Laboratoria; microscopio;

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Genetica vs Epigenetica

Breve Estratto

Studi scientifici dimostrano come, al giorno d’oggi, tutto il nostro essere non è solo il frutto della genetica in quanto tale. E’ importante considerare una serie di altri fattori che ci portano ad essere il risultato che siamo.

Sei come tuo Padre

Quante volte nella nostra vita ci è capitato sentirci dire: “sei come tuo padre” piuttosto che: “sei identica a tua madre”? Almeno una volta nella vita, ne sono certa. Frasi di questo genere rimandano al concetto di “determinismo genetico”, che da sempre è stato alla base degli insegnamenti in campo scientifico; in sostanza solo i geni che ereditiamo da nostra madre e da nostro padre formano il nostro destino. Questo concetto valeva un tempo fa; oggi la storia è ben diversa per fortuna! Non a caso è stato dimostrato, infatti, che solo nel 5% dei pazienti malati di cancro e di disfunzioni cardiovascolari, la malattia sia attribuibile a fattori ereditari. Studi dimostrano che il 95% dei casi di tumore al seno non è dovuto a fattori ereditari, bensì ad alterazioni epigenetiche indotte dall’ambiente e non da geni difettosi. L’epigenetica, dal greco ἐπί, epì, «sopra» e γεννητικός, gennetikòs, «relativo all’eredità familiare», meravigliosa, nuovissima e sorprendente branca della genetica, ci racconta tutto questo e ci conduce ad un nuovo modo di vedere le cose drasticamente differente rispetto alle nostre conoscenze. 

Le cellule insofferenti

Nel 1967, Bruce H. Lipton grandissimo biologo molecolare, nonché autorità mondiale per quanto concerne i legami tra scienza e comportamento, esattamente il primo giorno in cui imparò a clonare le cellule staminali, ricevette in dono dal suo docente un grande insegnamento: “quando una cellula messa in coltura è sofferente, per scoprirne la causa, bisogna anzitutto considerare l’ambiente esterno”. Con il passare del tempo, egli apprese la verità di tale insegnamento, e la fece sua attraverso tutti quegli esperimenti nei quali confermò che in base al tipo di ambiente che offriva alle sue cellule, queste potevano andare in sofferenza o prosperare. A dimostrazione della fondatezza di tale assunto, persino Charles Darwin ammise che nella sua teoria dell’Evoluzione aveva commesso l’errore di non aver dato abbastanza peso all’influenza dell’ambiente sulle nostre cellule.

L’importanza dell’ambiente

Quindi ci stanno dicendo che l’ambiente influenza il nostro essere? Ebbene si. Robert Dilts, ricercatore, autore, trainer e consulente nel campo della Pnl (Programmazione Neuro Linguistica), lo inserisce alla base della sua Piramide dei Livelli Neurologici. Trattasi del contesto all’interno del quale si svolgono i nostri comportamenti e le nostre interazioni, ed è costituito, non solo dall’ambiente fisico in quanto tale ma anche ad esempio dal cibo, dalle condizioni metereologiche e così via. Dunque, è all’interno dell’ambiente stesso che prendono forma limiti ed opportunità che forgiano in nostro modo di pensare e di agire e che poi ci conducono a vivere la vita in un certo modo piuttosto che in un altro.

Dove sono nato?

Volendo fare esempi spiccioli, se fossi stata musulmana, anche solo per uscire a fare la spesa, non avrei potuto indossare una t-shirt con una gonna ma sarei stata costretta ad indossare il burka (o burqua) ; se solo fossi nata in uno dei 26 stati africani in cui è riconosciuta la poligamia non mi sarei dovuta accontentare solo di mio marito; e ancora, lo sapevate che la “sostituzione” di un sentimento con un altro entra in gioco in alcune culture asiatiche nelle quali è maleducazione opporre un rifiuto? In sostanza non potremmo mai rispondere con un “no” ad un invito a cena, pena l’essere maleducati. Ma qui non parliamo solo di come vestirci o di quanti uomini sposare o di un semplice invito da accettare o rifiutare. Qui parliamo di come tutte queste “regole” insite in ciascun ambiente in cui viviamo, dove per ambiente intendo intendo famiglia, lavoro, relazioni, cultura, religione, vadano poi ad influenzare in nostro modo di pensare, di agire e con il tempo di ESSERE. Di quanto ci condizionino e di quanto poi facciano di noi esattamente quello che siamo.

Il cervello della cellula

Siamo stati abituati a pensare che qualsiasi dolore o malattia, non solo sia il risultato di meccanismi biochimici ma che per ogni sintomo esista una medicina ad hoc. E se invece iniziassimo a riflettere che c’è molto altro? Può essere che anche i nostri stati mentali, emotivi, spirituali, le nostre credenze, ci influenzino? E può essere che questi stati mentali, emotivi, spirituali, le nostre credenze, dipendano dall’ambiente circostante? Se l’ambiente assume un ruolo di primaria importanza, dove vanno ad annidarsi tutte queste “regole” che ci vengono imposte? Chi prende nota di tutto quello che ci gira attorno? 

 

Per definizione, è il cervello che “gestisce” controllo e coordinamento della fisiologia e del comportamento di un organismo. Se questo è vero, allora è altrettanto vero che, considerando il nucleo della cellula come il cervello della stessa ed a fronte di una enucleazione (rimozione del nucleo dalla cellula), la cellula morirebbe. Studi invece dimostrano che a seguito di tale procedura, alcune di loro sopravvivono anche due o tre mesi in assenza di geni. Nonostante siano prive di cervello, quindi, conservano la loro capacità di comunicare con altre cellule, di rispondere a stimoli di crescita e di protezione dall’ambiente; il rovescio della medaglia è che manifestano una incapacità di dividersi e di riprodurre le componenti proteiche che perdono durante il processo di logoramento del citoplasma; ergo, muoiono. Ma muoiono per altre ragioni e non perché hanno perduto il suo cervello. Allora?

La membrana intelligente

Si è cercato di comprendere, attraverso studi ed esperimenti, cosa sia indispensabile a tenerla viva; ed è stata sottoposta la membrana della cellula allo stesso “test cerebrale” eseguito sul nucleo. Risultato? Distrutta la membrana, la cellula muore; un po’ come se a noi asportassero il cervello. 

Siamo fatti di cellule, ogni cellula ha una membrana ed ogni membrana memorizza. Cosa? Tutto quello che ci arriva dalla realtà che viviamo quotidianamente e per il tramite dei nostri sensi. Ed è proprio grazie a questi ultimi che si formano le nostre esperienze e di conseguenza le nostre credenze; non a caso, sono proprio queste a controllare la biologia! E’ ormai risaputo quanto la mente, i pensieri intrusivi e ruminanti possano influenzare il nostro corpo.  Nessun problema laddove pensieri e credenze siano positivi; diverso è il discorso nel caso in cui siano depotenzianti. 

I programmi mentali

Supponiamo che ad un bambino, in un ambiente qualsiasi che può essere la famiglia piuttosto che la scuola, venga detto che “non è capace di portare a termine un compito”; supponiamo che la volta successiva gli si dica “sei sempre il solito buono a nulla” e ancora “come al solito hai sbagliato anche questa volta”. Chiediamoci: il bambino potrà mai coltivare stima e fiducia in se stesso o coltiverà e fortificherà col tempo le idee che gli sono state installate inconsciamente come programmi? Volendo fare un esempio ancora più potente, guardiamo al cosiddetto effetto placebo; diverse evidenze scientifiche dimostrano quanto un paziente sia convinto dell’efficacia di una cura prescritta a fronte di quella che sembrerebbe essere una patologia, indipendentemente dal fatto che si tratti di un farmaco vero o di una pastiglia di zucchero. Come a dire: apprendiamo quello che ci viene detto.

Alla rincorsa di noi stessi

Quando modifichiamo la nostra percezione del mondo e delle esperienze che viviamo, modifichiamo la composizione neurochimica del sangue, e questo innesca un cambiamento nelle cellule del corpo. Oggigiorno siamo sempre più afflitti dai velocissimi ritmi cui la società ci sottopone. Di corsa al lavoro, di corsa a casa, di corsa a prendere i bimbi a scuola…sempre di corsa. Siamo alla guida della nostra auto ma pensiamo alla discussione col collega; siamo al supermercato e pensiamo a cosa faremo nel we; stiamo mangiando ma pensiamo all’appuntamento di domani. Insomma facciamo 100 cose al giorno e su queste pensiamo a migliaia di altre storie al minuto.

Il libero arbitrio

Con tutti questi affanni, cosa imparano le nostre cellule? “Eustress” è uno stress positivo in cui tutti dovremmo impegnarci per donare alla nostra vita tutto ciò che ci appassiona. Fare un lavoro che amiamo, coltivare relazioni positive, dedicarsi ad un hobby che ci entusiasta, praticare regolarmente attività fisica, mangiare cibi sani, allenarci in pratiche meditative per tornare ad avere un contatto vero con noi stessi e soprattutto frequentare ambienti ricchi di opportunità e crescita è una nostra scelta.

 Se alle nostre cellule doniamo tutto quello che di positivo seminiamo, loro ricambieranno certamente con buoni frutti.

 

SCEGLIERE DI ESSERE FELICI E’ UN NOSTRO DIRITTO e ciascuno di noi ha il dovere di difenderlo!

Per ulteriori approfondimenti:

https://mastercoachitalia.com/2019/08/05/fonti-programmazione

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Laboratoria; microscopio;
coaching
Samanta Mancini

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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Avatar
    Lucia Gargano

    Impressionante pensare che il nostro modo di vedere il mondo e le esperienze possa influenzare le nostre cellule! 😲

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