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La speranza è quella cosa con le piume che
Perfora l’anima,
E canta una musica senza parole
E non si ferma mai.
Emily Dickinson
Da sempre gli atteggiamenti nei confronti della speranza hanno dato luogo ad espressioni contraddittorie: da un lato ne abbiamo una gran considerazione, dall’altro una certa condiscendenza.
Secondo Esiodo la speranza fece da contrappeso alla lunga serie di vizi e dispetti che Zeus fece introdurre da tutti gli dei nel vaso di Pandora; un dono, una virtù in un vaso colmo di vizi e disgrazie, un dono elargito all’umanità per migliorarla, elevandola dal peso della miseria delle sue disgrazie e di suoi limiti? Una sorta di riscatto di fronte alla disperazione, o forse il peggiore dei doni perché ci tenta con false possibilità?
Il modo in cui è stato interpretato è ambiguo e ambivalente: da un lato appare come un dono mentre dall’altro pare una punizione che l’umanità deve patire a causa della curiosità di una donna.
In questo modo la storia rimanda ad Eva la prima donna, sulla quale la Chiesa ha costruito le basi della misoginia che affligge la nostra cultura.
Dovremmo però riflettere su un aspetto d’estrema importanza riguardo alle divinità greche e al concetto di peccato. La fondamentale differenza fra le divinità greche e gli esseri umani era che gli esseri umani avevano a che fare con i limiti dei loro corpi, dovevano costantemente guardarsi da eccessi e squilibri; gli dei greci al pari degli uomini non erano figure ideali al contrario erano pieni di vizi e per giunta capaci di cattiveria. Erano soggetti alle medesime passioni umane, ma non avevano il problema di porsi dei confini in quanto sostenuti da un corpo forte e immortale capace d da rigenerarsi e guarire dalle più temibili ferite.
In Greco antico “ peccato” significa sostanzialmente “non vedere il segno”, il confine. Se vai troppo in alto, vivi oltre le abituali aspettative; ma se voli troppo basso perdi l’opportunità della tua pienezza come essere umano.
Gli antichi greci sapevano che l’uomo doveva trovare la propria realizzazione entro i confini naturali e imprescindibili del suo il corpo. Il corpo è una realtà con la quale gli esseri umani devono costantemente stabilire negoziati. Sotto questa prospettiva il vaso di Pandora non è la conseguente punizione di un peccato ma, è l’allegoria di quello che accade agli esseri umani quando perdono il senso della misura.
Secondo l’attitudine giudaica cristiana, il vaso di Pandora è interrelato come uncastigo piuttosto che come una opportunità di crescita. Gli antichi miti invece, avevano la preziosissima funzione di indicare la strada per affrontare il dilemma umano di base: il paradosso della ricerca di equilibrio tra le nostre ambizioni divine ed infinite, ed una realtà corporea finita e limitata.
L’uomo moderno con la progressiva incapacità di identificarsi con il corpo e i suoi bisogni naturali, ha ingaggiato con esso una lotta senza confine dove speranza e fede sono sabotate senza soluzione di continuità; il loro posto è stato preso dal cieco fanatismo figlio del terrore di chi vive senza una vera fiducia nella vita oltre che in se stesso e pertanto costantemente alla ricerca di sicurezze al di fuori di sé.
L’uomo moderno vive la condizione esistenziale di sentirsi sempre più immobilizzato dai propri limiti, a metà strada tra uno sterile senso di onnipotenza e onniscienza ed uno stato di totale smarrimento nei confronti dei fatti più semplici della vita come l’amore, l’amicizia, la perdita e la morte. Avendo perso la capacità di leggere e decodificare la natura dentro e fuori di sé, l’uomo ha smarrito la fiducia di muovere un passo dietro l’altro lungo il sentiero di una vita vissuta nella sua semplice autenticità.
Questa perdita di fiducia è uno dei criteri di base nella diagnosi della depressione che sostanzialmente è una condizione di perdita della speranza.
La speranza è l’ascia che spacca la porta nei momenti di emergenza, è la fiducia nell’esistenza di un altro mondo possibile e non garantito che ci chiama all’azione piuttosto che lasciarci sprofondare nella stasi e nella disperazione.
Ci sono persone che hanno subito prove durissime nella loro vita, eppure sono rimaste aggrappate alla convinzione che la vita umana ha senso anche in situazioni esasperate e profondamente ingiuste.
La speranza non è mero ottimismo non è la convinzione che qualcosa si risolverà bene, e neanche che dopo una vita di sofferenza ci sarà un Paradiso a premiarci per le pene patite; la speranza è quell’intima certezza che ci consente valore anche agli aspetti più controversi e dolorosi della nostra esistenza. Si basa su sentimenti di fede o di fiducia, che scaturiscono dall’abilità di percepire la vita che scorre all’interno di noi quando blocchi o costrizioni non disturbano e non alterano il flusso energetico; è solo in queste condizioni che l´individuo percepisce se stesso come una unità e come un continuo e costante flusso di energia.
Siamo collegati energicamente e metabolicamente con tutte le cose presenti sulla terra, dai lombrichi che smuovono il terreno arieggiandolo, agli animali che ci provvedono del cibo quotidiano. La capacità di percepire il collegamento tra noi e quanto ci circonda è la prerogativa dell’uomo che si sente parte della vita e ne ha fiducia, il senso di collegamento gli fa sentire la forza della vita al suo interno e intorno a lui.
“Coloro che hanno una fede autentica si distinguono per una qualità che noi tutti riconosciamo: la grazia. Una persona che ha fede e aggraziata nei suoi movimenti perché la sua forza vitale scorre con naturalezza e liberamente attraverso il corpo. E´ aggraziata nelle maniere perché non resta appesa al proprio ego e al proprio intelletto, alla propria posizione o al proprio potere. E´ un tutt´uno con il corpo e, attraverso il corpo, con la vita intera e con l´universo il suo spirito è illuminato e risplende della fiamma intensa della vita che c´è in lei. C’è un posto nel suo cuore per ogni bambino, poiché questi rappresenta per lei il futuro;….ed ha rispetto per “gli anziani” perché sono la sorgente della sua esistenza e il fondamento della sua saggezza.(1)
(1) Alexander Lowen, Il tradimento del corpo, Feltrinelli

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Antonella Iurilli Duhamel

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