Psicologia dello Sviluppo ed Educazione

L’Iperattività nell’Età dello Sviluppo Psicofisico del Bambino

Un bambino sempre in movimento, che fatica a stare fermo, a concentrarsi, ad aspettare il proprio turno. È solo vivacità o qualcosa di più? Conoscere l’iperattività e il disturbo da deficit di attenzione (ADHD) aiuta genitori e insegnanti a distinguere, a non colpevolizzare e a sostenere questi bambini nel modo giusto: con attenzione, pazienza e, […]

Psicolab — L’Iperattività nell’Età dello Sviluppo Psicofisico del Bambino
Un bambino sempre in movimento, che fatica a stare fermo, a concentrarsi, ad aspettare il proprio turno. È solo vivacità o qualcosa di più? Conoscere l’iperattività e il disturbo da deficit di attenzione (ADHD) aiuta genitori e insegnanti a distinguere, a non colpevolizzare e a sostenere questi bambini nel modo giusto: con attenzione, pazienza e, quando serve, il supporto di specialisti.
Nota: l’ADHD è una condizione del neurosviluppo, non una “malattia” da correggere né un difetto del carattere. Ogni bambino è unico. Questo articolo ha valore informativo e divulgativo: per una valutazione e un percorso, il riferimento sono sempre i professionisti (neuropsichiatri infantili, psicologi, pediatri).

Aggressività e disagio: segnali da non sottovalutare

Durante la crescita un bambino può manifestare atteggiamenti aggressivi che spesso vengono minimizzati, nella convinzione che “passeranno con l’età”. In realtà, quando l’ambiente offre pochi supporti educativi, alcuni comportamenti impulsivi possono consolidarsi. Per questo collera, perdita di controllo, reazioni impulsive o, all’opposto, frustrazione e disagio vanno accolti con attenzione e ascolto, a qualsiasi età.

La letteratura scientifica indica che il rischio di comportamenti problematici dipende da una complessa serie di fattori: esperienze pregresse di abuso o violenza in famiglia, contesti familiari fragili, dipendenze dei genitori, difficoltà economiche e relazionali, e componenti ereditarie. Molti di questi fattori di rischio, però, possono essere ridotti: famiglia, scuola e specialisti che lavorano insieme, in un vero gioco di squadra, fanno una differenza enorme. Cambiare lo stile di vita degli adulti, ridurre o annullare i conflitti in casa e limitare l’esposizione dei bambini a contenuti violenti (in TV, nei videogiochi) favorisce il loro benessere psicologico.

Cos’è l’ADHD

Quando l’irrequietezza si struttura in un quadro più definito si parla di ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), il disturbo da deficit di attenzione e iperattività. È una condizione del neurosviluppo che compare in età evolutiva, con una componente spesso ereditaria, legata al funzionamento dei neurotrasmettitori cerebrali che regolano il controllo dell’attenzione. Il bambino fatica a “filtrare” i numerosi stimoli sensoriali che lo raggiungono di continuo.

Le conseguenze si riflettono sull’attenzione e sulla concentrazione, che risultano labili, con ricadute sul rendimento scolastico. Sul piano motorio, questi bambini faticano a restare seduti e mostrano un’iperattività che può accompagnarsi ad ansia e a cambiamenti dell’umore. È importante individuare presto la condizione e rivolgersi a medici e psicologi, non per “etichettare”, ma per accompagnare il bambino ed evitare che le difficoltà, se ignorate, alimentino insicurezza e disagio negli anni.

Una precisazione utile: i criteri diagnostici, un tempo descritti nel DSM-IV, sono stati aggiornati nelle edizioni successive del manuale. La diagnosi è di competenza esclusiva degli specialisti e non si basa mai su un singolo comportamento osservato a casa o a scuola.

Riconoscere l’ADHD a scuola

Fin dai primi anni di scuola è possibile notare il bambino ipercinetico: costantemente in movimento, a volte più immaturo dei coetanei, insofferente alle regole, con atteggiamenti provocatori, che sembra “non ascoltare” quando gli si parla. Con la scuola primaria il quadro può accentuarsi, perché aumentano regole e richieste.

Qui si annida un rischio delicato: che il bambino venga “etichettato” come quello che disturba. È un atteggiamento che incide negativamente sull’autostima e peggiora la situazione: sentendosi insicuro e giudicato, il bambino può accentuare l’iperattività e mostrare comportamenti di sfida. Va ricordato, invece, un dato importante: il bambino con ADHD ha un’intelligenza nella norma o superiore alla media. Se apprendimenti e relazioni risultano faticosi, è il comportamento a comprometterli, non le potenzialità di base. Il compito degli adulti è proteggere quelle potenzialità.

Tra i fattori di rischio più studiati figurano la familiarità per l’ADHD, una storia familiare di dipendenze, la presenza di una madre con difficoltà depressive, il sovraffollamento familiare e i conflitti tra genitori con difficoltà a stabilire regole condivise.

Le caratteristiche principali

Difficoltà di attenzione

Più che di “scarsa” attenzione, converrebbe parlare di una modalità di attenzione peculiare. Il bambino fatica a mantenersi a lungo su un compito che percepisce noioso e si distrae facilmente; ma può essere sorprendentemente attento e capace di fronte ad attività rapide e coinvolgenti, che gli procurano forte motivazione. Molti genitori raccontano la disinvoltura dei figli con i videogiochi, che richiedono un’attenzione alta ma rapidamente mobile.

Iperattività

Questi bambini sembrano “divorare” gli stimoli: fanno tutto di corsa, vivono le esperienze in modo frettoloso, spesso in parallelo. L’idea si traduce subito in azione, con poca mediazione. Anche le emozioni tendono a essere amplificate e agite immediatamente, in senso sia costruttivo sia dirompente.

Impulsività

Pensare prima di agire risulta molto difficile. Non è che il bambino non conosca le “buone maniere”: teoricamente le sa, ma nell’agire è attraversato da un flusso incessante di idee, impulsi e intuizioni, senza la mediazione dell’autocontrollo che collega comportamento e obiettivi. Le idee si traducono rapidamente in attività motoria: movimenti, scatti, esplorazioni, smorfie, salti.

Frustrazione

Perseguire un obiettivo per tempi lunghi, rimandando la gratificazione, è arduo. Il bambino preferisce il premio immediato. Oppresso da compiti troppo lunghi per il suo temperamento e infastidito dai continui rimproveri, può imparare in fretta strategie per “aggirare” le richieste invece di impegnarsi. Ecco perché il ruolo di scuola e famiglia è decisivo: lavorando in team, ciascuno per le proprie competenze, si evitano frustrazioni e insicurezze che riempire il bambino di rimproveri o di aspettative eccessive non farebbe che intensificare.

Il movimento come alleato: una ricerca importante

Un filone di ricerca ha portato risultati incoraggianti e per certi versi controintuitivi. Uno studio condotto negli Stati Uniti (Università della Florida) ha mostrato che i bambini con ADHD si concentrano meglio se possono muoversi, a scuola e a casa. Vietare l’attività motoria, in questi casi, può rivelarsi controproducente.

Nella ricerca, condotta su un piccolo campione di bambini tra gli 8 e i 12 anni (con e senza ADHD), i movimenti venivano registrati con appositi strumenti applicati a polso e caviglia. È emerso che tutti i bambini riuscivano a mantenere l’attenzione senza agitarsi durante attività passive, come guardare un film. Ma quando veniva chiesto loro di ricordare e manipolare lettere, numeri o forme (compiti che sollecitano la memoria di lavoro) i bambini con ADHD mostravano un’iperattività più marcata. La conclusione: usano il movimento per sostenere la concentrazione nei compiti più complessi.

È un’indicazione preziosa per genitori ed educatori, che apre a nuove strategie didattiche: consentire il movimento, fornire istruzioni scritte e semplificate, usare cartelloni con l’elenco dei passaggi per svolgere gli esercizi in modo creativo, senza sovraccaricare la memoria. In sintesi, adattare l’ambiente al bambino, anziché pretendere che sia solo il bambino ad adattarsi.

Domande frequenti

L’ADHD è una malattia?

No, è più corretto definirlo una condizione del neurosviluppo, legata al funzionamento dei neurotrasmettitori che regolano l’attenzione. Non è un difetto del carattere né colpa dei genitori. Ha una componente spesso ereditaria e va valutata e accompagnata da professionisti, non “corretta” con rimproveri.

Un bambino iperattivo è meno intelligente?

No. Il bambino con ADHD ha un’intelligenza nella norma o superiore alla media. Se apprendimenti e relazioni risultano faticosi è il comportamento a interferire, non le potenzialità di base. Proteggere l’autostima ed evitare l’etichettamento è fondamentale per non peggiorare la situazione.

È giusto impedire a questi bambini di muoversi?

Le ricerche suggeriscono di no. I bambini con ADHD tendono a usare il movimento per sostenere la concentrazione nei compiti complessi. Vietare l’attività motoria può essere controproducente; meglio consentire il movimento e adattare le strategie didattiche con istruzioni semplici e supporti visivi.

Cosa possono fare genitori e insegnanti?

Lavorare in squadra, ciascuno per le proprie competenze, evitando rimproveri eccessivi e aspettative irrealistiche. Riconoscere presto i segnali, rivolgersi a specialisti, proteggere l’autostima del bambino e adattare l’ambiente alle sue esigenze (con attenzione, pazienza e dedizione) sono i sostegni più efficaci.

L’ADHD è una condizione del neurosviluppo che compare in età evolutiva, con componente spesso ereditaria, e comporta difficoltà di attenzione, iperattività, impulsività e bassa tolleranza alla frustrazione. Non è una malattia da correggere né colpa dei genitori. Il bambino ha un’intelligenza nella norma o superiore: se apprendimenti e relazioni faticano, è il comportamento a interferire, non le capacità. Attenzione all’etichettamento a scuola, che danneggia l’autostima e peggiora il quadro. Le ricerche mostrano che questi bambini si concentrano meglio se possono muoversi: vietare l’attività motoria è controproducente. La strada è il gioco di squadra tra famiglia, scuola e specialisti, con individuazione precoce, ambiente adattato, istruzioni semplici e molta pazienza. Per valutazione e percorso, il riferimento sono sempre i professionisti.
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