Chi era Vygotskij e perché la sua psicologia si dice “storico-culturale”
Lev Semenovic Vygotskij (1896-1934) elaborò in pochi anni una teoria dello sviluppo che ha influenzato profondamente la psicologia dell’educazione. Il suo pensiero è sempre stato rivolto a una psicologia “storico-culturale”, così chiamata perché colloca l’origine delle funzioni mentali superiori non nella biologia individuale ma nella storia e nella cultura di una comunità.
Vygotskij riteneva che l’evoluzione umana fosse il prodotto di tre linee che si intrecciano: una maturazione biologica, uno sviluppo storico-culturale che riguarda l’intera specie, e uno sviluppo ontogenetico attraverso cui il singolo individuo si appropria dei significati culturali del suo tempo. Nessuna di queste tre dimensioni, da sola, basta a spiegare come nasce una mente umana.
I mediatori simbolici: linguaggio, calcolo, scrittura
Secondo questa impostazione, lo sviluppo storico-culturale produce quelli che Vygotskij chiama mediatori simbolici: il linguaggio, il calcolo, la scrittura. Sono strumenti indispensabili per consentire le relazioni tra gli individui e per organizzare l’esperienza. La loro caratteristica decisiva è che hanno origine sociale: nessuno inventa da solo la lingua che parla o il sistema di numeri che usa.
Grazie all’interazione con gli altri, però, questi strumenti vengono acquisiti da ogni persona e usati per organizzare il proprio comportamento e il proprio funzionamento psichico. Un mediatore simbolico funziona quindi due volte: prima come ponte tra le persone, poi come struttura interna che regola i processi mentali del singolo.
Perché i mediatori vengono definiti “strumenti psicologici”
Vygotskij paragona i mediatori simbolici agli strumenti tecnici. Così come un martello estende e trasforma la capacità della mano, un segno o una parola estendono e trasformano la capacità della mente. La differenza è la direzione: lo strumento tecnico agisce sul mondo esterno, lo strumento psicologico agisce sui processi mentali propri e altrui. Il linguaggio è lo strumento psicologico per eccellenza, perché permette di guidare l’attenzione, di ricordare in modo volontario, di pianificare un’azione prima di compierla.
Lo sviluppo come interiorizzazione
Il cuore della teoria è l’idea di interiorizzazione. Lo sviluppo mentale consiste nel far diventare interno ciò che prima era esterno e sociale. Un gesto, una parola, una regola di comportamento nascono nello scambio con l’adulto e con i coetanei, e solo in un secondo momento vengono ripresi dal bambino come proprie risorse cognitive.
A questo proposito Jerome Bruner, che tanto contribuì a diffondere Vygotskij in Occidente, affermò che lo sviluppo mentale consiste nel padroneggiare strutture simboliche espresse culturalmente. È una definizione che rovescia il senso comune: non è la mente che produce la cultura, ma è la cultura, interiorizzata, che dà forma alla mente. Parliamo dunque di sviluppo come interiorizzazione di attività, di cui la principale è appunto il linguaggio.
Dal linguaggio sociale al linguaggio interiore
Un esempio chiarisce il meccanismo. Il bambino piccolo parla ad alta voce mentre gioca, commentando quello che fa: è il cosiddetto linguaggio egocentrico. Per Vygotskij questo non è un semplice sfogo verbale destinato a scomparire, ma una tappa cruciale. Quel parlare a se stesso è la forma di transizione tra il linguaggio sociale, rivolto agli altri, e il linguaggio interiore, il pensiero verbale silenzioso dell’adulto. Nel tempo la parola detta a voce alta si abbrevia, si sussurra e infine si interiorizza, diventando lo strumento con cui ragioniamo dentro di noi.
La zona di sviluppo prossimale
Da queste premesse discende uno dei concetti più noti di Vygotskij, la zona di sviluppo prossimale. Si tratta della distanza tra ciò che un bambino sa fare da solo e ciò che riesce a fare con l’aiuto di un adulto o di un compagno più competente. In quella zona intermedia si concentrano le funzioni non ancora mature ma in via di maturazione: quello che oggi il bambino compie in collaborazione, domani sarà in grado di compierlo autonomamente.
La conseguenza educativa è forte. Un buon insegnamento non si limita a verificare ciò che il bambino ha già acquisito, ma anticipa lo sviluppo, lavorando proprio nella zona in cui il sostegno adulto rende possibile ciò che da soli non sarebbe ancora possibile. La relazione, ancora una volta, precede e alimenta la capacità individuale.
Vygotskij e Piaget: due modi di guardare allo sviluppo
Il confronto con Jean Piaget aiuta a mettere a fuoco l’originalità di Vygotskij. Per Piaget lo sviluppo procede dall’interno verso l’esterno, attraverso l’azione del bambino che costruisce la conoscenza esplorando il mondo, e la dimensione sociale interviene relativamente tardi. Per Vygotskij la direzione è opposta: si va dall’esterno sociale verso l’interno individuale. Prima c’è la relazione, poi la funzione mentale.
Anche il linguaggio egocentrico viene letto in modo diverso. Dove Piaget vede un residuo del pensiero infantile destinato a estinguersi, Vygotskij vede il seme del pensiero adulto. Le due prospettive non si annullano: la ricerca successiva le ha spesso considerate complementari, utili a illuminare aspetti diversi dello stesso processo di crescita.
Perché Vygotskij conta ancora oggi
L’eredità di Vygotskij è particolarmente viva nella scuola e nella psicologia dell’educazione. L’apprendimento cooperativo, il tutoraggio tra pari, l’attenzione al ruolo dell’insegnante come mediatore e non solo come trasmettitore di nozioni, l’idea che si impari conversando: tutto questo affonda le radici nella sua opera. In un’epoca in cui le tecnologie digitali offrono nuovi mediatori simbolici, la sua domanda di fondo resta attualissima. Quali strumenti culturali mettiamo a disposizione dei bambini, e come questi strumenti, una volta interiorizzati, plasmeranno il loro modo di pensare?
Domande frequenti
Cosa significa che lo sviluppo mentale è “interiorizzazione”?
Significa che le funzioni mentali superiori nascono prima nello scambio sociale e solo dopo diventano capacità interne del singolo. Un gesto, una parola o una regola compaiono nella relazione con gli altri e vengono poi ripresi dal bambino come propri strumenti di pensiero. Lo sviluppo è quindi il passaggio da ciò che è esterno e condiviso a ciò che è interno e personale.
Cosa sono i mediatori simbolici?
Sono gli strumenti culturali che consentono di organizzare l’esperienza e le relazioni: il linguaggio, il calcolo, la scrittura. Hanno origine sociale, ma attraverso l’interazione vengono acquisiti da ogni persona e usati per regolare il comportamento e il funzionamento psichico. Vygotskij li definisce strumenti psicologici perché agiscono sui processi mentali così come gli strumenti tecnici agiscono sul mondo esterno.
Che differenza c’è tra Vygotskij e Piaget?
Per Piaget lo sviluppo procede dall’interno verso l’esterno, guidato dall’azione del bambino che costruisce la conoscenza, con la dimensione sociale che interviene più tardi. Per Vygotskij avviene il contrario: la direzione va dall’esterno sociale verso l’interno individuale, perché la relazione precede e rende possibile la funzione mentale.
Cos’è la zona di sviluppo prossimale?
È la distanza tra ciò che un bambino sa fare da solo e ciò che riesce a fare con l’aiuto di un adulto o di un compagno più competente. In quella zona si trovano le funzioni ancora immature ma in via di sviluppo, ed è lì che l’insegnamento è più efficace, perché anticipa la crescita anziché limitarsi a registrarla.
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