Psicologia Sociale e del Comportamento

Quando il volante rende carnefice

C’è un modo, oggi, di diventare cattivi in pochi secondi: al volante. Un gesto di troppo, una rimostranza, e un uomo comune si trasforma in aggressore. La follia stradale racconta qualcosa di profondo sulla psicologia dell’aggressività: quanto sia sottile la sovrastruttura che ci trattiene e quanto in fretta possiamo regredire a uno stato emotivo primitivo, […]

Psicolab — Quando il volante rende carnefice
C’è un modo, oggi, di diventare cattivi in pochi secondi: al volante. Un gesto di troppo, una rimostranza, e un uomo comune si trasforma in aggressore. La follia stradale racconta qualcosa di profondo sulla psicologia dell’aggressività: quanto sia sottile la sovrastruttura che ci trattiene e quanto in fretta possiamo regredire a uno stato emotivo primitivo, fatto di soli bisogni e impulsi.

Un pugno per motivi di viabilità

Lo spunto per una riflessione ci giunge dalla cronaca: un uomo di trentatré anni non gradisce le rimostranze di un anziano che avrebbe potuto essere suo padre, un uomo di sessantotto anni. Non conterebbe quello che è successo sulla strada, ma è bene raccontarlo lo stesso. Il giovane guidava troppo veloce e fa arrabbiare l’anziano, che faceva quello che i nonni hanno sempre fatto: badava ai nipotini.

Pochi secondi sono bastati al più giovane per sragionare su quel gesto della mano, un rimprovero giudicato troppo offensivo e per di più osato da un anziano. Un secondo per inchiodare le ruote e ingranare la retromarcia necessaria a tornare indietro, un gesto che normalmente avrebbe messo sale in zucca e che invece quella zucca l’ha svuotata, riempiendola di impulsi che ancora sopivano. Un istante, e il pugno finisce tremendo sul viso dell’anziano, che stramazza a terra esanime, sotto gli occhi dei due nipotini atterriti. Mentre la vicenda si consuma, l’uomo aggredito è attaccato a una macchina in ospedale, la testa aperta in sala operatoria per rimuovere un ematoma enorme.

Quando la sovrastruttura crolla

La notizia, per la verità, non rimbalza più di tanto. Cos’è, in fondo, un pugno? Cos’è un’aggressione, un coma, quando viene originato in strada per “motivi di viabilità”? Eppure siamo davanti a un infinito ripetersi di gesti e routine di ordinaria follia stradale. Gesti di una crudeltà tale da svuotare l’individuo di ogni sovrastruttura, fino a farlo regredire a uno stato emozionale primitivo in cui si dibattono esclusivamente bisogni primari e disperazione.

È uno stato d’animo che odora di istinto: il bisogno di appagamento che l’aggressore trae dall’essere lui il protagonista assoluto, già instabile e umorale, lo conduce inesorabilmente verso un abisso fatto di velocità e vessazioni. In psicologia questo scivolamento ha un nome: la caduta dei freni inibitori, di quel controllo che l’Io e il Super-Io normalmente esercitano sull’impulso. L’abitacolo, l’anonimato percepito, l’assenza di un vero confronto verbale abbassano la soglia oltre la quale l’aggressività diventa azione.

La strada dei cattivi

Per non incappare in situazioni come queste, sembra servire parecchia fortuna. Non solo di fronte ai pugni di un aggressore irritato da una rimostranza, non importa se legittima, ma anche di fronte alla rotta di un ubriaco contromano, di un pirata del volante, di un sasso lanciato da un cavalcavia. Più genericamente, di fronte all’ordinaria follia stradale che oggi viviamo, condita anche da tanta violenza, in una strada in cui le regole sembrano dettarle i cattivi.

Perché la strada è davvero dei cattivi, anche se nessuno lo vuole ammettere, anche se spesso non ce ne accorgiamo. Nessuno può dire dove si trovino, ma li sentiamo ovunque, e ne avvertiamo una perfida vicinanza: magari dietro l’angolo che stiamo per svoltare, o nell’ansia che ci pervade, quando guidiamo, per la paura di non tornare a casa. Pare quasi che la strada si sia finalmente mostrata per quella che è: un inferno, un girone dantesco o, nella migliore delle ipotesi, una Corte dei Miracoli come quella immaginata da Victor Hugo nella notte parigina, il magico cerchio dove i malvagi si riunivano prima delle loro scorrerie.

Riconoscere il carnefice e la vittima che sono in noi

Speriamo almeno che vicende come questa servano a farci riflettere. Speriamo che i tanti carnefici e le tante vittime che sono in ciascuno di noi comprendano che, se stavolta abbiamo avuto la fortuna di non esserci, dietro l’angolo, nella notte della strada, la nostra esistenza potrebbe essere stravolta in un batter d’occhio, soltanto per essere al posto sbagliato nel momento sbagliato. Riconoscere quanto sia facile, per chiunque, scivolare nell’aggressività è il primo passo per costruire l’antidoto: rallentare, fermare l’impulso, restituire alla strada il confronto e il rispetto che l’abitacolo tende a spegnere.

Domande frequenti

Perché un banale diverbio stradale può degenerare in violenza?

Perché al volante vengono meno i freni inibitori che normalmente controllano l’impulso. L’anonimato percepito, l’isolamento dell’abitacolo e l’assenza di un vero confronto verbale abbassano la soglia oltre la quale l’aggressività si trasforma in azione, facendo regredire la persona a uno stato emotivo primitivo.

Che cos’è la cosiddetta follia stradale?

È l’insieme di comportamenti aggressivi e impulsivi che emergono alla guida per motivi anche minimi di viabilità. Non riguarda solo persone violente: mostra quanto sia sottile la sovrastruttura che ci trattiene e quanto in fretta chiunque possa perdere il controllo.

Chi è più a rischio di comportamenti aggressivi alla guida?

Il rischio aumenta in chi è già instabile o umorale e trae appagamento dall’essere protagonista, ma la caduta dei freni inibitori può riguardare chiunque in condizioni di stress, provocazione percepita e isolamento nell’abitacolo. Per questo si parla del carnefice e della vittima che sono in ciascuno di noi.

Come si può prevenire l’escalation dell’aggressività al volante?

Riconoscendo l’impulso e rallentando prima di agire, evitando di rispondere alle provocazioni e ripristinando, per quanto possibile, un confronto rispettoso. Consapevolezza e autocontrollo sono l’antidoto alla regressione emotiva che la strada tende a favorire.

La follia stradale non è solo cronaca: è una lezione di psicologia dell’aggressività. Al volante i freni inibitori si allentano, l’anonimato e l’isolamento abbassano la soglia dell’impulso, e un uomo comune può regredire in pochi secondi a uno stato emotivo primitivo. Riconoscere quanto sia facile, per chiunque, scivolare nell’aggressività è il primo passo per fermarla: rallentare, non rispondere alla provocazione, restituire alla strada il rispetto che l’abitacolo tende a spegnere.
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