Psicologia Clinica e Psicopatologia

Teoria della Mente e Leggibilità del Linguaggio “Superiore” nel bambino autistico

La Teoria della Mente e uno dei concetti chiave per comprendere l’autismo: molti bambini autistici presentano un’incapacita di attribuire agli altri stati mentali, credenze e punti di vista diversi dai propri. Questo articolo ripercorre la storia della comprensione dell’autismo, ne definisce le caratteristiche cliniche ed esplora il rapporto tra Teoria della Mente e la particolare […]

Psicolab — Teoria della Mente e Leggibilità del Linguaggio “Superiore” nel bambino autistico
La Teoria della Mente e uno dei concetti chiave per comprendere l’autismo: molti bambini autistici presentano un’incapacita di attribuire agli altri stati mentali, credenze e punti di vista diversi dai propri. Questo articolo ripercorre la storia della comprensione dell’autismo, ne definisce le caratteristiche cliniche ed esplora il rapporto tra Teoria della Mente e la particolare “leggibilita” del linguaggio nel bambino autistico.

Cronistoria: dalla preistoria alla critica

E solo da pochi anni che la psicopatologia grave della fanciullezza viene esaminata con la considerazione e la rilevanza di cui e merita, in quanto depositaria di numerose informazioni sui meccanismi psicomentali legati allo sviluppo dell’individuo. Possiamo ripartire la storia della psicosi infantile in tre periodi.

Periodo preistorico: la clinica era alla ricerca di forme infantili di schizofrenia sul modello dell’adulto (demenza precocissima, demenza infantile, schizofrenia infantile). Si delinearono pero difficolta inerenti a quella continuita metodologica.

Periodo storico: rappresentato in modo paradigmatico dalla descrizione dell’autismo infantile di Leo Kanner nel 1943. Kanner descrisse i suoi pazienti come tendenti all’isolamento, autosufficienti, felicissimi se lasciati soli, “come in un guscio”, poco reattivi in ambito relazionale. La maggior parte di loro comparivano muti o con un linguaggio ecolalico, alcuni presentavano una caratteristica inversione pronominale (il “tu” per riferirsi a se stessi e l'”io” per riferirsi all’altro), molti possedevano una paura ossessiva che avvenisse qualche mutamento nell’ambiente circostante, mentre altri mostravano abilita molto sviluppate. Kanner, dallo studio di undici bambini, aveva ipotizzato “un’innata incapacita a comunicare” degli autistici quale causa di tale comportamento di chiusura.

Da tale prima ipotesi l’autore si allontano negli anni seguenti. Kanner e i suoi collaboratori operarono una deduzione alquanto avventata: i genitori, in particolare la madre, troppo “freddi, distaccati e perfezionisti”, sarebbero stati con il loro comportamento la causa dell’autismo dei figli. Kanner, tuttavia, non aveva tenuto conto che le famiglie che giungevano alla sua attenzione non raffiguravano affatto la generalita delle famiglie con casi di autismo, ma solo una esigua parte di esse. Questo fu il periodo della formulazione di un concetto accentrato di psicosi infantile, a cui facevano riferimento anche la psicosi simbiotica descritta da Mahler (1969), la psicosi a espressione deficitaria di Mises (1970) e l’autismo secondario regressivo di Tustin (1977).

Periodo di critica: comincia verso la fine degli anni Settanta con la pubblicazione delle classificazioni internazionali dell’ICD e del DSM, dove si mettono in rilievo molteplici diagnosi differenziali che portano alla differenziazione dell’autismo tipico dalla psicosi infantile, a questo punto designate come Disturbi Generalizzati dello Sviluppo.

Definizione dell’autismo

E solo dal 1980, con la pubblicazione del DSM-III, che il disturbo autistico viene incluso in una classificazione diagnostica come entita clinica separata e indipendente. La parola “autismo” deriva dal greco “autos”, che significa “se stesso”, e come modello particolare di struttura psichica si mette in evidenza drammaticamente per l’isolamento, l’anestesia affettiva, la scomparsa dell’iniziativa, le difficolta psico-motorie e l’inefficace sviluppo del linguaggio.

Correlata a queste espressioni, di per se gia disturbanti e fortemente disabilitanti, gli autistici esprimono una notevole incontinenza emotiva che si espleta con urla, corse afinalistiche, ipercinesie, a volte aggressivita, angoscia e terrore. Con la pubblicazione del DSM-IV il disturbo autistico viene inserito fra i disturbi generalizzati dello sviluppo, vale a dire fra quei disturbi caratterizzati da una grave e generalizzata compromissione in differenti aree dello sviluppo. Se questa sindrome e stata presentata come relativamente omogenea, la realta clinica ne rileva tuttavia la relativa diversita e mutevolezza.

La Teoria della Mente

Alla fine degli anni Ottanta, Uta Frith ipotizzo che l’autismo derivasse da una disfunzione cognitiva che comporterebbe un’incapacita di rendersi conto del pensiero del prossimo: il bambino autistico sarebbe privo di una “teoria della mente”. Secondo questa ipotesi, l’autismo si stabilirebbe su un’incapacita di attribuire all’altro stati mentali come apprendimenti o credenze, con una conseguente compromissione dei processi di mentalizzazione da cui risulta un pensiero concreto, stabilito unicamente su situazioni della realta direttamente rilevabili.

La Teoria della Mente si riferisce all’incapacita di capire che gli altri individui hanno il proprio personale punto di vista sul mondo. Molti soggetti autistici non capiscono che gli altri possano avere idee, piani e visioni diverse dalle loro.

Il test della falsa credenza

I teorici della mente raccontano di una bambina, A., che volle fare uno scherzo alla sua amica di gioco S. La bambina A., avendo notato l’amica uscire dalla camera dopo aver messo al sicuro in una scatola la sua pregiata biglia, si serve di questa assenza per sottrarre la pallina dalla scatola e nasconderla in un cesto. Quando S. rientra e vuole giocare nuovamente con la biglia, l’adulto chiede al bambino osservatore: “Dove andra S. a prendere la sua biglia?”.

Se il bambino comprende che per S. la pallina si trova nella scatola dove l’aveva riposta, e che sara li che andra a recuperarla, dimostra di aver sviluppato la capacita di attribuire agli altri credenze, intenzioni, desideri, memoria e percezione. Se invece risponde che la biglia verra cercata nel cesto, ossia dove realmente si trova e non dove S. crede sia, fallisce nel compito, attestando la mancata acquisizione della capacita di attribuire stati mentali ad altre persone.

I ricercatori assicurano che i bambini fino a tre anni falliscono in questo problem-solving (normalmente il compito viene risolto solo raggiunto il quarto anno di eta), e che per i soggetti autistici questa eta deve essere prolungata fino a sette-otto anni. La comprensione delle credenze che riguardano altre credenze compare normalmente a sette anni, mentre nel bambino autistico solo, e non sempre, in eta adulta.

Secondo numerosi autori la Teoria della Mente si strutturerebbe intorno ai 12-13 mesi, attraverso la comparsa di due precursori: la capacita di rappresentazione condivisa e la comunicazione intenzionale. Queste funzioni risultano deficitarie nei bambini autistici, allo stesso modo di altre funzioni piu evolute come attuare e comprendere giochi di finzione e riconoscere false credenze.

La leggibilita del linguaggio “superiore”

Per quanto riguarda il linguaggio e la comprensione del bambino autistico, non possiamo mettere in discussione la constatazione della sua incapacita di decodificare una frase in cui e indicata la menzione di una citazione. E tuttavia di notevole importanza che il bambino comprenda comunque qualcosa, pur magari rispondendo in modo sbagliato. Il fallimento, pur esistente, dimostra che vi e un errore di razionalita, non l’assenza di razionalita.

Che forma di linguaggio “superiore” il bambino decodifica sulla base dell’intenzione di verita che mette in atto? Donald Davidson ha scritto che il livello piu singolo di un sistema astratto-complesso come il linguaggio e documentato dal possesso di un vocabolario finito, costituito dai nomi propri e dai predicati. Il linguaggio, non avendo bisogno di connettivi funzionali, non ci impone di recuperare relazioni tra le “parole” e le “categorie del mondo”: e concluso da una semantica elementare e da un numero finito di enunciati.

Partendo da questi presupposti, potremmo sostenere che il bambino autistico comprende di una frase complessa almeno due elementi costitutivi di base: il nome e il predicato. Se prendessimo come riferimento il racconto della bambina A., potremmo dire che il nome si riferisce alla pallina, mentre il predicato al suo esserci, al posto spazio-tempo che essa sta occupando, quindi a dove la pallina si trova in quel momento. Questo suggerisce che il fallimento nel test della falsa credenza non equivale a un’assenza totale di comprensione, ma a una modalita di elaborazione linguistica diversa, ancorata al dato concreto e attuale.

Domande frequenti

Cos’e la Teoria della Mente?

E la capacita di attribuire agli altri stati mentali (credenze, intenzioni, desideri, punti di vista) diversi dai propri. Secondo l’ipotesi di Uta Frith, l’autismo deriverebbe da un deficit di questa capacita, che porta a un pensiero concreto ancorato alle situazioni della realta direttamente rilevabili e a difficolta nel comprendere che gli altri hanno una prospettiva propria.

Cos’e il test della falsa credenza?

E un esperimento che valuta la Teoria della Mente. Al bambino si mostra una scena in cui un oggetto viene spostato in assenza di un personaggio, poi gli si chiede dove il personaggio lo cerchera. Chi ha sviluppato la Teoria della Mente risponde che lo cerchera dove crede che sia (falsa credenza); chi fallisce risponde dove l’oggetto si trova realmente. I bambini lo superano normalmente verso i 4 anni, i bambini autistici molto piu tardi.

Chi ha descritto per primo l’autismo?

Leo Kanner nel 1943 descrisse l’autismo infantile studiando undici bambini caratterizzati da isolamento, tendenza all’autosufficienza, linguaggio muto o ecolalico, inversione pronominale e resistenza ai cambiamenti. Inizialmente ipotizzo un’innata incapacita a comunicare, ma poi formulo la teoria, oggi superata, che attribuiva la causa al comportamento freddo dei genitori.

Il bambino autistico e privo di razionalita nel linguaggio?

No. Anche quando fallisce in compiti complessi, il bambino autistico comprende qualcosa: il fallimento dimostra un errore di razionalita, non un’assenza di razionalita. Secondo l’analisi ispirata a Davidson, il bambino coglie almeno gli elementi base di una frase, il nome e il predicato, ancorandosi al dato concreto e attuale piuttosto che alle credenze altrui.

La comprensione dell’autismo si e evoluta profondamente: dalle prime ricerche che lo assimilavano alla schizofrenia infantile, passando per la descrizione di Kanner nel 1943 e la superata teoria della “madre fredda”, fino al riconoscimento come Disturbo Generalizzato dello Sviluppo. La Teoria della Mente, proposta da Uta Frith, ha offerto una chiave cognitiva potente: il deficit nell’attribuire agli altri stati mentali propri spiega molte difficolta relazionali e comunicative. Tuttavia, l’analisi della leggibilita del linguaggio mostra che il fallimento del bambino autistico nei test complessi non equivale a un’assenza di razionalita, ma a una modalita di elaborazione ancorata al concreto. Un invito a comprendere l’autismo non solo per cio che manca, ma per il modo diverso in cui la mente elabora il mondo.
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