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Le basi biologiche dello sviluppo sociale

Ogni aspetto del comportamento ha bisogno di un ambiente per svilupparsi, e ogni apprendimento avviene dentro la dotazione biologica dell’individuo. Ne segue che lo sviluppo, tutto intero, è un problema di rapporti tra ereditarietà e ambiente. Il bambino arriva al mondo preadattato alla vita sociale: il sorriso e il pianto sono i suoi primi strumenti. […]

Psicolab — Le basi biologiche dello sviluppo sociale
Ogni aspetto del comportamento ha bisogno di un ambiente per svilupparsi, e ogni apprendimento avviene dentro la dotazione biologica dell’individuo. Ne segue che lo sviluppo, tutto intero, è un problema di rapporti tra ereditarietà e ambiente. Il bambino arriva al mondo preadattato alla vita sociale: il sorriso e il pianto sono i suoi primi strumenti.

Né natura né cultura: il rapporto tra le due

La formulazione corretta della questione non è quanto pesi l’eredità e quanto l’ambiente, come se si trattasse di due quote da sommare. Ogni forma di apprendimento ha luogo entro la dotazione biologica dell’individuo, e quella dotazione ha bisogno di un ambiente per esprimersi.

Ogni individuo arriva al mondo preadattato alla vita sociale. Le esperienze successive, tipiche della cultura a cui appartiene, estenderanno il repertorio a partire da quelle basi. La cultura non scrive su una pagina bianca: lavora su un testo già impostato, che però da solo non direbbe quasi nulla.

La prospettiva evoluzionistica

La teoria dell’evoluzione di Darwin, parlando di selezione naturale, si riferisce alle varianti che forniscono all’organismo la possibilità di affrontare con successo le esigenze ambientali, e che perciò hanno maggiori probabilità di conservarsi e di diventare il tipo prevalente. Sopravvive il più adatto, dove “adatto” significa adatto a quell’ambiente, non superiore in assoluto.

I principi di selezione si applicano anche ad aspetti psicologici, in particolare a quelli presenti nei primissimi stadi di vita. E poiché ogni specie si adatta alla propria nicchia ecologica, i soggetti devono essere studiati nel loro contesto naturale: un comportamento osservato fuori dall’ambiente per cui si è formato è un comportamento privo del suo significato.

Va aggiunta una precisazione che si dimentica spesso: qualsiasi aspetto della dotazione genetica non resta necessariamente immutato per sempre. Innato non è sinonimo di immodificabile.

Gli schemi di azione fissi

Quando si parla di schemi di azione fissi ci si riferisce ad azioni relativamente semplici e stereotipate, attivate da stimoli specifici. I bambini nascono dotati di molti strumenti utili a emettere segnali differenziati, capaci di indurre particolari tipi di risposta in chi si prende cura di loro. Il sorriso e il pianto sono i due principali.

Il sorriso e il pianto come segnali sociali

Il sorriso è una risposta sociale che serve a suscitare attenzione, innescando una catena di interazioni. All’inizio è vago e indifferenziato, non diretto a nessuno; soltanto dal secondo mese di vita comincia a insorgere in contesti interpersonali, cioè in risposta a una persona.

Il pianto è uno strumento di segnalazione sociale: una risposta organizzata e complessa, costituita da quattro fasi la cui scansione temporale varia, dando origine a tipi di pianto differenti che trasmettono alla madre informazioni diverse. Nei bambini molto piccoli il pianto è un pattern reattivo, non una comunicazione: piangono perché stanno male, non per dirlo. Solo alla fine del primo anno ne apprezzano il valore comunicativo e cominciano a usarlo intenzionalmente.

Questo passaggio, dal segnale emesso al segnale inviato, è uno dei più importanti dello sviluppo sociale precoce. Il comportamento resta identico all’osservazione, ma cambia natura: da effetto di uno stato interno diventa strumento rivolto a un altro.

Domande frequenti

Che cosa significa che il bambino nasce preadattato alla vita sociale?

Che possiede, fin dalla nascita, strumenti in grado di suscitare risposte in chi lo cura, come il sorriso e il pianto. Le esperienze successive, dipendenti dalla cultura di appartenenza, ampliano il repertorio a partire da questa base biologica.

Che cosa sono gli schemi di azione fissi?

Azioni relativamente semplici e stereotipate, attivate da stimoli specifici. Nel neonato costituiscono il repertorio di segnali che regola l’interazione con l’adulto prima che esista qualunque intenzione comunicativa.

Quando il sorriso diventa sociale?

Inizialmente il sorriso è vago e indifferenziato. Dal secondo mese di vita comincia a comparire in contesti interpersonali, e da quel momento funziona come richiamo dell’attenzione altrui, aprendo catene di interazione.

Il neonato piange per comunicare?

No. Nei bambini molto piccoli il pianto è un pattern reattivo. È solo verso la fine del primo anno che ne comprendono il valore comunicativo e iniziano a impiegarlo intenzionalmente.

Le basi biologiche dello sviluppo sociale non sono un vincolo che limita la cultura, sono la condizione che la rende possibile. Il neonato porta con sé segnali potenti, sorriso e pianto, che non sa ancora di usare. Il salto avviene quando quegli stessi comportamenti, invariati all’occhio di chi osserva, smettono di essere reazioni e diventano messaggi.
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