Psicologia dello Sviluppo ed Educazione

Piaget: I Concetti Teorici Fondamentali

Jean Piaget descrive lo sviluppo cognitivo come un processo biologico di adattamento all’ambiente. Alla base della sua teoria stanno le invarianti funzionali, meccanismi costanti che accomunano l’essere umano agli altri viventi: da un lato l’adattamento, fatto di assimilazione e accomodamento, dall’altro l’organizzazione. Da queste forze nasce la sequenza ordinata degli stadi di sviluppo, un percorso […]

Piaget: I Concetti Teorici Fondamentali
Jean Piaget descrive lo sviluppo cognitivo come un processo biologico di adattamento all’ambiente. Alla base della sua teoria stanno le invarianti funzionali, meccanismi costanti che accomunano l’essere umano agli altri viventi: da un lato l’adattamento, fatto di assimilazione e accomodamento, dall’altro l’organizzazione. Da queste forze nasce la sequenza ordinata degli stadi di sviluppo, un percorso in cui il pensiero si trasforma per salti qualitativi.

Le invarianti funzionali: cosa non cambia mai

Gli esseri viventi e l’uomo sono accomunati, secondo Piaget, dalle invarianti funzionali. Sono chiamate così perché restano identiche a se stesse in ogni fase della vita e in ogni specie: non sono contenuti mentali, che invece cambiano di continuo, ma modalità di funzionamento sempre attive. Secondo l’autore sono di due tipi e costituiscono dei meccanismi determinati biologicamente. La prima è l’adattamento, la seconda è l’organizzazione. Insieme spiegano perché la mente umana cresce senza mai perdere coerenza interna.

La prima invariante: l’adattamento

Lo sviluppo mentale avviene attraverso una modificazione continua, che risponde a bisogni nuovi oppure a bisogni già esistenti ma applicati a condizioni mutate. Questo processo è l’adattamento, e nasce dall’interazione tra due funzioni complementari, l’assimilazione e l’accomodamento, che permettono al soggetto di scambiare informazioni ed esperienze con l’ambiente.

Assimilazione

L’assimilazione si verifica ogni volta che un soggetto incorpora nelle proprie strutture un elemento esterno senza che queste vengano modificate. In altre parole, i dati dell’esperienza e la realtà esterna sono interpretati e trasformati in funzione delle strutture interne già possedute. Il bambino che afferra un oggetto nuovo come ha imparato ad afferrare tutti gli altri lo sta assimilando a uno schema che già conosce.

Accomodamento

L’accomodamento è invece la modificazione delle strutture in funzione delle caratteristiche della realtà assimilata: le strutture esistenti si adeguano alla novità. Quando un oggetto è troppo grande o ha una forma inusuale, la presa deve cambiare, e così lo schema si aggiorna. Gli scambi con l’ambiente sono adattivi proprio perché realizzano un equilibrio tra il bisogno di assimilare e l’esigenza di accomodare.

Un equilibrio dinamico

Si tratta dunque di due funzioni complementari, che garantiscono equilibrio tra continuità e cambiamento e determinano l’adattamento dell’organismo all’ambiente. Ogni attività umana, manifesta o non manifesta, è una forma di adattamento. Le attività che esercitano strutture già esistenti sono prevalentemente assimilatorie, come nel caso del gioco, in cui il bambino ripete e consolida schemi noti. L’imitazione, che porta invece ad acquisire nuove abilità, è per lo più un’attività di accomodamento. La ricerca costante di equilibrio tra questi due poli è ciò che Piaget chiama equilibrazione, il motore silenzioso di tutto lo sviluppo.

La seconda invariante: l’organizzazione

La seconda invariante funzionale è l’organizzazione, ovvero l’accordo del pensiero con se stesso. L’organismo tende a darsi una struttura in cui il tutto è più della somma delle parti, dove ogni elemento del sistema agisce in relazione agli altri e in funzione di regole generali. Il principio dell’organizzazione garantisce una elevata coerenza nello sviluppo di diverse abilità in un dato momento: è infatti la struttura come totalità ad adattarsi, e non una parte isolata, come potrebbe essere la capacità di discriminare volti o suoni.

In quest’ottica le trasformazioni evolutive riguardano il tutto nel suo insieme. Un bambino non può fare progressi in un ambito senza che questo comporti una modificazione qualitativa dell’intera struttura. Sviluppo e coerenza, per Piaget, procedono sempre insieme.

Dagli schemi d’azione alle strutture mentali

All’inizio dello sviluppo le possibilità di interazione con l’ambiente si limitano alla percezione e alla motricità. Le strutture interne, molto elementari, sono dette schemi di azione. Gli schemi sono l’unità più elementare della conoscenza e si sviluppano nell’interazione con l’ambiente grazie all’assimilazione e all’accomodamento. Lo schema di azione funziona come un programma motorio, di cui le azioni concrete sono la manifestazione esterna.

Per Piaget le azioni rappresentano lo strumento principale di formazione delle conoscenze. Nel corso dello sviluppo gli schemi d’azione vengono interiorizzati e diventano schemi mentali, che poi si organizzano in unità più ampie, le vere e proprie strutture mentali. Questo processo si svolge soprattutto nei primi otto anni di vita. Nel tempo l’organizzazione psicologica si trasforma in modo così rilevante da rendere legittimo parlare di fasi o stadi, livelli qualitativamente diversi tra loro.

Gli stadi: continuità e discontinuità

Lo sviluppo intellettuale è la modificazione strutturale che avviene nel passaggio da uno stadio al successivo. Si tratta di un processo continuo e allo stesso tempo discontinuo, in cui si verificano modificazioni qualitative tra gli stadi primitivi e quelli più evoluti. La discontinuità è data dai cambiamenti strutturali, cioè da sostanziali modificazioni delle strutture interne.

Ad ogni stadio corrisponde una certa forma di organizzazione psicologica, con specifici contenuti, conoscenze e interpretazioni della realtà. All’interno di ogni stadio si verificano cambiamenti, che però sono lenti, graduali e di tipo quantitativo. La grande trasformazione, quella qualitativa, avviene nel salto da uno stadio all’altro.

L’integrazione gerarchica tra gli stadi

Al raggiungimento di uno stadio superiore non si perdono le acquisizioni di quello precedente: queste vengono integrate in strutture più evolute. È il principio dell’integrazione gerarchica tra stadi. Ne deriva una conseguenza importante: nessuno stadio può essere saltato, ognuno segue uno stadio più primitivo, e la sequenza rimane la stessa per tutti gli individui. Può variare la velocità con cui una persona attraversa le tappe, ma non il loro ordine, perché ogni livello costituisce la base indispensabile per quello successivo.

Perché la teoria di Piaget resta un riferimento

Il valore duraturo di Piaget sta nell’aver mostrato che il bambino non è un adulto in miniatura, ma pensa in modo qualitativamente diverso a seconda dello stadio in cui si trova. Concetti come assimilazione, accomodamento, schema ed equilibrazione sono entrati stabilmente nel linguaggio della psicologia dello sviluppo e restano strumenti utili per interpretare l’apprendimento, anche là dove le ricerche successive hanno rivisto tempi e confini dei singoli stadi. Capire come si costruisce la conoscenza aiuta insegnanti, educatori e genitori a proporre esperienze adatte al livello reale del bambino, né troppo semplici né troppo distanti dalle sue possibilità.

Domande frequenti

Cosa sono le invarianti funzionali in Piaget?

Sono i meccanismi determinati biologicamente che restano costanti in ogni fase della vita e accomunano l’uomo agli altri esseri viventi. Piaget ne individua due: l’adattamento, che si realizza attraverso assimilazione e accomodamento, e l’organizzazione, cioè la tendenza del pensiero a darsi una struttura coerente. Non sono contenuti mentali, ma modalità di funzionamento sempre attive.

Qual è la differenza tra assimilazione e accomodamento?

Nell’assimilazione il soggetto incorpora un elemento esterno nelle proprie strutture senza modificarle: è la realtà a essere interpretata secondo gli schemi già posseduti. Nell’accomodamento avviene il contrario: sono le strutture interne a modificarsi per adeguarsi alle caratteristiche della realtà. Le due funzioni sono complementari e il loro equilibrio produce l’adattamento.

Cos’è uno schema d’azione?

Lo schema d’azione è l’unità più elementare della conoscenza, una sorta di programma motorio di cui le azioni concrete sono la manifestazione esterna. Si sviluppa nell’interazione con l’ambiente grazie ad assimilazione e accomodamento e, con la crescita, viene interiorizzato trasformandosi in schema mentale e poi in strutture mentali più complesse.

Perché gli stadi non possono essere saltati?

Perché ogni stadio integra e riorganizza le acquisizioni del precedente, secondo il principio dell’integrazione gerarchica. Ogni livello costituisce la base indispensabile per quello successivo, quindi la sequenza è la stessa per tutti gli individui. Può cambiare la rapidità con cui si attraversano le tappe, ma non il loro ordine.

Per Piaget lo sviluppo cognitivo è un processo biologico di adattamento retto da due invarianti, adattamento e organizzazione. Dall’equilibrio tra assimilazione e accomodamento nascono strutture mentali sempre più complesse, organizzate in stadi ordinati e non intercambiabili: capire questa sequenza aiuta a proporre al bambino esperienze adatte al suo livello reale.
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