La coppia umana ha un suo giardino ove vivono fiori delicati, ove nascono alberi rari sconosciuti ad altri. Le coppie debbono curare questo loro giardino, debbono ripararlo dagli uragani e dai venti. Se non difendono il loro giardino le coppie lo vedranno deperire, ingiallire, morire e la coppia morirà con lui: la donna si staccherà dall’uomo, l’uomo dalla donna, si guarderanno senza più riconoscersi. (Talmud)
Identità, potere e valori nel rapporto di coppia
Ancora oggi l’essere umano non cosciente della propria unicità e diversità fonda i rapporti sul potere. Questa società trasmette come modello di relazione il potere dato dal denaro, per cui tutto può essere comprato, non solo gli oggetti materiali ma anche le amicizie, il compagno o la compagna. Ciò è particolarmente evidente nel rapporto di coppia, infatti rimangono in piedi quei sistemi dove ancora si esercita la forza finalizzata alla provocazione dell’altro piuttosto che all’espressione e all’evoluzione della propria individualità nell’incontro con l’altro. La dignità, la libertà, la giustizia e l’amore sono valori iscritti nel genoma di ogni essere umano (M. Trimarchi) e non vi è moneta di scambio che li possa acquistare. L’unica moneta di scambio è l’energia che è materia e informazione. L’informazione fisiologica è tale in quanto ha rispetto di tali valori. Lo spazio-tempo che ci è dato di vivere dovrebbe essere utilizzato per comprendere ed esprimere tali valori in coscienza. I condizionamenti, le memorie, materiale biologico sedimentato nelle strutture neurali del nostro emisfero sinistro, distolgono l’attenzione dal progetto disperdendo energie utili alla presa di coscienza dell’individuo. Questa lateralizzazione cerebrale, che porta alla predominanza dell’emisfero sinistro sull’emisfero destro a scapito di un lavoro sinergico di entrambi gli emisferi, conduce la persona ad essere schiava delle proprie memorie, cioè di tutte le informazioni (regole sociali, culturali, consuetudini, tradizioni, norme di vario genere, teorie scientifiche, nozioni): essere schiavo di una memoria vuol dire attenersi acriticamente a ciò che è stato memorizzato, senza la capacità di integrare e andare oltre, e ciò impedisce la produzione originale di idee e di conoscenza. L’uomo e la donna dovrebbero acquisire piena consapevolezza di essere individuo in evoluzione e come tale disponibili alla riorganizzazione del proprio vissuto memorizzato finalizzato al continuo miglioramento di sé. Alla radice della crisi della coppia c’è la non chiarezza della propria identità, al di sopra di qualunque modello o ruolo sociale. Occorre che ognuno lavori singolarmente sulle proprie memorie archiviando ciò che non è utile alla propria evoluzione favorendo lo sganciamento dell’io dalle memorie determinando così una progettualità volitiva della propria individualità.
Cervello e innamoramento
Dal punto di vista neurologico, per l’amore si attivano aree selettive della corteccia cerebrale (cingolo anteriore, insula, ippocampo posteriore) ed aree sottocorticali (nucleo caudato e putamen) del cervelletto. È assodato che molte delle regioni coinvolte nell’amore romantico sono poi le stesse che rispondono agli stimoli prodotti dalle droghe che inducono euforia (tipo gli oppiacei e cocaina) ma anche dal cioccolato, la cui feniletilamina lavora sul cervello come l’adrenalina o la dopamina. Fisiologicamente l’innamoramento è uno stato di forte attrazione fisica sulla base di pulsioni genetiche filogeneticamente finalizzate alla prosecuzione della specie. In etologia animale emblematico è l’esempio dello spinarello che feconda la femmina perché la riconosce per una striscia arancione sul ventre ed è spinto a fecondare anche una sagoma grigia con su dipinta una striscia arancione. Per l’essere umano l’attrazione parte da una pulsione biologica ma dovrebbe evolvere da un piano formale ad un piano sostanziale. Purtroppo il più delle volte l’uomo e la donna non ancora coscienti della propria individualità e del proprio valore non riescono ad andare oltre la prima fase dell’innamoramento rimanendo legati e dipendenti da forme e condizionamenti sociali che determinano i requisiti per essere apprezzati, accettati e valorizzati. Questo processo dopo qualche tempo giunge a saturazione perché non c’è più la forza attrattiva che spinge l’uno verso l’altro in un confronto e dialogo continuo finalizzato all’evoluzione sostanziale di entrambi all’interno del rapporto.
Uomo e donna: cervelli diversi
L’uomo e la donna hanno cervelli diversi. L’uomo percepisce la realtà misurandola attraverso un codice di tipo analitico-razionale mentre il cervello della donna, con maggiori fibre di connessione nel corpo calloso tra i due emisferi, è dotata di una percezione spaziale-emozionale e quindi di un sinergismo interemisferico che le permette di integrare le informazioni in arrivo rimanendo oggettiva alla realtà. I due soggetti attori del rapporto raggiungeranno quell’individualità cosciente sopracitata quando ognuno potrà gestire le informazioni in arrivo riconoscendo gli elementi utili e vitali alla propria ed altrui evoluzione, trasformando le informazioni disarmoniche favorendo il dialogo e la collaborazione per raggiungere un equilibrio più alto. Tale collaborazione può essere raggiunta solo attraverso la coscienza e la consapevolezza di che cosa vuol dire fare un percorso insieme. Molto spesso si stabilisce un contratto sociale in cui si definiscono compiti, responsabilità, limiti di movimento e competenze dell’uno e dell’altro, ma questo contratto non ha a che vedere con il significato sostanziale del rapporto di coppia che dovrebbe essere fondato sulla consapevolezza che ognuno mette in comune il proprio potenziale energetico e non ciò che non ha raggiunto. Occorre quindi sviluppare il sentire dell’altro, la sensazione dell’energia che c’è in lui o in lei per poter comunicare sostanzialmente con l’altro sulla base di una finalità comune. La comunicazione deve tener presente la pari dignità delle persone. Qualsiasi azione deve stimolare l’altro ad esprimere le sue potenzialità, deve essere quindi mirata a dare coscienza. La donna deve poter esprimere il suo ruolo sostanziale ovvero la sua capacità di tradurre l’energia spirituale, trascendente nella materia, l’uomo con le sue capacità analitico-razionali diviene il mezzo per espletare il progetto nella sua totalità. Riconoscendosi nella loro individualità l’uomo e la donna daranno vita ad un incontro che permetterà loro di tradurre in sintesi quel progetto evolutivo che fisiologicamente sono chiamati a svolgere.
Domande frequenti
Perché fondare la coppia sul potere ne mina la tenuta?
Quando il legame si regge sulla forza o sul denaro, l’altro viene trattato come qualcosa da possedere o provocare, non come un individuo da riconoscere. Valori come dignità, libertà, giustizia e amore non sono acquistabili: senza il loro rispetto il rapporto perde la spinta che tiene insieme le due persone e va incontro alla crisi.
Che cosa accade nel cervello durante l’innamoramento?
Si attivano aree della corteccia cerebrale (cingolo anteriore, insula, ippocampo posteriore) e regioni sottocorticali come nucleo caudato e putamen. Sono in parte le stesse aree stimolate da sostanze che inducono euforia e dal cioccolato, la cui feniletilamina agisce come adrenalina e dopamina. È uno stato di forte attrazione fisica dalle radici biologiche, legato alla prosecuzione della specie.
In che senso il cervello dell’uomo e quello della donna sono diversi?
Secondo il testo, l’uomo tende a leggere la realtà con un codice analitico-razionale, mentre la donna, grazie a un corpo calloso con più fibre di connessione tra gli emisferi, dispone di una percezione spaziale-emozionale e di un maggiore sinergismo interemisferico. Non è una gerarchia, ma una differenza che può diventare complementarità nel dialogo.
Come si passa dall’innamoramento a un legame che dura?
Superando la fase iniziale, fatta di forme e condizionamenti sociali, per costruire un confronto continuo in cui ciascuno mette in comune il proprio potenziale. Serve sviluppare il sentire dell’altro e una comunicazione fondata sulla pari dignità, dove ogni azione stimola l’altro a esprimere le proprie potenzialità.
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