Qualità totale e fattore umano
Le condizioni per lo sviluppo dell’industria congressuale sono gli investimenti strutturali, quelli in promozione e la costruzione di un sistema di qualità, composto da molti segmenti e soggetti. Questo sistema parte dall’accoglienza della città e del territorio e si completa con tutta la filiera congressuale. Per costruirlo è necessario definire e istituire un percorso formativo capace di formare risorse umane di livello professionale adeguato e di far emergere figure di leadership in grado di coordinare un’offerta così frammentata.
Pur in presenza di rilevanti innovazioni tecnologiche, il fattore umano si dimostra una variabile fondamentale per realizzare approcci di management come il Total Quality Management. È la persona, in ogni ruolo, a creare e sostenere la visione strategica dell’impresa.
Un settore cresciuto troppo in fretta
L’Italia, destinazione turistica storica, appariva già negli anni Settanta piuttosto organizzata nella formazione degli addetti al turismo. Gli istituti alberghieri, quelli tecnici per il turismo, i professionali e i licei linguistici formavano diplomati senza esperienza, ma dotati delle conoscenze di base per iniziare una carriera. Nei primi anni Novanta la Comunità Europea definì le “nuove forme di turismo”, tra cui quello fieristico-congressuale e quello artistico-ambientale.
Come tutte le nuove forme di turismo, anche quello congressuale si trovò improvvisamente sotto i riflettori, risentendo della rapidità con cui era cresciuta la sua importanza. Fiorirono iniziative di matrice pubblica e privata, segno dell’attenzione verso il settore, accolte con favore dagli operatori perché tentavano di rimediare alle carenze storiche dell’offerta congressuale italiana.
La difficoltà di trovare personale formato
Da anni gli operatori lamentavano, in forme ufficiali e ufficiose, l’assoluta mancanza di adeguate strutture formative sul territorio nazionale. La conseguenza era l’estrema difficoltà nel reperire collaboratori adeguatamente preparati: la maggioranza degli addetti erano ex assistenti, ex accompagnatori o interpreti, che avevano costruito la propria competenza negli anni, attraverso l’esperienza e una lunga gavetta. A ciò si aggiungeva la dimensione ridotta delle imprese, e quindi la scarsa disponibilità di risorse, in un settore a qualità totale che richiede professionalità elevate e vede affacciarsi continuamente nuovi attori.
Privati e pubblico: due risposte a confronto
I privati furono i primi ad accorgersi del bisogno di formazione. I primi corsi per assistente e operatore congressuale nacquero da istituti privati, che intuirono il business e attrassero molti neodiplomati desiderosi di specializzarsi. Ma spesso non andavano oltre: i docenti non erano qualificati, mancavano seri stage in azienda, e talvolta gli organizzatori non avevano mai avuto a che fare con il turismo, tanto meno con quello congressuale. Si trattava di una formazione genericamente turistica, non specificamente congressuale.
Il settore pubblico si mosse in ritardo, ma con un’impostazione più corretta. L’istituzione della cosiddetta “terza area” negli istituti professionali mise in contatto diretto gli studenti con il mondo del lavoro: esperti provenienti dall’impresa tengono cicli di lezioni che, pur non portando a una vera specializzazione per via del respiro limitato, sensibilizzano gli studenti su uno specifico settore in modo più attuale e aggiornato rispetto ai programmi ministeriali. È il contatto con chi opera nel campo a trasmettere quelle nozioni orientate al “saper fare” che rendono la didattica più concreta. Un’altra testimonianza dell’attenzione pubblica furono i numerosi corsi per operatore congressuale finanziati dal Fondo Sociale Europeo, in collaborazione con Comuni, Province e Regioni, anche se in questi casi era difficile verificare l’effettiva qualità di ciascuna iniziativa.
Il vero nodo: docenti qualificati
Un problema notevole accomunava formatori privati e pubblici: la reale e generalizzata carenza di docenti veramente qualificati. È raro trovare “professori” di tecnica congressuale. L’unica figura di docente ottimale è quella di chi abbia lavorato direttamente per anni, con qualifica medio-alta, nel turismo congressuale: condizione fondamentale per trasmettere nozioni con l’adeguata visione generale delle diverse problematiche di lavoro.
In un settore relativamente giovane, le possibilità di impiego sono tante quanti sono gli aspetti dell’organizzazione congressuale. Tuttavia, proprio la facilità di accesso alle occupazioni, soprattutto per i giovani con scarsa esperienza, fa sì che il lavoro venga spesso visto solo come un mezzo di guadagno durante gli studi. Il contatto con i clienti richiede invece molta professionalità e flessibilità: risorse umane flessibili sono risorse polivalenti, capaci di adattarsi velocemente a nuovi ruoli, di garantire un elevato problem solving e un servizio più completo, adeguandosi con rapidità alla variabilità delle richieste.
Domande frequenti
Perché il fattore umano è così importante nel settore congressuale?
Perché, nonostante le innovazioni tecnologiche, sono le persone a creare e sostenere la qualità del servizio e la visione strategica dell’impresa. In un settore a qualità totale, ogni ruolo, dal vertice al contatto diretto con il congressista, incide sul risultato.
Qual è stato il limite della formazione privata di settore?
Spesso i corsi privati offrivano una preparazione genericamente turistica, non specificamente congressuale: docenti non qualificati, assenza di stage seri e organizzatori estranei al comparto. Intuivano il business, ma non garantivano una reale specializzazione.
Cosa ha fatto il settore pubblico?
Si è mosso in ritardo ma con impostazione più corretta: la “terza area” negli istituti professionali ha messo gli studenti a contatto con il mondo del lavoro, e sono stati finanziati corsi tramite il Fondo Sociale Europeo, pur con difficoltà nel controllarne la qualità.
Chi è il docente ideale per la tecnica congressuale?
Chi ha lavorato per anni, con qualifica medio-alta, nel turismo congressuale. Solo l’esperienza diretta sul campo consente di trasmettere le nozioni con la visione generale delle reali problematiche di lavoro, colmando la carenza cronica di formatori qualificati.
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