Storia, Teorie e Personaggi

Mutabilità Ambientale e Momenti di Crisi

L’idea che si ha oggi della crescita in generale – e di quella professionale in particolare – ha subito un radicale mutamento rispetto al passato. Implicazioni inerenti lo scenario economico hanno inciso profondamente sul piano pedagogico per quanto riguarda i nuclei familiari dei giovani italiani classe millenovecentosettanta-millenovecentonovanta. Se, infatti, ci soffermassimo oggi a guardare alla […]

Psicolab — Mutabilità Ambientale e Momenti di Crisi

L’idea che si ha oggi della crescita in generale – e di quella professionale in particolare – ha subito un radicale mutamento rispetto al passato. Implicazioni inerenti lo scenario economico hanno inciso profondamente sul piano pedagogico per quanto riguarda i nuclei familiari dei giovani italiani classe millenovecentosettanta-millenovecentonovanta.
Se, infatti, ci soffermassimo oggi a guardare alla gioventù italiana con piglio critico ci troveremmo posti di fronte ad un insieme caratterizzato da forme di “assenteismo” dalla propria vita e di marcato calo motivazionale. Una condizione simile pare connessa ad un certo torpore competitivo alimentato dal substrato di agiatezza al quale i genitori di norma propendono ad abituare i loro figli, e dal considerevole stato di incertezza in cui versa l´impianto socio-politico globale.
La questione è un problema abbastanza serio poiché con un sistema premiante domestico eccessivamente generoso e sovradimensionato si incide profondamente nella personalità in via di formazione conducendo almeno a due rischi. Da un lato abbiamo le ovvie condizioni biologiche che rendono limitata nel tempo la vita in famiglia, e dall´altro il senso di disagio che i ragazzi provano nel tentare di riconfigurare “in solitaria” quel medesimo tenore di vita che talvolta neppure l´uomo di ceto medio riesce sempre a raggiungere.
Uno scenario del genere già a primo acchito desterebbe non poche perplessità in un non addetto ai lavori quando venisse stimolato alla riflessione sul tema, figuriamoci in quelli che osservano lo scenario per professione. Lo studioso si trova infatti al cospetto di un quadro troppo spesso costellato da controsensi dis-educativi che sfociano nei vividi e preoccupanti tratti della carenza di risorse interiori con cui i nostri giovani si confrontano in un sistema tutt´altro che garantista.
Tale rilevanza sociale del problema fa si che spesso, nel palesarlo all´uomo della strada ci si aiuta comparando i giovani di oggi coi cosiddetti sessantottini. Questi ultimi, forti di una concreta consapevolezza di sé stessi, hanno lottato per realizzare i propri obiettivi d´indipendenza dagli schemi sistemici, di affrancazione dal seno genitoriale, di crescita professionale, in un solo termine: di autodeterminazione. Gli universitari del sessantotto sono quelli nati nell´immediato secondo dopoguerra, in un´Italia profondamente diversa da quella dei loro padri e delle loro madri, connotata dalla generale crescita del periodo di congiuntura economica favorevole. Il momento storico è stato infatti propizio affinché, tra il consolidarsi di alcuni giganti dell´industria e l´accresciuta esigenza di un rinnovamento infrastrutturale della pubblica amministrazione, nascessero nuove figure professionali (si pensi all´evoluzione del settore dei servizi, quello terziario, ed al terziario avanzato o quaternario) e si moltiplicassero le occasioni di inserimento nel mercato del lavoro. Il tutto, assieme alla crescente “serializzazione” di beni e servizi che contribuiva in modo efficace a ridimensionare i costi d´approvvigionamento ed alla diffusione dell´immagine del primo uomo sulla Luna nel 1969, non poteva che concorrere al diffondersi di un approccio alla vita sereno, nettamente fiducioso, ma a tratti superficiale e di indubbia impostazione materialistica.
Il contesto ambientale ha di fatto incrementato il consumismo, abbracciato a mo´ di status symbol dalla massa della popolazione. In effetti, esso ha agito come strumento di uniformità, attraverso cui ottemperare alle pulsioni interiori ispirate dal senso d´appartenenza (tipicamente le mode d´importazione anglofona).
Chiaramente questa non è un’immagine negativa a priori, tuttavia, un processo simile, consolidatosi senza un concomitante supporto etico da parte delle organizzazioni nazionali – governative e non – ha favorito l´allontanamento dalla vera essenza dell´essere, ledendo alla base il corredo valoriale condiviso. Da un punto di vista socio-psicologico, questo processo ha determinato il modo di porgersi alla quotidianità di quelle generazioni, caratterizzato dal sentirsi in cammino su di un “sentiero” tortuoso ma sicuro, fatto di opportunità e di incontrovertibile crescita economica, e che potrebbe essere così sintetizzabile:
AZIONE PERSONALE
(tu studia e/o impegnati nel lavoro)
REAZIONE SOCIALE
(ti verrà concesso di affermarti)
CONTROREAZIONE PERSONALE
(potrai comprare – e quindi essere – ciò che vorrai)
In sostanza, con questo schema si intende evidenziare l´importanza che ha assunto l´autodeterminazione nell´esistenza di ogni soggetto, inesorabilmente reificata nella credenza del poter “acquistare” la felicità per mezzo di simboli che esprimono potenza economica. Tutto ciò, adesso che quegli ex giovani, divenuti genitori e nonni, hanno tramandato la loro anacronistica metodologia di “adattamento alla vita” (falsa nella sua essenza poiché il sistema è imprevedibile e la felicità non si trova in vendita al supermercato!), s´è sviluppata attorno alle rispettive discendenze una tetra oscurità nella quale si trovano a brancolare.
Oggigiorno i neoventenni, dopo esser stati inconsapevolmente indeboliti dal permissivismo dei “grandi”, si trovano a confrontarsi con il crescente contrasto tra mezzi e fini insito nel mutamento ambientale, impattando contro ostacoli apparentemente – ma spesso anche realmente – insormontabili. Evidentemente le cause originano dallo sconvolgimento economico-sistemico degli ultimi tempi che ha invalidato lo schema operativo precedente, ponendo i ragazzi su strade complesse ed incerte.
Persino lo stesso motto “studia sodo ed emergerai” non ha più quel senso che aveva una volta. L´impermeabilità del mercato del lavoro, generalmente aperto verso le professionalità acclarate, prevede il possesso di un livello formativo che anche la famiglia media trova insostenibile, facendo venir meno, di fatto, i canoni meritocratici.
Da tutto quanto sin ora detto, allora, dovrebbe esser chiaro dove risiedano i “guasti”. Evidentemente non si tratta della personale responsabilità di alcuni se i giovani attuali sono in preda a stati di crisi anomica. Il disagio è piuttosto riconducibile al configurarsi degli apparati economico ed educativo in generale (genitori ed insegnanti della scuola primaria compresi). Se però, in merito al primo non possiamo che limitarci a registrarne i ritmi, in merito al secondo si può e si deve attivamente provvedere con politiche di formazione del substrato familiare e scolastico, infondendo quella consapevolezza dell’essere modello cui i “piccoli” quotidianamente guardano e imparano.
A rafforzamento scientifico del discorso si propongono i postulati della psicologia cognitiva. Essa, infatti, dimostra che il comportamento umano sia la risultante di tutto un corredo di implicazioni situazionali apprese attraverso il percetto che, giorno dopo giorno, permette l´immagazzinamento informativo utile acciocché sorgano e si sviluppino abitudini operative ed attitudini mentali.
Fisiologicamente parlando le “stimolazioni esperienziali” infittiscono le reti neurali del settore cerebrale interessato dal percorso percetto-azione, conducendo all’accrescimento dei nodi semantici che si trovano alla base del soggettivo predisporsi ed agire situazionale.
In conclusione si può affermare che, essendo l´acquisito sensoriale chiave comportamentale del singolo, allora, per consolidare un’idonea disposizione alla vita si dovrà incidere in età evolutiva con un appropriato impianto edificante.
È da questa riflessione sulla rilevanza del delicato processo d’interiorizzazione che l´osservatore competente richiama l´attenzione pubblica sul fondamento per cui un´educa-zione realmente efficace debba veicolare alcuni immancabili principi. Il primo è il senso della mutabilità sistemica, con lo scopo di abilitare il soggetto a districarsi in condizioni i-nattese. Un altro elemento è dato dal senso della progressività delle cose in luogo dell’immagine del “tutto e subito”, proponendo le sfide ed i momenti di stress dell’età evolutiva con taglio prospettico, celebrando gli obiettivi raggiunti in un contesto di consequenzialità. In conclusione di questa breve analisi, un ultimo ma importante cardine istruttivo per il bambino corrisponde a quella semplicità d´appagamento interiore tipica delle generazioni andate, basata sulla preminenza delle ricompense di carattere valoriale e sentimentale su quelle tangibili, principio del quale dovremmo peraltro esser tutti indistintamente consapevoli.

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