Cosa significa aggressività
All’empatia, che avvicina all’altro, si contrappone l’aggressività, che intende danneggiarlo. La definizione psicologica insiste su un elemento preciso: il comportamento dev’essere progettato per nuocere. Un danno accidentale non è aggressività, mentre lo è un’offesa calcolata che non arriva a segno.
Si distingue l’aggressività ostile, in cui l’obiettivo è infliggere un danno alla vittima, dall’aggressività strumentale, motivata invece da ragioni non aggressive: si fa male a qualcuno per ottenere un giocattolo, un posto, un vantaggio. Nel primo caso il danno è il fine, nel secondo è il mezzo.
L’aggressività in pratica: come cambia con l’età
Crescendo, la forma dell’aggressività cambia. Diventa verbale più che fisica, e diventa meno strumentale ma più sofisticata, sottile e pianificata. È un’evoluzione che si accompagna a quella delle capacità cognitive: per escludere qualcuno da un gruppo, o per ferirlo con una parola scelta, occorre sapere che cosa gli importa.
Le interazioni di tipo aggressivo sono molto comuni negli anni prescolari. La ragione non è che i bambini piccoli siano più cattivi, ma che faticano a trovare soluzioni negoziate o a esprimere l’aggressività in forme socialmente più accettabili. Manca loro l’alternativa, non la disponibilità a rinunciarvi.
Nel corso di uno sviluppo normale, infatti, l’aggressività lascia il posto a comportamenti più evoluti e sempre più simbolici. Non scompare: si trasforma nella competizione, nella discussione, nell’ironia. Quando questa trasformazione non avviene, ciò che resta non è un residuo infantile ma un deficit degli strumenti che avrebbero dovuto sostituirla.
Termini correlati
Aggressività ostile, aggressività strumentale, empatia, negoziazione, simbolizzazione.
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