Psicoterapia e Psicoanalisi

Pillole di Lacan

Nel dopo-Freud la psicoanalisi si è divisa in due strade: quella evolutivista, che segue le orme di Freud, e quella strutturalista, che da Freud prende solo le basi per costruire una concezione nuova. A capo del modello strutturalista c’è Jacques Lacan. Il suo fondamento è una frase che ha cambiato la psicoanalisi: l’inconscio è strutturato […]

Psicolab — Pillole di Lacan
Nel dopo-Freud la psicoanalisi si è divisa in due strade: quella evolutivista, che segue le orme di Freud, e quella strutturalista, che da Freud prende solo le basi per costruire una concezione nuova. A capo del modello strutturalista c’è Jacques Lacan. Il suo fondamento è una frase che ha cambiato la psicoanalisi: l’inconscio è strutturato come linguaggio. Da qui derivano l’Altro, il desiderio come mancanza, lo stadio dello specchio e l’oggetto piccolo (a).

Introduzione: evolutivisti e strutturalisti

Nel cosiddetto dopo-Freud la psicoanalisi si è trovata di fronte ad un punto di biforcazione tra coloro che hanno inteso concepire la psicoanalisi seguendo le orme di Freud (approccio che ha preso il nome di evolutivista), e coloro che da Freud hanno preso le basi per costruire una nuova concezione di psicoanalisi (approccio chiamato strutturalista). Secondo il modello evolutivista, l’uomo è inteso come un organismo in potenza, capace ed in grado di svilupparsi attraverso stadi, fasi di sviluppo evolutivo appunto; il modello strutturalista, invece, intende l’uomo come immerso in una struttura che lo anticipa e lo predetermina, e da questa dipendente per il suo sviluppo.

Ritroviamo nel modello evolutivista autori come lo stesso Freud, Spitz, Mahler, Winnicott, mentre a capo del modello strutturalista troviamo Jacques Lacan, il quale pur prendendosi l’onere di portare in Francia la parola di Freud, da questo prende le mosse per la costruzione della sua teoria.

L’Inconscio, il Linguaggio e l’Altro

Il fondamento su cui è costruita l’idea di Lacan è: «l’inconscio è strutturato come linguaggio». L’inconscio non è quindi l’istintuale, il pre-verbale sul quale deve intervenire l’Io regolatore. L’inconscio è piuttosto il luogo della ragione ed essendo strutturato come un linguaggio, questo sottostà a delle regole, ad una struttura appunto. Lo dimostra l’organizzazione logica e non casuale di produzioni inconsce quali il sogno, il lapsus, il sintomo e l’atto mancato.

Allo stesso tempo il soggetto è immerso nella struttura, è a bagno nella struttura, che lo predetermina, che lo attraversa, una struttura che Lacan chiama Altro. Ed in virtù di questo, l’inconscio diventa «il discorso dell’Altro». L’Altro di Lacan è il campo del linguaggio, entro le cui leggi si trova preso il soggetto. È una rappresentazione che gli è necessaria per dimostrare la dipendenza dell’uomo dalla struttura, dalla Cultura. Ed il soggetto, l’essere umano, vi si trova iscritto ancor prima della sua nascita, Lacan dice che «nasce nel campo dell’Altro». L’Altro agisce quindi sul bambino ancor prima di ogni possibile interazione della stessa madre, a causa delle leggi dell’Altro, che anticipano la sua nascita.

La domanda del bambino e il desiderio dell’Altro

Lo sviluppo del bambino avviene quindi all’interno della struttura, da cui questo dipende. Ed essendo dipendente, il bambino chiede, chiede all’Altro materno, l’Altro che gli è a più diretto contatto, che vengano soddisfatti i suoi bisogni e che venga risposto alle sue domande, o meglio alla sua unica domanda, mascherata da mille altre domande: è una domanda d’amore, di desiderio dell’Altro, perché è il desiderio (che sta «al di là della domanda») dell’Altro che dà un senso al bambino, che lo fa riconoscere, che lo fa sentire l’unico, insostituibile. Quindi il bambino domanda all’Altro che questo gli riconosca la sua particolarità, che gli doni il suo desiderio: desidera il desiderio di lui che sta nell’Altro. Ma perché il soggetto desidera proprio il desiderio dell’Altro? Per il semplice fatto che potrebbe non essere desiderato. Sotto questa luce, il desiderio risulta essere una mancanza di qualcosa, ciò che Lacan definisce «mancanza ad essere».

Il Significante e il corpo pulsionale

Secondo il modello strutturalista, il corpo e la pulsione sono costantemente subordinati all’azione primordiale del Significante, della struttura, in quanto il soggetto è causato dal Significante, è il significato del Significante. Così la pulsione, e quindi la libido, non risultano un qualcosa che si evolve nel tempo: il corpo pulsionale si costituisce solo grazie all’azione del Significante, il corpo si pulsionalizza solo entrando nel campo dell’Altro.

L’azione del Significante sul soggetto si esprime nelle sue abitudini culturali e sociali, a partire dal neonato per arrivare all’adulto, attraverso tagli simbolici (cordone ombelicale, capelli, educazione sfinterica) che sottraggono godimento al corpo, a causa della mancanza d’oggetto. Questa particolare azione del Significante singolarizza dunque il soggetto, per il particolare e personale effetto che la perdita del godimento ha in lui, come mostra l’oggetto piccolo (a).

La costituzione del soggetto: alienazione e separazione

Secondo Lacan all’origine si ha la frammentazione, la scissione, dove il bambino è un corpo in frammenti. Nei primi mesi di vita dipende in tutto e per tutto dall’Altro ed è in balia del caos che attraversa il suo corpo.

Lo stadio dello specchio e l’alienazione

Tra i 6 e i 18 mesi, nel cosiddetto «stadio dello specchio», il bambino risponde in modo giubilatorio alla propria immagine riflessa nello specchio. Nello stesso istante in cui si riconosce, si divide in due parti che si costituiscono simultaneamente: l’Io si aliena oggettivamente in un sé. In questo processo, chiamato di alienazione, l’io si costituisce come risultato della mediazione dell’Altro, dell’immagine dell’Altro. E rispetto alla frammentazione originaria, l’immagine nello specchio è un io ideale, che salva il soggetto dalla disgregazione, permettendogli di riconoscersi come Io. Questo tipo di identificazione primaria è il prototipo di tutte le altre identificazioni che costelleranno la vita dell’individuo.

Il soggetto può entrare nel campo dell’Altro, solo se perde del godimento, se ne viene svuotato, perché entrare nell’Altro significa sottostare a delle leggi, leggi che inevitabilmente lo privano di godimento: Lacan chiama questa «azione letale del Significante».

Sotto quest’ottica l’Edipo risulta una limitazione del godimento, imposta dalla legge del padre, il quale interviene come rappresentante della legge dell’Altro, alla quale lui stesso è sottomesso. Accettando la legge paterna, il bambino si identifica con il padre, detentore del fallo, cioè preleva dal campo dell’Altro dei significanti, dei tratti che lo rappresentano (storia familiare, cultura, modi, abitudini), ed assume il suo giusto ruolo nella triade familiare.

La separazione e l’oggetto piccolo (a)

Successivamente, attraverso il processo di separazione, il soggetto si stacca dall’Altro, non attraverso l’identificazione, ma grazie a ciò che Lacan chiama oggetto piccolo (a), rappresentante del residuo del godimento, prodottosi nelle prime esperienze libidiche infantili, e che prende il posto dell’oggetto perduto, della prima esperienza di godimento totale (l’oggetto materno).

L’esaurirsi di questa prima esperienza fa nascere nel soggetto la mancanza ad essere che lo costituisce, mancanza strutturale che rende il soggetto un «soggetto desiderante», mosso dal principio di piacere verso il recupero dell’oggetto perduto.

Ed è proprio attraverso la costituzione dell’oggetto piccolo (a) che il soggetto si stacca dall’Altro, perché l’oggetto piccolo (a) non appartiene al Significante, ma è un qualcosa di assolutamente personale, di diverso tra soggetto e soggetto. Lacan chiama fantasma i diversi modi di ognuno di articolare i propri rapporti di godimento con l’oggetto piccolo (a), ed è quindi il fantasma che distingue un soggetto da un Altro.

Nell’oggetto risiede quindi, per Lacan, ciò che dà significato al soggetto.

Domande frequenti

Cosa significa che l’inconscio è strutturato come linguaggio?

Significa che l’inconscio non è il magma istintuale e pre-verbale su cui deve intervenire un Io regolatore, ma il luogo della ragione: sottostà a regole, a una struttura. Lo dimostrano le produzioni inconsce come il sogno, il lapsus, il sintomo e l’atto mancato, che hanno un’organizzazione logica e non casuale.

Chi è l’Altro nella teoria di Lacan?

L’Altro è il campo del linguaggio, entro le cui leggi il soggetto si trova preso. Non è una persona: è la struttura, la Cultura, da cui l’uomo dipende. Il soggetto vi è iscritto ancora prima di nascere, tanto che Lacan dice che l’essere umano nasce nel campo dell’Altro. Da qui la formula per cui l’inconscio è il discorso dell’Altro.

Perché per Lacan il desiderio è una mancanza?

Perché il bambino desidera il desiderio dell’Altro, cioè di essere riconosciuto come unico e insostituibile, e lo desidera proprio in quanto potrebbe non essere desiderato. Il desiderio nasce quindi da un vuoto, ciò che Lacan chiama mancanza ad essere: una mancanza strutturale che rende il soggetto un soggetto desiderante.

Che differenza c’è tra alienazione e separazione?

Nell’alienazione, che avviene nello stadio dello specchio tra i 6 e i 18 mesi, l’Io si costituisce grazie alla mediazione dell’immagine dell’Altro. Nella separazione il soggetto si stacca invece dall’Altro grazie all’oggetto piccolo (a), che non appartiene al Significante ed è assolutamente personale, diverso da soggetto a soggetto.

Il cuore di Lacan sta in un ribaltamento: non è il soggetto a produrre il linguaggio, è il linguaggio a produrre il soggetto. L’uomo nasce dentro una struttura che lo anticipa, l’Altro, e per entrarci deve pagare un prezzo in godimento. Da quella perdita nascono il desiderio come mancanza ad essere e l’oggetto piccolo (a), l’unico residuo davvero personale. È lì, e non nell’identificazione, che ciascuno diventa sé stesso.
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