Le tre operazioni possibili
Vanno tenute distinte, perché rispondono a bisogni diversi.
La facilitazione: si mantengono gli stessi obiettivi e si rende accessibile il testo, struttura più chiara, frasi più brevi, lessico esplicitato, supporti visivi, evidenziazione delle informazioni chiave. Lo studente impara le stesse cose per una via diversa.
La semplificazione: si riducono gli obiettivi, selezionando i contenuti essenziali. È appropriata quando gli obiettivi vanno effettivamente ridimensionati, e va decisa esplicitamente, non per abitudine.
La sostituzione del canale: audio, sintesi vocale, mappe, video. Non modifica il contenuto ma la modalità di accesso, ed è ciò che serve quando la difficoltà riguarda la decodifica e non la comprensione.
Va detto l’errore più frequente: applicare la semplificazione quando servirebbe la facilitazione. Uno studente con dislessia non ha bisogno di contenuti più poveri, ha bisogno di poterli raggiungere.
Cosa rende un testo più accessibile
Alcuni elementi hanno supporto nella ricerca sulla comprensione del testo.
L’esplicitazione dei legami: rendere visibili i nessi causali e temporali che nei testi scolastici sono spesso impliciti. È il fattore che incide di più sulla comprensione, e vale per tutti gli studenti.
La coerenza della struttura: titoli informativi, ordine prevedibile, un’idea per paragrafo.
La riduzione del carico estraneo: eliminare decorazioni, riquadri non necessari e dettagli attraenti ma irrilevanti, che negli studi riducono l’apprendimento anziché aumentarlo.
L’attivazione delle conoscenze precedenti prima della lettura.
E l’uso combinato di parola e immagine coerenti fra loro e vicine nello spazio, che è uno dei risultati più solidi sull’apprendimento da materiali.
Cosa non funziona
- Gli stili di apprendimento: adattare i materiali al presunto stile visivo o uditivo di uno studente non ha supporto empirico, ed è una delle convinzioni più diffuse nella scuola.
- Aggiungere elementi grafici per rendere il testo più accattivante: se non sono pertinenti, distraggono.
- Ridurre semplicemente la quantità senza intervenire sulla struttura: un testo breve ma implicito resta difficile.
- Sostituire il testo con soli schemi, che richiedono già di aver compreso per essere utili.
- E trattare gli strumenti compensativi come una concessione: sono un mezzo di accesso, e usarli non avvantaggia nessuno.
Va aggiunto un principio utile: la maggior parte degli adattamenti che aiutano gli studenti con difficoltà migliora la comprensione di tutta la classe. È l’osservazione da cui nasce la progettazione universale dell’apprendimento, e ha una conseguenza pratica: conviene progettare così dall’inizio anziché adattare dopo.
Il quadro italiano
Gli strumenti esistono e sono definiti: il Piano didattico personalizzato per i disturbi specifici dell’apprendimento e altri bisogni educativi, e il Piano educativo individualizzato per gli alunni con disabilità certificata, oggi redatto in una prospettiva che considera il funzionamento nel contesto.
Va segnalato il problema più riportato dalle famiglie: la distanza fra il piano redatto e quello effettivamente applicato. È su quella distanza che vale la pena chiedere conto.
E vale l’elemento con più supporto empirico in ambito educativo: la qualità della relazione insegnante-alunno, che si associa a esiti migliori e pesa di più proprio per gli studenti in difficoltà.
Domande frequenti
Adattare un testo significa semplificarlo?
No: la facilitazione mantiene gli stessi obiettivi rendendo accessibile il testo, mentre la semplificazione riduce gli obiettivi e va decisa esplicitamente.
Cosa rende un testo piu comprensibile?
Esplicitare i legami causali e temporali, una struttura coerente, la riduzione degli elementi non pertinenti e l’uso coerente di parola e immagine.
Bisogna adattare i materiali allo stile di apprendimento?
No: gli stili di apprendimento non hanno supporto empirico, pur essendo fra le convinzioni piu diffuse nella scuola.
Gli adattamenti servono solo a chi ha difficolta?
No: la maggior parte migliora la comprensione di tutta la classe, ed e la ragione per cui conviene progettare cosi dall’inizio.
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