Psicologia Clinica e Psicopatologia

Quale uomo per le neuroscienze?

Dietro ogni posizione bioetica c’e, spesso implicita, un’idea di che cosa sia l’essere umano. Quando le neuroscienze promettono di intervenire sui processi che ci rendono coscienti e capaci di scegliere, questa domanda diventa decisiva. I diversi modelli etici non discordano solo sulle conclusioni: discordano, alla radice, sulla concezione dell’uomo. Due approcci alla bioetica Pur avendo […]

Psicolab — Quale uomo per le neuroscienze?
Dietro ogni posizione bioetica c’e, spesso implicita, un’idea di che cosa sia l’essere umano. Quando le neuroscienze promettono di intervenire sui processi che ci rendono coscienti e capaci di scegliere, questa domanda diventa decisiva. I diversi modelli etici non discordano solo sulle conclusioni: discordano, alla radice, sulla concezione dell’uomo.

Due approcci alla bioetica

Pur avendo le neuroscienze una propria specificita, conviene collocare il loro rapporto con la bioetica nel piu ampio quadro delle relazioni fra bioetica e scienze in generale. Con qualche semplificazione, e possibile riconoscere due approcci fondamentali.

Il primo ritiene che la bioetica debba sorgere dall’interno della pratica e della ricerca scientifica, e non possa essere imposta dall’esterno. Questo approccio prende atto del pluralismo esistente in campo bioetico e lo assume come l’unica situazione possibile, considerando inapplicabile un’etica assoluta valida per tutti e per sempre. Suggerisce percio di cercare il massimo accordo possibile fra i soggetti coinvolti sui valori ritenuti preminenti: si parla in questo senso di bioetica procedurale o contrattualistica.

I modelli che condividono questo approccio

Nella societa odierna coesistono diversi modelli etici di riferimento. Il modello liberal-radicale assume come criterio guida la liberta di scelta individuale: tutto e lecito, purche venga scelto liberamente. Il modello pragmatico-utilitarista pone al centro l’utilita e il piacere: e lecito cio che e utile e soddisfa la maggioranza delle persone. Il modello socio-biologista nega l’esistenza di criteri assoluti e immutabili, riconoscendo solo criteri relativi al contesto sociale, storico, culturale ed economico, e considerando certe soltanto le acquisizioni scientifiche.

In questi modelli si puo rintracciare una sostanziale equivalenza tra valore e qualita della vita. Si tende cosi a distinguere fra vita umana personale e vita umana non personale e a giudicare, in base alla qualita della vita fisica, quali esistenze siano degne di essere vissute e quali no. Parallelamente, si assegna un posto di rilievo assoluto al progresso scientifico e tecnologico, considerato come un fine in se stesso, secondo l’idea che la ricerca debba comunque andare avanti.

Il modello personalista

Il secondo approccio caratterizza il cosiddetto modello personalista, che considera la bioetica una parte dell’etica. In questa prospettiva l’uomo e un essere vivente che manifesta una superiorita rispetto agli altri viventi in quanto dotato di piena autocoscienza, della capacita di conoscere intellettualmente, di scegliere e di amare in modo libero.

La bioetica, se non vuole limitarsi a offrire risposte puramente descrittive, deve esaminare la liceita del comportamento umano riguardo ai possibili interventi sulla vita. L’uomo, in quanto essere libero e intelligente, risponde di fronte alla propria coscienza e alle leggi morali di ogni atto compiuto con piena consapevolezza e deliberato consenso.

La dignita della persona come criterio

Il criterio guida diventa allora la dignita ontologica della persona, che vale per quello che e e non per quello che fa. Questa dignita va rispettata sempre e in modo assoluto, indipendentemente dallo stadio di sviluppo, dalla qualita della vita fisica, psichica e relazionale, e dalle mutevoli circostanze storiche, sociali ed economiche. Ne consegue che non tutto cio che e tecnicamente realizzabile e per cio stesso eticamente accettabile.

Il compito che la bioetica personalista si assume e dunque orientare le scelte della pratica e della ricerca verso il bene di ogni persona, considerata sempre come fine e mai come mezzo, secondo una nota formula della filosofia morale moderna.

Alla radice, una concezione dell’uomo

Non sorprende, considerate queste premesse, che il dibattito bioetico sia oggi particolarmente acceso. Si confrontano concezioni radicalmente diverse, in un panorama culturale in cui e difficile trovare un minimo comune denominatore. Persino principi condivisi a livello internazionale, come quelli affermati dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, restano nei fatti spesso disattesi.

Cio che spiega l’esistenza di modelli etici cosi differenti e, in ultima analisi, la diversa concezione che essi hanno dell’uomo. Per questo le domande filosofiche fondamentali, cosa posso sapere, cosa posso sperare, cosa devo fare e, soprattutto, che cosa e l’uomo, non sono un mero esercizio speculativo: sono il primo passo verso una comprensione piu adeguata di noi stessi e della realta che ci circonda. E sono le stesse domande che ogni avanzamento delle neuroscienze ci costringe a riprendere.

Domande frequenti

Che cosa distingue la bioetica procedurale da quella personalista?

La bioetica procedurale cerca il massimo accordo possibile tra i soggetti coinvolti, accettando il pluralismo dei valori. La bioetica personalista assume come criterio assoluto la dignita della persona, valida indipendentemente dalle circostanze.

Che cosa significa considerare la persona come fine e mai come mezzo?

Significa che ogni essere umano possiede un valore in se, non strumentale. Non puo quindi essere usato unicamente come strumento per altri scopi, per quanto importanti possano sembrare.

Perche le diverse posizioni bioetiche sono cosi distanti?

Perche poggiano su concezioni differenti dell’uomo. Chi identifica il valore della vita con la sua qualita misurabile e chi lo radica nella dignita della persona arrivano inevitabilmente a conclusioni opposte.

Cosa c’entra l’idea di uomo con le neuroscienze?

Le neuroscienze indagano i processi che riguardano coscienza, scelta e identita. Il modo in cui definiamo l’uomo determina quali interventi su questi processi consideriamo accettabili e quali no.

Le posizioni bioetiche si dividono tra chi fa nascere l’etica dall’interno della pratica scientifica, accettando il pluralismo dei valori, e chi assume come criterio assoluto la dignita della persona. La differenza vera non sta nelle conclusioni ma nella concezione dell’uomo. Per questo, davanti alle neuroscienze, la domanda decisiva resta una sola: quale uomo?
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