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Le Cause dello Stress Occupazionale

Nella letteratura corrente si trova un crescente numero di autori (Cooper, 1986; Karasek & Theorell, 1990; Marocci, 1996) che convergono sul fatto che lo stress occupazionale risulta dalla complessa e dinamica interazione tra il lavoratore e le condizioni di lavoro. Comprendere questa interazione è la chiave per capire da dove nasce lo stress sul lavoro […]

Psicolab — Le Cause dello Stress Occupazionale
Nella letteratura corrente si trova un crescente numero di autori (Cooper, 1986; Karasek & Theorell, 1990; Marocci, 1996) che convergono sul fatto che lo stress occupazionale risulta dalla complessa e dinamica interazione tra il lavoratore e le condizioni di lavoro. Comprendere questa interazione è la chiave per capire da dove nasce lo stress sul lavoro e come prevenirlo davvero.

Persona e ambiente: un’interazione complessa

Sia le caratteristiche individuali e gli stili comportamentali dei lavoratori, sia la gradevolezza dell’ambiente di lavoro e degli strumenti, giocano un ruolo nella salute e nell’aiutare le persone a rendere buone prestazioni. Esistono visioni differenti, comunque, sull’importanza delle caratteristiche del lavoratore rispetto alle condizioni di lavoro, come causa primaria di stress occupazionale. Questi differenti punti di vista sono importanti, perché propongono strategie di prevenzione diverse.

I tre livelli di prevenzione

Parliamo di prevenzione primaria quando, laddove possibile, si agisce sugli stressors, modificando o eliminando i fattori di rischio presenti nell’organizzazione, riducendone gli effetti e adattando la situazione alle persone. La prevenzione secondaria non modifica né elimina i fattori di rischio, ma è orientata alla limitazione del danno: gli interventi sono volti a far apprendere alle persone strategie efficaci di adattamento, utilizzando come mezzo la formazione sullo stress e le tecniche di rilassamento. L’ultima possibilità di prevenzione è quella terziaria, che comprende la riabilitazione della vittima dello stress e il suo reinserimento al lavoro con l’aiuto di assistenza personale o del supporto del gruppo.

Questi tre livelli non sono alternativi, ma complementari: un’organizzazione che investe solo sulla prevenzione terziaria, ad esempio, interviene sempre dopo che il danno si è già verificato, mentre agire sulla prevenzione primaria significa provare a evitare che le condizioni stressogene si presentino affatto.

Il peso delle differenze individuali

Differenze nelle caratteristiche individuali, come la personalità e lo stile di coping, sono importanti predittori di stress, poiché coinvolgono la percezione soggettiva che l’individuo ha dello stressor. “Ogni stimolo per essere precursore di una risposta da stress deve cioè essere soggettivamente valutato come tale” (Lazarus, 1976). Questo significa che uno stesso evento può risultare fortemente stressante per una persona e del tutto gestibile per un’altra, a seconda di come viene interpretato.

Le condizioni lavorative stressogene per la maggior parte delle persone

Tuttavia, sebbene l’importanza delle differenze individuali non possa essere ignorata, l’evidenza scientifica suggerisce che determinate condizioni lavorative sono stressogene per la maggior parte delle persone. Il lavoro in strutture mal gestite, la sua inadeguata retribuzione, l’organizzazione del lavoro disfunzionale o patologica, lo svolgimento di mansioni frustranti o inadeguate alle proprie aspettative, l’insufficiente autonomia decisionale e i sovra o sottocarichi di lavoro ne rappresentano alcuni esempi (cfr. overload e underload qualitativo e quantitativo nel modello di Cooper, 1986). Da qui la grande enfasi sulle condizioni lavorative come causa chiave dello stress occupazionale, e sulla ripianificazione delle mansioni come strategia di prevenzione primaria.

Cinque categorie di fattori di rischio

L’insieme delle condizioni lavorative che possono generare stress si possono schematizzare nel seguente modo (Tripeni, 2003):

– fattori legati all’ambiente fisico;
– fattori relativi alla posizione all’interno dell’organizzazione;
– fattori legati allo sviluppo di carriera o all’aggiornamento e sviluppo delle competenze;
– fattori legati alle dinamiche relazionali, nonché le varie forme di violenza che sono in continuo aumento, come il mobbing;
– fattori legati al clima organizzativo.

Questa schematizzazione è utile perché mostra come le cause dello stress occupazionale non si esauriscano negli aspetti più visibili, come il carico di lavoro, ma comprendano anche dimensioni meno immediate, come le prospettive di carriera o la qualità del clima percepito.

Verso un modello integrato

Da questa analisi si può evincere “l’effettiva esigenza di pluralità dei punti di vista in un’ottica complessa, entro una cornice dove almeno coesistano tutti i vari fattori, soggettivi ed obiettivi, integrati fra loro” (Marocci, 1996). In quest’ottica due studiosi americani, Robert Karasek e Tores Theorell (1990), hanno messo a punto il loro modello, dove produttività e benessere possono essere conciliati, superando la contrapposizione tra un approccio centrato solo sull’individuo e uno centrato solo sull’ambiente di lavoro.

Domande frequenti

Da che cosa nasce davvero lo stress occupazionale?

Dalla complessa e dinamica interazione tra il lavoratore e le condizioni di lavoro: sia le caratteristiche individuali sia l’ambiente lavorativo giocano un ruolo, e nessuno dei due fattori da solo spiega interamente il fenomeno.

Che differenza c’è tra prevenzione primaria, secondaria e terziaria?

La primaria agisce direttamente sui fattori di rischio per eliminarli o ridurli; la secondaria insegna alle persone strategie di adattamento senza modificare i fattori di rischio; la terziaria interviene dopo che il danno si è già verificato, con riabilitazione e reinserimento.

Perché alcune condizioni lavorative sono stressogene per quasi tutti?

Perché, al di là delle differenze individuali, l’evidenza scientifica mostra che fattori come strutture mal gestite, retribuzione inadeguata, mansioni frustranti e insufficiente autonomia decisionale generano stress nella maggior parte delle persone, indipendentemente dallo stile di coping.

Quali sono le cinque categorie di fattori di rischio dello stress occupazionale?

Fattori legati all’ambiente fisico, alla posizione nell’organizzazione, allo sviluppo di carriera, alle dinamiche relazionali (incluso il mobbing) e al clima organizzativo.

Le cause dello stress occupazionale non si riducono né alla sola personalità del lavoratore né alle sole condizioni oggettive di lavoro, ma nascono dalla loro interazione dinamica. Comprendere questa complessità aiuta a scegliere strategie di prevenzione più efficaci: agire sui fattori di rischio quando possibile, sostenere le persone nell’adattamento quando non è possibile eliminarli, e non trascurare mai dimensioni meno visibili come le prospettive di carriera e il clima organizzativo.
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