che si può incorrere in uno stage “patologico“, ovvero, soprattutto in questa delicata fase economica italiana all’insegna della flessibilità totale, non è raro veder “ rimbalzare ” un giovane da uno stage ad un altro, anche nella stessa azienda.[3]
“Lo stagismo è una malattia che colpisce tutti i giovani lavoratori, qualunque sia il campo di interesse”.[4]
L’ “esercito degli stagisti” è in continua crescita, sia in Italia che all´estero, tanto che in Francia, i giovani stagisti si sono coordinati su tutto il territorio, grazie a un blog, Generation precaire, e sono arrivati a minacciare lo sciopero. Con un inedito striscione: «Stagisti in sciopero», sono stati circa un milione a scendere in piazza a Parigi e dintorni.
In Italia invece, i ragazzi hanno dato vita su Internet al Giubileo degli stagisti: un sito che si pone l´obiettivo di calcolare le energie spese, dagli stagisti, nelle ore non retribuite; visto che i soldi restano un miraggio, hanno inventato un gioco che permette di sapere a quante barrette di cioccolato si ha diritto, a fronte del proprio lavoro. Basta compilare un modulo online con il numero delle ore mensili, specificare il tipo di attività, e il conto è presto fatto.
A fronte di questi aspetti negativi, è importante considerare la pars construens
di questa esperienza.
La formazione a cui i giovani sono sottoposti, attraverso lo stage, riguarda le modalità operative; non vengono sviluppati però, dei processi volti al miglioramento degli skills verticali: problem solving, comunicazione interpersonale e team building. Anche qui si può notare la mancanza di interazione fra le aziende e i giovani, poiché se si analizzassero i bisogni dei neo laureati, si scoprirebbe che gli aspetti da formare sono quelli relativi al potenziamento e allo sviluppo di questi skills. Poiché la legge non prevede l’obbligo per le aziende di erogare un “rimborso spese”, 4 aziende su 10 non danno alcun compenso agli stagisti.
Dove invece viene erogato, si aggira su una cifra media di 500 euro mensili, che può comunque variare da un minimo di 150 a un massimo di 800 euro.
I fattori motivanti, che spingono i giovani ad intraprendere la pratica dello stage, sono le prospettive di carriera e il contenuto del lavoro. Spesso però, all’interno della realtà aziendale non si seguono dei precisi programmi formativi e soprattutto, non vengono effettuati dei controlli sulla validità di tali interventi. Quando dopo un certo periodo di permanenza in azienda, non ci sono possibilità di crescita, spesso i neolaureati se ne vanno in altre aziende o decidono, sempre più frequentemente, di fare esperienze all’estero.
L’influenza delle problematiche riguardanti le risorse umane è divenuta, nel tempo, sempre più rilevante. Ad oggi, sono veramente poche le aziende che non hanno tra gli obiettivi strategici quello di soddisfare la propria clientela interna.
Chi non fa quest’analisi è condannato all’emarginazione dal mercato. Oggi, sebbene questa pratica abbia preso campo e se ne sia compresa l’importanza, ci sono ancora delle aziende che ritengono che, attivando una sola volta un processo formativo, si sia in grado di soddisfare tutte le esigenze e di colmare le lacune, riscontrate al proprio interno.
E’ inoltre importante capire che, la formazione non è il corso di formazione . Il corso è solo lo strumento attraverso il quale si mettono in pratica gli obiettivi della formazione stessa. Un corso di n giorni, (spesso non sufficienti per il raggiungimento degli obiettivi), non risolverà tutti i bisogni, anzi potrà risultare una perdita di tempo, anche per chi è chiamato a frequentarlo.
Solo un processo strutturato di interventi, dei quali si è ben comunicata la finalità, porterà al conseguimento di vantaggi sia per l’azienda che per lo stagista.

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