Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Stalking e Libertà Personale

Lo stalking, in italiano “sindrome del molestatore assillante”, è una forma di persecuzione che invade la vita privata di una persona, privandola della libertà di vivere serenamente. Comprendere di cosa si tratta, riconoscerne i segnali e sapere che oggi è un reato perseguibile è fondamentale per proteggere le vittime e non lasciarle sole. Cos’è lo […]

Psicolab — Stalking e Libertà Personale
Lo stalking, in italiano “sindrome del molestatore assillante”, è una forma di persecuzione che invade la vita privata di una persona, privandola della libertà di vivere serenamente. Comprendere di cosa si tratta, riconoscerne i segnali e sapere che oggi è un reato perseguibile è fondamentale per proteggere le vittime e non lasciarle sole.

Cos’è lo stalking

Con il termine stalking si indica una serie di comportamenti persecutori, ripetuti nel tempo, che invadono la sfera privata di una persona. Alla sua base c’è spesso un estremo bisogno di controllo e di gestione della vittima da parte dello stalker. È importante non confonderlo con il mobbing: pur essendo entrambi caratterizzati da un persecutore e da una vittima, il mobbing si colloca nel contesto lavorativo, mentre lo stalking invade inevitabilmente la vita privata della persona.

Gli atti che caratterizzano lo stalking sono molto vari e formano spesso una vera e propria escalation. Si va da comportamenti apparentemente meno invasivi (messaggi e telefonate ripetute, lettere, e-mail, regali indesiderati) fino a pedinamenti, appostamenti, intrusioni, minacce, danneggiamenti, e nei casi più gravi vere e proprie violenze. Ciò che li rende stalking è la loro ripetizione e l’effetto opprimente che producono sulla vittima.

Le forme dello stalking

Si possono distinguere diverse forme di stalking a seconda del contesto in cui nasce:

  • Stalking affettivo: il più frequente, generalmente legato alla fine di una relazione, quando una delle due persone non riesce ad accettare la separazione;
  • Stalking verso personaggi pubblici: la persecuzione di persone famose o di pubblico interesse;
  • Stalking occupazionale: nasce sul posto di lavoro, magari a partire da una situazione di mobbing, ma finisce per invadere la vita privata della vittima.

Riconoscere il contesto aiuta a comprendere le dinamiche, ma non cambia la gravità del fenomeno: in tutti i casi, la vittima si trova a subire un’invasione della propria libertà personale.

I diversi profili dello stalker

Le ricerche hanno individuato diversi profili di stalker, utili a comprendere le motivazioni dietro il comportamento persecutorio: senza mai giustificarlo:

  • Il risentito: convinto di aver subito un torto, cerca vendetta e si sente “giustificato” a perseguire il suo scopo con ogni mezzo;
  • Il respinto: ha avuto una relazione con la vittima e non ne accetta la fine;
  • Il corteggiatore inadeguato: privo di adeguate capacità relazionali, mette in atto atteggiamenti opprimenti nel tentativo, fallimentare, di rapportarsi all’altro;
  • Il bisognoso d’affetto: cerca disperatamente una relazione per colmare un profondo senso di solitudine, arrivando a vedere l’altro non come persona, ma come strumento per riempire il proprio vuoto;
  • Il predatore: il più pericoloso, il cui obiettivo è di natura sessuale e che pone la vittima in una condizione di costante terrore, traendo da questo un senso di potere.

Le vittime: sole e impaurite

Le vittime di stalking sono in prevalenza donne, spesso lasciate sole e impotenti di fronte a questi eventi. Molte non arrivano a denunciare: talvolta perché lo stalker è una persona a cui sono state affettivamente legate, e per scrupolo o paura restano in silenzio, nella speranza (quasi sempre illusoria) che prima o poi la persecuzione cessi. Altre volte, semplicemente, non sanno a chi rivolgersi.

È fondamentale ribaltare questa situazione: chi subisce stalking non deve restare in silenzio né affrontare tutto da solo. Esistono forze dell’ordine, centri antiviolenza, professionisti e servizi dedicati a cui rivolgersi per protezione e sostegno. Denunciare non è un eccesso di reazione, ma un diritto e un passo essenziale per la propria sicurezza.

Un reato che toglie la libertà

Va sottolineato con chiarezza un aspetto importante: oggi lo stalking è un reato specifico, previsto dall’ordinamento italiano (i cosiddetti “atti persecutori”). In passato la persecuzione poteva essere perseguita solo attraverso altre figure di reato, come le molestie, le minacce o la violenza, senza una fattispecie unitaria. Oggi, invece, esiste una tutela dedicata, in linea con quanto già presente in altri paesi.

Ciò che lo stalking colpisce, in profondità, è la libertà personale. La vita della vittima viene sconvolta: può essere costretta a cambiare le proprie abitudini, a evitare certi luoghi, a farsi accompagnare a casa, a modificare numeri di telefono e contatti, fino, nei casi più gravi, a doversi trasferire. Viene a mancare la libertà di essere e di esistere serenamente, sostituita da un costante stato di ansia e preoccupazione. Si perdono i momenti di svago, di confidenza, di normalità che caratterizzano la vita di ciascuno.

Il danno esistenziale

Proprio per questo la giurisprudenza ha riconosciuto la rilevanza del cosiddetto danno esistenziale: un pregiudizio oggettivamente accertabile che altera le abitudini e le relazioni della persona, costringendola a “non poter più fare” o a “fare altrimenti”. È esattamente ciò che accade alla vittima di stalking, obbligata a compiere scelte di vita diverse da quelle che avrebbe fatto in assenza della persecuzione.

Il risarcimento del danno non cancella l’accaduto, ma rappresenta un riconoscimento della sofferenza subita e una forma di tutela dei diritti inviolabili della persona, sanciti dalla Costituzione. Al di là dell’aspetto giuridico, resta però centrale la dimensione umana: chi vive una situazione di stalking ha bisogno di ascolto, protezione e supporto psicologico. Riconoscere il fenomeno, dargli un nome e sapere che esistono strumenti di tutela è il primo passo per restituire alle vittime la libertà che è stata loro sottratta.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra stalking e mobbing?

Entrambi prevedono un persecutore e una vittima, ma il mobbing si colloca nel contesto lavorativo, mentre lo stalking invade la sfera privata della persona. Lo stalking, inoltre, è caratterizzato da comportamenti persecutori ripetuti nel tempo che ne minano la libertà.

Lo stalking è un reato?

Sì. Oggi lo stalking è un reato specifico previsto dall’ordinamento italiano (“atti persecutori”). In passato veniva perseguito solo attraverso altre figure come molestie e minacce, ma ora esiste una tutela dedicata. Chi lo subisce può e deve denunciare.

Chi sono le vittime di stalking?

Sono in prevalenza donne, spesso lasciate sole e impaurite. Molte non denunciano per paura o perché legate affettivamente allo stalker. È fondamentale sapere che esistono forze dell’ordine, centri antiviolenza e professionisti a cui rivolgersi per protezione e sostegno.

Cosa si intende per danno esistenziale?

È un pregiudizio oggettivamente accertabile che altera le abitudini e le relazioni della persona, costringendola a “non poter più fare” o a “fare altrimenti”. Nello stalking corrisponde alle scelte di vita diverse che la vittima è costretta a compiere per proteggersi.

Lo stalking è una persecuzione fatta di comportamenti ripetuti che invadono la vita privata di una persona, alla cui base c’è un bisogno estremo di controllo. Si manifesta in forme diverse (affettiva, verso personaggi pubblici, occupazionale) e i profili di stalker sono vari, dal respinto al pericoloso predatore. Le vittime, in prevalenza donne, restano spesso sole e in silenzio, ma è fondamentale che non affrontino tutto da sole: oggi lo stalking è un reato specifico e esistono forze dell’ordine, centri antiviolenza e professionisti a cui rivolgersi. Ciò che lo stalking colpisce è la libertà personale, tanto che la giurisprudenza riconosce il “danno esistenziale”. Riconoscere il fenomeno e denunciarlo è il primo passo per restituire alla vittima la libertà sottratta.
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