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Le relazioni familiari ed extrafamiliari

La coscienza morale non si trasmette con le prescrizioni: si costruisce dentro le relazioni. Contano il temperamento del bambino, la qualità del legame con i genitori, lo stile del controllo educativo, e poi, via via, il gruppo dei pari e i modelli extrafamiliari. Il passaggio decisivo si chiama internalizzazione. Due disposizioni temperamentali Esistono due disposizioni […]

Psicolab — Le relazioni familiari ed extrafamiliari
La coscienza morale non si trasmette con le prescrizioni: si costruisce dentro le relazioni. Contano il temperamento del bambino, la qualità del legame con i genitori, lo stile del controllo educativo, e poi, via via, il gruppo dei pari e i modelli extrafamiliari. Il passaggio decisivo si chiama internalizzazione.

Due disposizioni temperamentali

Esistono due disposizioni temperamentali che pesano in modo significativo sullo sviluppo della coscienza morale.

La prima è una componente di disagio affettivo: la propensione, maggiore o minore, a sviluppare arousal e stati emotivi di paura, ansietà, senso di colpa o rimorso in rapporto a una trasgressione commessa, oppure soltanto anticipata nella rappresentazione. Alcuni bambini si turbano al solo pensiero di aver fatto qualcosa di sbagliato; altri, molto meno.

La seconda è una diversa capacità di resistere a un impulso proibito e di esercitare autocontenimento. Le due disposizioni sono relativamente indipendenti, e la loro combinazione spiega perché la stessa educazione produca esiti diversi in fratelli cresciuti nella stessa casa.

Le relazioni familiari: che cosa favorisce l’internalizzazione

La qualità delle relazioni con le figure parentali, i processi di comunicazione e di simbolizzazione che vi si accompagnano, le modalità del controllo educativo sono condizioni fondamentali per lo sviluppo della moralità.

Che cosa serve, concretamente. Comprensione affettuosa. Capacità di empatizzare mantenendo però il ruolo di genitore, adulto e guida, e quindi senza confondersi con il figlio. Disponibilità ad aiutare il bambino a interpretare le esperienze sociali, distinguendo le intenzioni dalle conseguenze dei comportamenti. Infine un supporto e un controllo autorevoli, orientati a ragionare sulle norme e sui loro effetti, piuttosto che un controllo restrittivo e punitivo.

Sono queste le condizioni cruciali dei processi di internalizzazione, attraverso i quali il bambino costruisce dentro di sé i sistemi di norme morali primarie. La differenza tra un controllo autorevole e uno punitivo non sta nella severità, ma nel fatto che il primo lascia al bambino qualcosa da capire, e quindi qualcosa da far proprio.

Le prime tappe: compliance e senso della discrepanza

La capacità di seguire le richieste e le proibizioni di chi si prende cura di lui, la cosiddetta compliance, si sviluppa tra i dodici e i diciotto mesi, insieme alla comprensione delle espressioni di approvazione e disapprovazione. È la base su cui poggerà il controllo di sé.

Sul piano cognitivo, nello stesso periodo, cominciano a costruirsi rappresentazioni ideali di oggetti ed eventi attraverso la rilevazione delle discrepanze. Si osserva infatti un forte senso di disagio per ciò che è rotto, strappato, bucato, rovinato. Prima ancora di sapere che cosa è giusto, il bambino sa che qualcosa non è come dovrebbe essere: la norma nasce da questo scarto percepito.

Dalla famiglia al gruppo: le relazioni extrafamiliari

Negli ultimi anni dell’età prescolare avviene un passaggio importante: da un’impostazione edonistica, orientata verso se stessi e i propri interessi, a un orientamento centrato sui bisogni del prossimo, considerati anche quando entrano in conflitto con i propri. Si sviluppa così la nozione di giustizia distributiva, cioè l’idea che ciò che è disponibile debba essere ripartito secondo un criterio, e non semplicemente preso.

Nel periodo della scuola elementare tre fattori convergono: la minore dipendenza dall’autorità parentale, l’ampliarsi dell’esperienza di gruppo e l’assimilazione di modelli provenienti da persone diverse dai propri genitori. Il risultato è la costruzione di un sistema articolato di norme, in cui il bambino comincia a distinguere quelle morali da quelle meramente convenzionali.

Più tardi, il ragionamento morale si avvale anche degli strumenti del pensiero formale. A guidarlo e sostenerlo interviene la formazione dell’identità, che richiede una coerenza sempre maggiore tra il comportamento e i valori internalizzati. Non si tratta più soltanto di fare la cosa giusta: si tratta di essere il tipo di persona che la fa.

Domande frequenti

Che cosa si intende per internalizzazione?

È il processo con cui il bambino costruisce dentro di sé i sistemi di norme morali primarie, che smettono così di dipendere dalla presenza di chi le impone. Vi contribuiscono la qualità della relazione con i genitori, la comunicazione e uno stile di controllo autorevole anziché punitivo.

Quali disposizioni temperamentali contano per la coscienza morale?

Due. La propensione al disagio affettivo, cioè a provare paura, ansia, colpa o rimorso di fronte a una trasgressione anche solo immaginata; e la capacità di resistere a un impulso proibito esercitando autocontenimento.

Quando compare la capacità di seguire i divieti?

Tra i dodici e i diciotto mesi si sviluppa la compliance, insieme alla comprensione dei segnali di approvazione e disapprovazione. Nello stesso periodo compare il disagio per ciò che è rotto o rovinato, segno che si stanno formando rappresentazioni di come le cose dovrebbero essere.

Che cos’è la giustizia distributiva?

È la nozione che emerge alla fine dell’età prescolare, quando il bambino passa da un orientamento edonistico a uno centrato sui bisogni altrui, considerati anche quando confliggono con i propri. Riguarda il criterio con cui ciò che è disponibile va ripartito.

La coscienza morale nasce all’incrocio tra un temperamento e una relazione. Il bambino porta la propria propensione al rimorso e la propria capacità di trattenersi; l’adulto porta, se è capace, un controllo autorevole che spiega invece di punire. È dallo spazio lasciato alla comprensione che nasce l’internalizzazione, cioè l’unica moralità che regge quando l’adulto non c’è.
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