L’immobilità è una risposta, non un’assenza di risposta
Il fenomeno è ben documentato negli animali e nell’uomo, e ha caratteristiche riconoscibili.
L’immobilità tonica è uno stato di paralisi motoria involontaria che compare in situazioni di minaccia intensa, tipicamente quando la fuga e la difesa sono percepite come impossibili. Si accompagna a rigidità muscolare, riduzione della sensibilità al dolore e talvolta a incapacità di parlare.
È stata studiata in modo specifico in ambito traumatologico, e i dati sono netti: una quota rilevante delle persone che subiscono un’aggressione sessuale riferisce di aver sperimentato una forma di immobilità durante l’evento.
Il punto decisivo, e la ragione per cui questa informazione va diffusa: non è una scelta. Non indica consenso, non indica passività, non indica mancanza di coraggio. È una risposta automatica che non passa dalla volontà.
Va aggiunto un dato clinicamente rilevante: aver sperimentato immobilità durante un evento traumatico è associato a maggiore probabilità di sintomi post-traumatici e a maggiore senso di colpa, proprio perché la persona si rimprovera di non aver reagito. Sapere che è un fenomeno fisiologico riduce quel carico.
Le altre risposte
Il repertorio difensivo descritto dalla ricerca comprende più stadi, che si susseguono in funzione della distanza e dell’inevitabilità della minaccia.
L’allerta e l’orientamento verso il pericolo. Il congelamento attentivo: una breve immobilità con attenzione massima, che precede l’azione e serve a raccogliere informazioni. La fuga o l’attacco quando sono possibili. L’immobilità tonica quando non lo sono.
Viene descritta anche una risposta di adesione, cioè il tentativo di placare o compiacere l’aggressore quando le altre opzioni sono precluse: frequente nelle situazioni di violenza prolungata e altrettanto fraintesa.
Una precisazione sulla teoria
Il testo originale richiama un modello evolutivo del sistema nervoso autonomo molto diffuso in ambito divulgativo. Va collocato correttamente.
Le sue premesse evolutive e anatomiche sono state oggetto di critiche puntuali da parte di specialisti in neuroanatomia comparata, che hanno contestato la ricostruzione filogenetica su cui il modello si fonda.
Ne segue una distinzione utile: i fenomeni clinici descritti (immobilizzazione, risposte difensive graduate, importanza della sicurezza percepita) sono reali e osservabili. La spiegazione evolutiva proposta per essi è invece contestata.
È un caso frequente in psicologia: un modello può essere clinicamente evocativo e utile a orientare l’attenzione, e al tempo stesso poggiare su basi fattuali fragili. Riconoscere entrambe le cose è più onesto che accettarlo o respingerlo in blocco.
Cosa se ne ricava sul piano pratico
Le indicazioni utili non dipendono dalla teoria contestata.
Per chi ha vissuto un evento traumatico: l’immobilità non è colpa, e questa informazione ha valore terapeutico documentato nel ridurre il senso di colpa.
Per chi ascolta: evitare domande come «perché non hai reagito», che riflettono un’assunzione sbagliata su come funziona il corpo sotto minaccia.
In ambito giudiziario e sanitario, la conoscenza di questo fenomeno è rilevante: l’assenza di resistenza fisica non è indicativa di consenso, e questo è riconosciuto dalla letteratura specialistica.
Per le difficoltà persistenti dopo un trauma esistono trattamenti con evidenze consolidate (terapie cognitivo-comportamentali focalizzate sul trauma ed EMDR) e non è necessario aderire ad alcuna teoria particolare per accedervi.
Domande frequenti
Perche a volte ci si blocca invece di reagire?
L’immobilita tonica e una risposta automatica alla minaccia intensa, tipica di quando fuga e difesa sono percepite come impossibili. Non passa dalla volonta.
Bloccarsi significa aver acconsentito?
No. L’assenza di resistenza fisica non e indicativa di consenso, ed e un punto riconosciuto dalla letteratura specialistica.
Perche chi si e bloccato si sente in colpa?
Perche si rimprovera di non aver reagito. Sapere che si tratta di una risposta fisiologica involontaria riduce quel senso di colpa, con valore terapeutico documentato.
La teoria polivagale e dimostrata?
I fenomeni clinici che descrive sono reali, ma le sue premesse evolutive e anatomiche hanno ricevuto critiche puntuali da specialisti del settore.
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