Le cinque fasi dello sviluppo della comprensione sé altri
Selman propone cinque fasi nello sviluppo della comprensione del rapporto tra sé e gli altri. Le fasce d’età si sovrappongono, e questo non è un difetto della teoria: segnala che il passaggio da una fase all’altra è graduale e dipende dall’esperienza sociale, non solo dall’età anagrafica.
Dai 3 ai 6 anni: la fase egocentrica
Non esiste alcuna consapevolezza del fatto che gli altri possano interpretare un fatto in modo diverso da come lo interpreta il soggetto stesso. Il bambino non è egoista, in senso morale: semplicemente non concepisce che ciò che lui vede possa non essere ciò che si vede.
Dai 5 ai 9 anni: prospettive riconosciute ma non collegate
I bambini riconoscono l’esistenza di prospettive diverse, ma non hanno ancora la capacità di metterle in rapporto tra loro. Sanno che l’altro può pensarla diversamente, e tuttavia non riescono a tenere insieme le due posizioni per compararle.
Dai 7 ai 12 anni: il punto di vista altrui
Il punto di vista dell’altro viene riconosciuto in quanto tale. Due punti di vista diversi non possono però ancora essere considerati contemporaneamente: il bambino passa dall’uno all’altro, ma non li tiene insieme nello stesso momento. È la fase in cui si comprende che l’altro può vedere me come io vedo lui, ma un passo alla volta.
Dai 10 ai 15 anni: la simultaneità
Più opinioni diverse fra loro sono ora considerate simultaneamente, e il proprio punto di vista può essere influenzato da quello altrui. È il passaggio decisivo, perché lasciarsi modificare da un’opinione diversa richiede di averla realmente compresa, e non solo registrata.
Oltre i 12 anni: il confronto con la società
Specifici punti di vista possono essere comparati con quello prevalente nella società, attraverso un’operazione di astrazione. Il ragazzo non confronta più la propria posizione con quella di una persona concreta, ma con un punto di vista generalizzato: ciò che si pensa, ciò che si fa, ciò che è considerato normale.
Perché la sequenza conta
La progressione descritta da Selman ha due implicazioni che vale la pena esplicitare.
La prima riguarda l’empatia. Provare ciò che l’altro prova non basta, se non si è capaci di rappresentarsi il suo punto di vista come distinto dal proprio. Un bambino nella fase egocentrica può essere sinceramente addolorato per la sofferenza di un compagno, e insieme del tutto incapace di capire perché quel compagno soffra. La comprensione sociale non è un supplemento dell’emozione: ne è la condizione di efficacia.
La seconda riguarda il conflitto. Solo dalla quarta fase in poi il ragazzo può lasciarsi modificare da un’opinione diversa dalla propria. Prima di allora, la discussione non produce cambiamento ma alternanza: si sostiene la propria posizione, si ascolta l’altra, e si torna alla propria. È una delle ragioni per cui i conflitti tra bambini si risolvono raramente convincendo qualcuno, e più spesso spostando l’attenzione altrove.
Domande frequenti
Quante sono le fasi di Selman?
Cinque: la fase egocentrica dai 3 ai 6 anni; il riconoscimento di prospettive diverse senza saperle collegare, dai 5 ai 9; il riconoscimento del punto di vista altrui, dai 7 ai 12; la considerazione simultanea di più opinioni, dai 10 ai 15; il confronto con il punto di vista prevalente nella società, oltre i 12 anni.
Perché le fasce di età si sovrappongono?
Perché il passaggio tra le fasi è graduale e dipende dall’esperienza sociale del singolo bambino, non solo dalla sua età anagrafica. Le età indicate segnalano un intervallo tipico, non un confine.
Che cosa cambia nella quarta fase?
Il ragazzo diventa capace di considerare simultaneamente più opinioni diverse, e il proprio punto di vista può essere influenzato da quello altrui. È la prima fase in cui una discussione può realmente produrre un cambiamento di posizione.
Che rapporto c’è tra queste fasi e l’empatia?
Sentire ciò che l’altro sente non equivale a comprenderne la prospettiva. Un bambino nella fase egocentrica può essere addolorato per la sofferenza di un compagno senza capire da che cosa nasca. La comprensione sé altri rende l’empatia efficace.
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