Cosa sappiamo dell’impegno civico giovanile
La partecipazione ad attività collettive in adolescenza è associata, nella ricerca, a esiti positivi: maggiore autostima, migliore senso di efficacia personale, minore isolamento.
Sul rendimento scolastico, il quadro è meno intuitivo di quanto la preoccupazione suggerisca: la partecipazione ad attività extrascolastiche strutturate è associata a esiti scolastici migliori, non peggiori, con l’avvertenza che si tratta di studi correlazionali e che l’autoselezione gioca un ruolo.
Va aggiunto un elemento specifico dell’età: l’adolescenza è la fase in cui si costruisce l’identità, e l’esplorazione di valori, appartenenze e cause fa parte di quel processo. Prendere posizione su questioni collettive è un compito evolutivo, non una deviazione da esso.
Un dato utile per collocare la preoccupazione: le forme di partecipazione dei giovani sono cambiate (più orientate a cause specifiche e a mobilitazioni temporanee che all’appartenenza stabile a organizzazioni) ma non risultano ridotte come si dice spesso.
Quando invece osservare
La distinzione utile non è fra impegno e disimpegno, ma riguarda alcuni segnali specifici.
Merita attenzione l’adesione a gruppi che richiedono rottura dei legami precedenti, che isolano dalla famiglia e dagli amici, o che presentano una struttura fortemente gerarchica con una figura carismatica non discutibile.
Va osservato anche il passaggio dall’impegno alla disponibilità alla violenza: la ricerca sulla radicalizzazione individua fra i fattori di rischio l’isolamento sociale, la percezione di ingiustizia personale non riconosciuta e la ricerca di significato e appartenenza in un momento di vuoto.
Il punto rassicurante: partecipare a un’assemblea o a una manifestazione non è un indicatore di nessuno di questi processi. Ciò che conta è se l’impegno amplia o restringe il mondo relazionale del ragazzo.
Cosa fanno i genitori, e cosa funziona
Le indicazioni con supporto sono coerenti con quanto vale per l’adolescenza in generale.
Il monitoraggio parentale è protettivo, ma il fattore attivo non è la sorveglianza: è la disponibilità del ragazzo a raccontare, che dipende dalla qualità della relazione. Il controllo intrusivo ottiene meno informazioni, non di più.
Contrastare frontalmente le posizioni assunte tende a rafforzarle: argomentare contro spinge l’interlocutore ad argomentare a favore, e questo vale a maggior ragione quando la posizione è legata all’identità in costruzione.
Funziona meglio chiedere di spiegare: come funzionerebbe ciò che propone, quali obiezioni ha considerato, cosa lo convincerebbe del contrario. Sono domande che sviluppano il pensiero anziché irrigidire la posizione.
E vale la pena separare due preoccupazioni che il quesito originale univa: l’andamento scolastico è un problema a sé, che si affronta come tale (organizzazione, metodo di studio, eventuali difficoltà di apprendimento) e attribuirlo all’impegno civico rischia di sbagliare bersaglio.
Una nota sul giudizio degli adulti
Un elemento documentato che vale la pena aggiungere.
La lamentela sui giovani di oggi è ricorrente in ogni epoca, incluse quelle che oggi vengono ricordate come esemplari. Le differenze generazionali misurate su tratti e valori risultano piccole, e gran parte di ciò che viene attribuito a una generazione è spiegabile con l’età o con le condizioni del momento.
C’è inoltre un effetto documentato: si tende a ricordare i propri coetanei come migliori di quanto fossero, e a giudicare i giovani carenti proprio nelle qualità in cui si eccelle personalmente.
La conclusione più difendibile: un adolescente che si occupa di questioni collettive sta facendo qualcosa che la ricerca associa a esiti favorevoli. La domanda utile per un genitore non è come fermarlo, ma cosa lo preoccupa e se sta trovando un modo di agire che non lo isola.
Domande frequenti
L’impegno civico danneggia il rendimento scolastico?
I dati indicano il contrario: la partecipazione ad attivita strutturate e associata a esiti scolastici migliori, pur trattandosi di studi correlazionali.
E normale che un adolescente prenda posizione?
Si: l’esplorazione di valori e appartenenze fa parte della costruzione dell’identita, che e il compito evolutivo di questa fase.
Quando conviene preoccuparsi?
Quando il gruppo richiede la rottura dei legami precedenti, isola dalla famiglia e dagli amici, o quando compare disponibilita alla violenza. Non per la partecipazione in se.
Come reagire alle sue posizioni?
Non contrastandole frontalmente, che le rafforza. Meglio chiedere di spiegare come funzionerebbe cio che propone e quali obiezioni ha considerato.
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