Cosa significa stadio preoperatorio
Il tratto distintivo di questo stadio è la nascita dell’attività rappresentativa, che Piaget riconosce in tre condotte tipiche. L’imitazione differita è la riproduzione di un modello a distanza di tempo e rivela che il bambino ne conserva una rappresentazione interna, presente anche come immagine mentale. Il gioco simbolico consiste nel trattare un oggetto come se fosse un altro, attribuendogli qualità evocate mentalmente. Il linguaggio verbale, infine, permette di riferirsi a persone e situazioni assenti. Piaget considera questi schemi come azioni interiorizzate, con un limite preciso: possono essere pensate solo una alla volta. Da qui l’egocentrismo intellettuale, la tendenza a rappresentare la realtà unicamente dal proprio punto di vista.
Lo stadio preoperatorio in pratica
Quando prova a spiegare il mondo, il bambino di questa fase ricorre a un pensiero prelogico, detto anche intuitivo, dominato dalla percezione e per questo rigido e talvolta contraddittorio. Le sue spiegazioni risentono di tre atteggiamenti ricorrenti: il finalismo, per cui ogni fenomeno esiste per uno scopo legato all’uomo; l’animismo, che attribuisce vita e intenzioni alle cose; l’artificialismo, per cui tutto è frutto di una costruzione. Tra i 4 e i 6 anni arrivano le prime conquiste stabili, come l’identità qualitativa, cioè il riconoscere che una persona o un oggetto restano gli stessi anche quando cambia il loro aspetto.
Termini correlati
Concetti vicini utili a inquadrare lo stadio preoperatorio sono l’egocentrismo intellettuale, il gioco simbolico, lo stadio sensomotorio che lo precede e lo stadio delle operazioni concrete che lo segue, quando il pensiero diventa reversibile e logico.
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