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La toria del doppio binario

Sapere che cosa è giusto e farlo sono due cose diverse, e procedono su binari separati. La teoria del doppio binario studia proprio questo scarto, e il modello di Rest lo scompone in quattro componenti: chi non agisce moralmente può essersi inceppato in una qualsiasi di esse. Due sviluppi che non coincidono Studiosi comportamentisti hanno […]

Psicolab — La toria del doppio binario
Sapere che cosa è giusto e farlo sono due cose diverse, e procedono su binari separati. La teoria del doppio binario studia proprio questo scarto, e il modello di Rest lo scompone in quattro componenti: chi non agisce moralmente può essersi inceppato in una qualsiasi di esse.

Due sviluppi che non coincidono

Studiosi comportamentisti hanno formulato la teoria del doppio binario, riguardante i rapporti tra lo sviluppo del ragionamento morale e quello del comportamento morale. L’assunto di partenza è che i due non siano la stessa cosa e non avanzino necessariamente insieme.

È un’osservazione che contraddice l’intuizione più diffusa, secondo cui basterebbe capire per agire di conseguenza. La ricerca mostra invece che il ragionamento morale può essere sofisticato e la condotta restare povera, e talvolta il contrario: si può agire bene senza saper argomentare perché.

Il modello di Rest: quattro componenti

Secondo il modello di Rest, il rapporto tra pensiero e comportamento morale avviene attraverso interazioni fra processi di ordine sia cognitivo sia affettivo. Dentro queste interazioni operano quattro componenti distinte.

La consapevolezza delle conseguenze

La prima è la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni sul benessere altrui. È la componente percettiva e insieme empatica: accorgersi che una situazione ha implicazioni morali, e che qualcuno ne sarà toccato. Chi non la possiede non compie una scelta sbagliata, semplicemente non vede che c’è una scelta da compiere.

L’identificazione dell’azione adeguata

La seconda è la capacità di identificare il corso delle azioni adeguate per realizzare un ideale morale. Non basta sapere che qualcosa non va: bisogna sapere che cosa si può fare perché vada meglio. È la componente su cui lavora, di fatto, la maggior parte della riflessione filosofica sulla morale.

I processi decisionali

La terza riguarda i processi decisionali che risultano dalla valutazione dei possibili esiti dell’atto. Qui l’ideale morale entra in competizione con altri valori e altri interessi: la convenienza, l’appartenenza al gruppo, la sicurezza personale. Molti fallimenti morali avvengono a questo stadio, e non per ignoranza: la persona sa che cosa è giusto, sa come farlo, e decide diversamente.

I processi esecutivi

La quarta componente comprende i processi esecutivi che controllano la rappresentazione e la realizzazione del piano di azioni necessarie: la capacità di tollerare gli ostacoli, la perseveranza, l’autocontrollo. È la componente più trascurata e spesso decisiva, perché l’azione moralmente adeguata è di frequente quella più faticosa, più lunga, più esposta al rischio di essere abbandonata a metà.

Perché scomporre serve

L’insuccesso nel raggiungere il risultato moralmente adeguato può dipendere dal funzionamento carente di una o più di queste componenti. È la conclusione operativa del modello, e la ragione per cui vale la pena tenerlo a mente.

Di fronte a una condotta che riteniamo sbagliata, la spiegazione abituale è morale: quella persona non ha valori. Il modello di Rest suggerisce quattro spiegazioni alternative, tutte più utili. Non ha visto la posta in gioco; l’ha vista ma non sapeva come intervenire; sapeva come, ma ha lasciato prevalere altri interessi; ha deciso correttamente, ma non è riuscita a portare a termine ciò che aveva scelto.

Ciascuna di queste quattro possibilità richiede un intervento educativo diverso, e nessuno di essi consiste nel ripetere che cosa è giusto. È qui che l’utilità del modello si vede meglio: rende visibile il punto esatto in cui la catena si è spezzata.

Domande frequenti

Che cos’è la teoria del doppio binario?

Una formulazione di studiosi comportamentisti secondo cui lo sviluppo del ragionamento morale e quello del comportamento morale procedono su percorsi distinti, che possono non coincidere.

Quali sono le quattro componenti del modello di Rest?

La consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni sul benessere altrui; la capacità di identificare le azioni adeguate a realizzare un ideale morale; i processi decisionali che valutano i possibili esiti dell’atto; i processi esecutivi, cioè tolleranza agli ostacoli, perseveranza e autocontrollo.

Perché una persona che sa cosa è giusto non lo fa?

Perché il fallimento può avvenire in una qualunque delle quattro componenti. Può non aver riconosciuto la rilevanza morale della situazione, non sapere quale azione sarebbe adeguata, aver lasciato prevalere altri interessi nella decisione, oppure non essere riuscita a portare a termine il piano scelto.

A che cosa serve distinguere le componenti?

A individuare dove il processo si è interrotto. Ogni componente richiede un intervento diverso, e nessuno di questi consiste semplicemente nel ribadire quale sia il comportamento corretto.

Il ragionamento morale e la condotta morale corrono su due binari, e il modello di Rest spiega perché il secondo possa restare indietro: servono quattro cose, riconoscere la posta in gioco, sapere cosa fare, decidere di farlo e riuscire a portarlo a termine. Chi non agisce bene non è necessariamente privo di valori: può essersi fermato a uno qualsiasi di questi passaggi, e ciascuno chiede una risposta educativa diversa.
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