Psicologia Clinica e Psicopatologia

I Processi di Coping nell’Adattamento allo Stress

I processi di coping rappresentano le dimensioni psicologiche principalmente coinvolte nell’adattamento a situazioni stressanti. Comprendere come funzionano le strategie di fronteggiamento dello stress, quali tipologie esistono e come si misurano e fondamentale sia in ambito clinico sia nella vita quotidiana. La flessibilita nell’uso delle strategie di coping e l’elemento essenziale per un buon adattamento allo […]

Psicolab — I Processi di Coping nell’Adattamento allo Stress
I processi di coping rappresentano le dimensioni psicologiche principalmente coinvolte nell’adattamento a situazioni stressanti. Comprendere come funzionano le strategie di fronteggiamento dello stress, quali tipologie esistono e come si misurano e fondamentale sia in ambito clinico sia nella vita quotidiana. La flessibilita nell’uso delle strategie di coping e l’elemento essenziale per un buon adattamento allo stress.

Definizione di stress: dall’ingegneria alla psicologia

L’origine del termine stress e appannaggio dell’ingegneria, dove con stress si denota una forza che viene applicata a un materiale e che, in tal modo, puo produrre in esso una tensione o un cambiamento meccanico. In psicologia viene utilizzato per la prima volta da Cannon nel 1932 come sinonimo di stimolo nocivo. Successivamente Selye (1936) concettualizza lo stress come un insieme di reazioni difensive di natura fisiologica e psicologica attuate per far fronte a una minaccia o a una sfida. Selye fu il primo ad aver riconosciuto che lo stress non e una condizione necessariamente patologica e negativa, ma una reazione in primo luogo adattativa, in quanto finalizzata a ristabilire o a mantenere l’equilibrio omeostatico.

Infine Lazarus e Folkman (1984) definiscono lo stress come la condizione derivante dall’interazione di variabili ambientali e individuali, che vengono mediate da variabili di tipo cognitivo. Quindi lo stress viene concettualizzato come qualcosa di dinamico, a carattere relazionale, e compare per la prima volta il concetto di stress psicologico. Con tale concetto si sottolinea la componente soggettiva dell’evento stressante, ovvero che l’elemento fondamentale che determina l’entita della reazione emozionale-fisiologica e la valutazione cognitiva che l’individuo compie del suddetto evento stressante.

La doppia natura dello stress

Nessun evento esistenziale significativo puo essere considerato aprioristicamente patogenetico e, allo stesso tempo, ogni evento suscettibile di produrre una reazione emozionale potrebbe essere definito come avvenimento stressante (Pancheri, 1993). Gli eventi sono stressanti nella misura in cui sono percepiti come stressanti, per cui uno stimolo produrra o meno una reazione di stress a seconda di come viene interpretato e valutato (Lazarus, 1998).

Tuttavia lo stress non e un’esperienza esclusivamente soggettiva, ma la sua entita e definita anche dalle caratteristiche oggettive dello stimolo. La portata stressogena di un evento e determinata, oltre che dalla valutazione cognitiva dello stimolo compiuta dall’individuo, anche dalle caratteristiche oggettive dello stimolo, ovvero dalla qualita dell’evento (come l’impatto emozionale che produce nel soggetto) e dalla sua quantita (come, per esempio, la durata temporale e la “vicinanza” con altri eventi che costituiscono una potenziale minaccia per l’equilibrio psicofisico dell’individuo).

Infine la portata stressogena di un evento e definita, oltre che dalla valutazione cognitiva e dalla percezione emotiva dello stimolo (valutazione primaria), anche dalla cosiddetta valutazione secondaria, ovvero dalla valutazione che un individuo compie delle proprie risorse e capacita di far fronte allo stimolo stressante (strategie di coping). In altre parole un evento sara tanto piu stressante quanto piu l’individuo si percepira inadeguato e incapace di fronteggiarlo (Lazarus, 1993; Lazarus e Folkman, 1984).

Cosa sono le strategie di coping

Quando si parla di coping ci si riferisce all’insieme degli sforzi cognitivi e comportamentali attuati per controllare specifiche richieste interne e/o esterne che vengono valutate come eccedenti le risorse della persona (Lazarus, 1991). Le strategie di coping sono dunque le modalita che definiscono il processo di adattamento a una situazione stressante. Tuttavia esse non garantiscono il successo di tale adattamento. Infatti il coping, se e funzionale alla situazione puo mitigare e ridurre la portata stressogena dell’evento, ma, se e disfunzionale a essa, puo anche amplificarla.

Le caratteristiche distintive del coping sono:

  • e un processo dinamico, in quanto e costituito da una serie di risposte reciproche, attraverso le quali ambiente e individuo si influenzano a vicenda;
  • comprende una serie di azioni, sia cognitive che comportamentali, intenzionali, finalizzate a controllare l’impatto negativo dell’evento stressante.

Le tipologie di coping secondo Lazarus e Folkman

Il coping svolge diverse funzioni fondamentali in base alle quali puo essere suddiviso in diverse tipologie:

Emotion-focused coping: consiste nella regolazione delle reazioni emotive negative conseguenti alla situazione stressante.

Problem-focused coping: consiste nel tentativo di modificare o risolvere la situazione che sta minacciando o danneggiando l’individuo (Lazarus, 1991; Lazarus e Folkman, 1984).

Sulla base di questa distinzione, Lazarus e Folkman nel 1980 hanno elaborato un questionario, il Ways of Coping Checklist (WCC), suddiviso in due sottoscale che misurano l’emotion-focused coping e il problem-focused coping. Esso e costituito da 68 affermazioni che rappresentano le diverse modalita che un individuo puo o meno utilizzare per far fronte a un evento stressante.

Successivamente nel 1985 ne propongono una nuova versione, il Ways of Coping Questionnaire (WCQ), costituito da 66 items con scala Likert a 4 punti, suddiviso in otto sottoscale: 1 scala di risoluzione programmata del problema, 1 scala di ricerca di sostegno sociale e 6 scale focalizzate sulle emozioni.

Le tre tipologie di Endler e Parker

Partendo dal lavoro di Lazarus e Folkman, nel 1990 Endler e Parker hanno individuato tre tipologie di coping predominanti:

Coping centrato sul compito (task coping): e rappresentato dalla tendenza ad affrontare il problema in maniera diretta, ricercando soluzioni per fronteggiare la crisi.

Coping centrato sulle emozioni (emotion coping): rappresentato da abilita specifiche di regolazione affettiva, che consentono di mantenere una prospettiva positiva di speranza e controllo delle proprie emozioni in una condizione di disagio, oppure di abbandono alle emozioni, come la tendenza a sfogarsi o la rassegnazione.

Coping centrato sull’evitamento (avoidance coping): rappresentato dal tentativo dell’individuo di ignorare la minaccia dell’evento stressante o attraverso la ricerca del supporto sociale o impegnandosi in attivita che distolgono la sua attenzione dal problema.

Partendo da tale classificazione Endler e Parker hanno costruito e validato il Coping Inventory for Stressful Situation (CISS, 1990). Esso e composto da 48 items che indagano le diverse modalita di reagire a un evento difficile e stressante. Le risposte, da scegliere su una scala Likert a 5 intervalli (da “per niente” a “moltissimo”), vengono raggruppate nelle dimensioni sopra descritte. Anche se il CISS non e stato creato specificatamente pensando alla malattia come evento stressante, e facilmente applicabile anche a questo contesto.

Il coping nelle malattie croniche e nel dolore cronico

L’impiego di questi strumenti in ambito clinico ha permesso di rilevare che le modalita con cui una persona affronta la sua malattia influenzano significativamente il suo benessere psicofisico. In particolare gli studi sugli stili di coping nel corso di malattie croniche hanno evidenziato che l’essere attivi, il pensare positivamente e l’esprimere le proprie emozioni correla positivamente con livelli di funzionamento significativamente piu alti, con punteggi piu positivi nelle misure cliniche della malattia e con migliori livelli di adattamento psicologico.

Strategie attive e passive

Nell’ambito della ricerca sul dolore cronico, Brown e Nicassio (1987) propongono una formulazione alternativa delle tipologie di coping, descrivendo due principali strategie:

Strategie attive di coping: rappresentate dal tentativo del paziente di controllare in qualche modo il proprio dolore (per esempio, facendo gli esercizi consigliati dal terapista) oppure dal tentativo di mantenere un buon livello funzionale, nonostante il permanere del dolore stesso.

Strategie passive di coping: per cui il paziente lascia il controllo del proprio dolore ad altri o permette che altre aree significative di vita vengano influenzate negativamente dal dolore.

La differenza fondamentale tra strategie attive e passive si fonda sul fatto che il paziente faccia affidamento su risorse interne a se o esterne nella gestione del proprio dolore. Brown e Nicassio hanno elaborato il Vanderbilt Pain Management Inventory, composto da 18 items, per indagare queste dimensioni. Da studi trasversali e longitudinali e emerso che l’impiego di strategie di coping attive e associato a livelli piu bassi di severita del dolore, di depressione e di disabilita funzionale, rispetto all’impiego di strategie passive.

Strumenti di valutazione piu recenti

Il Coping Strategies Questionnaire (CSQ) di Rosenstiel e Keefe (1983) comprende una gamma piu ampia di strategie di coping, con 44 items che valutano sette strategie: sviare l’attenzione, reinterpretare le sensazioni di dolore, pregare o sperare, essere catastrofici e incrementare il livello di attivita.

Piu recentemente Smith e Wallston (1994) hanno costruito il Vanderbilt Multidimensional Pain Coping Inventory, che prende in considerazione nove strategie di coping: soluzione attiva del problema, distrazione dal problema, uso della religione, minimizzazione del problema, sfogo di emozioni negative, autocolpevolizzazione, isolamento, catastrofismo e pensiero desideroso.

Dall’applicazione di tale questionario gli autori hanno rilevato un dato interessante: le diverse strategie di coping, siano esse attive o passive, interagiscono tra loro nel determinare risultati positivi. Il successo dell’adattamento alla malattia dipendera dalla interazione tra i diversi stili di coping e dalla situazione a cui essi vengono applicati.

La flessibilita come chiave dell’adattamento

Non esistono stili di coping adattivi o disadattivi a priori, in quanto strategie che possono risultare efficaci in una situazione potrebbero non esserlo in un’altra, e modalita reattive che risultano positive, se usate moderatamente e temporaneamente, possono divenire negative se usate in modo esclusivo (Zeidner e Saklofske, 1996). Si puo quindi concludere che l’elemento essenziale per un buon adattamento allo stress, soprattutto nel caso di eventi stressanti duraturi nel tempo, sia la flessibilita nell’uso delle strategie di coping, la capacita cioe di non irrigidirsi su un’unica strategia, ma di riuscire a cambiarla qualora si dimostri inefficace e disadattiva.

Domande frequenti

Cos’e il coping in psicologia?

Il coping e l’insieme degli sforzi cognitivi e comportamentali attuati per controllare specifiche richieste interne o esterne che vengono valutate come eccedenti le risorse della persona. Si tratta di un processo dinamico, in cui ambiente e individuo si influenzano reciprocamente, che comprende azioni intenzionali finalizzate a controllare l’impatto negativo dello stress.

Quali sono le principali tipologie di coping?

Le classificazioni principali distinguono tra: emotion-focused coping (regolazione delle emozioni negative), problem-focused coping (tentativo di risolvere la situazione), e avoidance coping (evitamento della minaccia). Brown e Nicassio distinguono inoltre tra strategie attive (controllo diretto del problema) e passive (delega del controllo ad altri).

Esiste una strategia di coping migliore delle altre?

No. La ricerca ha dimostrato che non esistono stili di coping adattivi o disadattivi a priori. Strategie efficaci in una situazione possono non esserlo in un’altra. L’elemento essenziale per un buon adattamento e la flessibilita, cioe la capacita di cambiare strategia quando quella adottata si dimostra inefficace.

Come si misura il coping?

Esistono diversi strumenti validati: il Ways of Coping Questionnaire (WCQ) di Lazarus e Folkman (66 items, 8 sottoscale), il Coping Inventory for Stressful Situation (CISS) di Endler e Parker (48 items, 3 dimensioni), il Coping Strategies Questionnaire (CSQ) e il Vanderbilt Multidimensional Pain Coping Inventory (9 strategie). Ognuno valuta tipologie e dimensioni diverse del coping.

Il coping e il processo attraverso cui affrontiamo lo stress, e la sua efficacia dipende dalla flessibilita con cui usiamo le diverse strategie disponibili. Non esiste una strategia di coping universalmente migliore: l’adattamento riuscito nasce dall’interazione tra le diverse modalita di fronteggiamento e dalla loro adeguatezza alla situazione specifica. In ambito clinico, le strategie attive (controllo diretto, pensiero positivo, espressione delle emozioni) sono associate a migliori esiti, ma anche le strategie passive possono avere un ruolo temporaneo utile. La rigidita su un’unica strategia e il vero fattore di rischio per il disadattamento.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *