Personalità e Individuo

Il peso delle cose non dette: adolescenti e fragilità del mondo adulto 

Quando un adolescente sta male, la reazione più comune degli adulti è cercare di rassicurarlo. È spesso ciò che chiude la conversazione, e capire perché indica cosa fare invece. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. Se un ragazzo sta male: Telefono Azzurro 19696, Telefono Amico 02 2327 2327, emergenze 112. Perché non parlano Le […]

Psicolab — Il peso delle cose non dette: adolescenti e fragilità del mondo adulto 
Quando un adolescente sta male, la reazione più comune degli adulti è cercare di rassicurarlo. È spesso ciò che chiude la conversazione, e capire perché indica cosa fare invece.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. Se un ragazzo sta male: Telefono Azzurro 19696, Telefono Amico 02 2327 2327, emergenze 112.

Perché non parlano

Le ragioni riferite dagli adolescenti nelle indagini sono ricorrenti e non riguardano la mancanza di fiducia in generale.

Il timore delle conseguenze: che l’adulto reagisca in modo sproporzionato, tolga qualcosa, intervenga senza concordare.

Il timore di preoccupare: molti riferiscono di proteggere i genitori da ciò che li farebbe stare male. È un vissuto frequente e sottovalutato.

L’esperienza precedente di essere stati minimizzati: «è una fase», «passerà», «alla tua età anch’io». Sono formule che chiudono, non che rassicurano.

E la vergogna, in particolare per ciò che riguarda il corpo, la sessualità, i fallimenti e le difficoltà con i coetanei.

Va aggiunto un elemento che spiega molto: gli adolescenti non parlano su richiesta ma in momenti non programmati, in auto, la sera tardi, mentre si fa altro. La conversazione frontale è la configurazione meno favorevole.

Perché rassicurare non funziona

La ragione è precisa.

La rassicurazione immediata comunica implicitamente che il problema non è così grave, e questo invalida ciò che la persona sta provando.

La validazione (riconoscere che ciò che si prova ha senso, senza doverne condividere la valutazione) è associata a esiti migliori sia del consiglio immediato sia della minimizzazione. È l’intervento con più supporto e il meno praticato.

Va segnalato l’errore complementare: chiedere di continuo come va produce l’effetto opposto, perché trasforma la disponibilità in controllo.

E vale la sequenza corretta: prima riconoscere, poi chiedere se si cerca ascolto o aiuto, e solo dopo eventualmente proporre.

Il tema della fragilità degli adulti

È la parte meno affrontata, ed è rilevante.

Gli adolescenti percepiscono lo stato emotivo degli adulti attorno a loro, e la difficoltà dei genitori (ansia, sofferenza, conflitti) incide sul loro benessere in modo documentato.

Ne segue un elemento pratico: prendersi cura del proprio stato non è egoismo, è parte dell’essere disponibili. Un adulto in difficoltà è un adulto a cui i figli non raccontano.

Va detto anche ciò che gli adulti temono di ammettere: non sapere cosa fare è la condizione ordinaria, e dirlo («non so come aiutarti, ma resto qui») funziona meglio di una soluzione improvvisata.

E va corretta un’attesa diffusa: l’idea che l’adolescenza sia necessariamente conflittuale non è sostenuta. La maggioranza mantiene buone relazioni con i genitori, e chi dà il conflitto per scontato rischia di non vedere i segnali veri.

Cosa fare, in concreto

  • Rendersi disponibili senza interrogare: la presenza costante conta più delle domande.
  • Validare prima di tutto, e chiedere se si cerca ascolto o consiglio.
  • Non promettere di non fare nulla, ma concordare i passi: agire alle spalle di un ragazzo è la causa più frequente per cui non parla una seconda volta.
  • Occuparsi delle cose concrete che reggono: sonno, alimentazione, contatti con i coetanei.
  • Chiedere direttamente se ha pensieri di farsi del male, quando il dubbio c’è: non induce il pensiero e non aumenta il rischio.
  • E cercare aiuto senza attendere che peggiori, perché il ritardo è la variabile su cui si può incidere di più.

Domande frequenti

Perche gli adolescenti non parlano con gli adulti?

Per timore delle conseguenze, per proteggere i genitori dal preoccuparsi, per esperienze precedenti di minimizzazione e per vergogna.

Perche rassicurare non aiuta?

Perche comunica che il problema non e grave e invalida cio che la persona prova. Funziona meglio validare, cioe riconoscere che ha senso.

Lo stato dei genitori incide?

Si: la difficolta emotiva degli adulti incide sul benessere dei figli, e prendersi cura del proprio stato e parte dell’essere disponibili.

Si puo chiedere direttamente se pensa di farsi del male?

Si: chiedere esplicitamente non induce il pensiero e non aumenta il rischio.

Gli adolescenti tacciono per timore delle conseguenze, per proteggere i genitori e per esperienze di minimizzazione, e parlano in momenti non programmati anziche su richiesta. Rassicurare invalida, mentre validare funziona. La difficolta emotiva degli adulti incide sui figli, e dire di non sapere cosa fare restando presenti e meglio di una soluzione improvvisata. E chiedere direttamente non aumenta il rischio.
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