Perché la mente viene messa al primo posto
L’osservazione nasce dalla partecipazione a due giornate di incontri sulla preparazione fisica nel basket, e da una constatazione: alla base dell’ottimizzazione del controllo corporeo e dello sviluppo motorio stanno consapevolezza e presenza mentale.
L’argomento è formulato come una serie di domande, ed è il modo più efficace di renderlo:
- come si trova la motivazione a sostenere ripetizioni di squat, ripetute, drop jump?
- come si comprende uno schema di gioco senza essere focalizzati sul qui e ora?
- come si esegue al meglio un gesto tecnico senza comprenderne le fasi e senza associare piacere al migliorarlo attraverso cicli di azione, risultato e correzione?
- come si migliorano reattività, potenza e velocità senza un obiettivo ben formato che spinga ad agire?
La conclusione: senza una base cognitiva solida, il lavoro tecnico-fisico rende molto meno di quanto potrebbe.
Ma da sola non basta
L’autore evita l’errore opposto, ed è un merito. La mente è la base, non il tutto.
L’immagine usata è agricola: preparare il terreno (mente), seminare con cura (tecnica), irrigare e proteggere (fisico), infine raccogliere (tattica e risultati).
I quattro aspetti concorrono in uguale misura al risultato finale: costruire buoni giocatori e vincere le partite.
I cinque passi proposti
La parte operativa indica una sequenza.
1. Rilassamento
Pre-gara e pre-allenamento. Serve a prendere consapevolezza di sé e a ristabilire l’equilibrio (perché in palestra si arriva anche dopo una giornata storta) e a rifocalizzarsi sul motivo per cui si è lì.
L’autore segnala un beneficio concreto e spesso sottovalutato: essere presenti riduce il rischio di infortuni, grazie a una migliore consapevolezza corporea, e permette di distribuire le energie in modo più funzionale.
Durata indicata: cinque-otto minuti, praticabili anche in gruppo.
2. Rinforzare l’autostima
Il punto è definito delicato, e la cautela espressa merita di essere sottolineata: non si deve spingere l’atleta a tentare gesti fuori dalla sua portata.
L’obiettivo è invece fargli prendere consapevolezza delle proprie sensazioni quando esegue correttamente un gesto tecnico.
È l’impostazione corretta anche sul piano psicologico: l’autostima che regge nel tempo si fonda su esperienze reali di competenza, non su incoraggiamenti sganciati dai risultati effettivi.
3. Ancorare
Il terzo passo consiste nell’associare lo stato mentale di fiducia a uno stimolo specifico e unico: una musica, un gesto, una sensazione fisica.
Va detto che il termine ancoraggio proviene dalla PNL, che non ha validazione scientifica. La pratica sottostante: costruire una routine pre-prestazione costante: è però ampiamente documentata e utilizzata nello sport di alto livello, dove funziona soprattutto come regolatore dell’attenzione e dell’attivazione.
4. L’obiettivo
Indicato come il più importante sul lungo termine.
Entrare in palestra sapendo di dover migliorare aspetti precisi, e sapendo a cosa serviranno: giocare più minuti, migliorare in una specifica statistica.
Il punto centrale non è quale sia l’obiettivo, ma la sua architettura: deve esistere un grande obiettivo finale e molti obiettivi intermedi, piccoli traguardi quotidiani che diano all’atleta la percezione di muoversi nella direzione giusta anche quando il singolo passo appare minimo rispetto alla strada da percorrere.
È uno dei principi meglio documentati della psicologia della motivazione: gli obiettivi lontani orientano ma non sostengono; sono quelli prossimi a fornire il rinforzo che mantiene l’impegno.
5. Visualizzazione
La ripetizione mentale del gesto tecnico è indicata come base dell’apprendimento e del miglioramento.
Vedersi mentre si compie il gesto da perfezionare (un tiro libero, uno swing, il tiro di un rigore, la pattinata nello sci di fondo) aiuta a prenderne coscienza e ad analizzarlo per individuare i punti da correggere.
L’immagine può essere associata o dissociata, cioè vissuta dall’interno o osservata dall’esterno, a seconda di quanta presenza si voglia sperimentare nel gesto.
Questa è la tecnica con il supporto sperimentale più solido dell’elenco: la pratica immaginativa produce effetti misurabili sulla prestazione motoria, pur senza sostituire l’allenamento fisico.
Domande frequenti
Perché la componente mentale viene messa al primo posto?
Perché motivazione, focalizzazione e comprensione del gesto condizionano la resa del lavoro tecnico e fisico. L’autore precisa però che la mente è la base, non il tutto: le quattro dimensioni concorrono in uguale misura.
A cosa serve il rilassamento pre-allenamento?
A ristabilire l’equilibrio, ricentrare l’attenzione sull’obiettivo e migliorare la consapevolezza corporea, con un beneficio concreto: la riduzione del rischio di infortuni e una distribuzione più funzionale delle energie.
Come vanno costruiti gli obiettivi?
Su due livelli: un grande obiettivo finale che orienta e molti obiettivi intermedi quotidiani. Sono questi ultimi a sostenere l’impegno, perché rendono percepibile il progresso anche quando il singolo passo appare minimo.
La visualizzazione funziona davvero?
È la tecnica con il miglior supporto sperimentale tra quelle citate: la ripetizione mentale del gesto produce effetti misurabili sulla prestazione motoria, senza però sostituire l’allenamento fisico.