Le ricerche sullo sviluppo emotivo hanno affrontato diversi aspetti: il riconoscimento delle emozioni inteso come la capacità di distinguere le diverse espressione facciali quindi anche la diversa emozione. Gli esperimenti dimostrano che i bambini piccolissimi si accorgono del diverso atteggiamento del viso e riescono, se pur in modo primitivo, a comprenderne il contenuto. La comprensione delle emozioni , secondo i risultati, è presente già prima dello sviluppo della capacità di parlare, differentemente da quanto sosteneva Harris (1989), in quanto i bambini riescono a cogliere, anche se in maniera intuitiva, la prospettiva mentale dell’adulto. La comprensione implica diversi livelli, non solo quello cognitivo, ma anche quello empatico quando il bambino prova ciò che prova l’altro e quello simpatetico quando il bambino si sente dispiaciuto per l’altro e cerca di prestargli aiuto. Questo tipo di comprensione implica riconoscere che le persone sono entità distinte da se stessi, permanenti e con una loro identità, con pensieri e sentimenti anche diversi, oltre alla capacità di decentrazione. Già dalla nascita si assiste al fenomeno del “contagio” che consiste nell’assumere lo stato emotivo dell’altro semplicemente stando esposti al suo comportamento: quando un neonato comincia a piangere dopo poco gli altri lo seguono. La risonanza emotiva rappresenta una prima capacità di comprensione dell’esperienza dell’altro, comincia ad emergere nell’ultimo trimestre del primo anno di vita ed è già strutturata attorno a 1 anno e mezzo anche se in forma egocentrica; intorno ai 4 anni è possibile comprendere gli antecedenti situazionali di alcune emozioni. La comprensione simpatetica richiede di decentrarsi, si sviluppa più tardi e all’inizio è legata alle situazioni concrete, dagli 8 anni il bambino è in grado di percepire lo stato d’animo anche solo immaginando la situazione.
La capacità di distinguere le emozioni complesse richiede un confronto tra norme interne e norme culturali in relazione al giudizio di base positivo o negativo e non compare prima degli 8 anni. Ad esempio l’orgoglio fino ai 6 anni viene spesso confuso con la gioia o comunque non è collegato ad episodi in cui è presente lo sforzo personale per un buon risultato ottenuto. Anche la vergogna non è ben riconosciuta, come mostrano le diverse spiegazioni fornite da bambini di 6 anni e adolescenti: i primi la collegano alle considerazioni del gruppo, i secondi a valori personali. Dai 6 anni viene compresa la possibilità di provare due diverse emozioni in rapida successione per un cambiamento nella situazione, ma non la presenza contemporanea delle due componenti; la comprensione dell’ambivalenza ossia una stessa situazione che può provocare emozioni diverse, compare solo intorno ai 10 anni.
La socializzazione delle emozioni ossia la capacità di adattare le emozioni all’ambiente e alle richieste culturali è stata messa in rilievo dagli studi su differenti culture e su bambini provenienti da contesti deprivati o con conflitti nella famiglia. Nei primi mesi di vita la madre rinforza alcune espressioni e ne trascura altre, modellando così le espressioni spontanee dei figli e influenzando l’educazione della manifestazione delle emozioni. Intorno ai 2/4 anni i bambini riescono a simulare le emozioni, quindi a mostrare un’emozione diversa da quella provata, senza però essere in grado di capire quale sia quella più adeguata da adottare alla situazione. A 6 anni sanno quando e perché simulare o dissimularle, in seguito all’acquisizione delle regole culturali di esibizione e alla capacità di distinguere tra il proprio mondo interno e quello esterno; la capacità comunque di modulare le espressioni secondo le richieste del contesto culturale e riuscire a gestirle viene raffinata e padroneggiata dagli 8 anni in poi.
Ricerche sui diversi aspetti dello sviluppo emotivo
Le ricerche sullo sviluppo emotivo hanno affrontato diversi aspetti: il riconoscimento delle emozioni inteso come la capacità di distinguere le diverse espressione facciali quindi anche la diversa emozione. Gli esperimenti dimostrano che i bambini piccolissimi si accorgono del diverso atteggiamento del viso e riescono, se pur in modo primitivo, a comprenderne il contenuto. La comprensione […]
Denise Pagano Aggiornato il
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