Psicologia Clinica e Psicopatologia

La Sintassi del Cambiamento

La Programmazione Neurolinguistica parte da un presupposto: le frasi che usiamo per esprimerci sono solo la struttura superficiale di una struttura più profonda. Ascoltando il linguaggio con attenzione si può capire come funzionano le nostre rappresentazioni interne e, di conseguenza, come favorire il cambiamento. Il modello del mondo impoverito Bandler e Grinder, i padri della […]

Psicolab — La Sintassi del Cambiamento
La Programmazione Neurolinguistica parte da un presupposto: le frasi che usiamo per esprimerci sono solo la struttura superficiale di una struttura più profonda. Ascoltando il linguaggio con attenzione si può capire come funzionano le nostre rappresentazioni interne e, di conseguenza, come favorire il cambiamento.

Il modello del mondo impoverito

Bandler e Grinder, i padri della PNL, constatarono nella loro pratica clinica che la maggior parte dei clienti aveva in comune un’apparente incapacità di agire, una paralisi dovuta alla povertà di possibilità a loro disposizione. Per i due studiosi questo non dipende da una reale mancanza di risorse, nella persona o nell’ambiente, ma dal fatto che il modello del mondo del cliente è impoverito, perché ha commesso l’errore di confondere la mappa con il territorio.

Come scrivono ne La struttura della magia (1975), il problema non è che il mondo sia troppo limitato o privo di scelte, ma che le persone impediscono a se stesse di scorgere le opzioni che si dischiudono, perché queste non sono disponibili nei loro modelli del mondo. Il paradosso della condizione umana è che gli stessi processi che ci permettono di sopravvivere, crescere e cambiare sono anche quelli che possono mantenere un modello del mondo impoverito: la nostra capacità di creare simboli, cioè di creare modelli.

I tre meccanismi: generalizzazione, cancellazione, deformazione

I due autori hanno individuato tre meccanismi principali attraverso i quali confondiamo la mappa con il territorio.

La generalizzazione

È il meccanismo che ci permette di prendere piccole porzioni di informazione e costruirne un intero paradigma, trasformando piccole regioni della mappa in grandi Stati con un’unica caratteristica. Da bambini, per esempio, ci scottiamo con il fuoco e impariamo a starne alla larga; ma se generalizziamo questa esperienza al punto da ritenere pericolose tutte le fonti di calore o tutte le fiamme, si trasforma in una fobia. Lo stesso meccanismo necessario alla sopravvivenza si ritorce contro di noi.

La cancellazione

È il processo con cui eliminiamo alcune parti dell’esperienza, dando selettivamente più significato ad altre. Può essere utile, come nel celebre effetto cocktail party, con cui escludiamo il rumore di fondo per cogliere le parole dell’interlocutore che ci interessa; ma può anche portarci a non prestare attenzione alle lodi di persone che crediamo non abbiano mai una parola dolce per noi.

La deformazione

È il meccanismo che ci permette di modificare la percezione dei dati sensoriali in base alle nostre aspettative o credenze. Ci consente di immaginare scenari possibili fantasticando sui dati a disposizione: è lo stesso processo che ha permesso a Leonardo da Vinci di precorrere i tempi o a Einstein di immaginarsi a cavallo di un raggio di luce. Allo stesso tempo, però, la deformazione può farci interpretare un saluto affrettato come una mancanza di rispetto o lo sguardo di una persona cara come persecutorio.

Nella realtà questi tre meccanismi funzionano accavallandosi tra loro, ponendosi tra la mappa e il territorio. Studiando i migliori terapeuti e comunicatori, Bandler e Grinder notarono che, pur con approcci divergenti, tutti avevano un denominatore comune: i loro interventi introducevano maggiori opzioni nei comportamenti dei clienti, ampliando le dimensioni dei loro modelli del mondo.

Struttura superficiale e struttura profonda

L’ampliamento del modello del mondo comincia dallo studio degli scambi linguistici tra terapeuta e cliente. Ogni parlante nativo ha intuizioni sulla buona forma della grammatica della propria lingua: comprende in modo intuitivo la correttezza e il senso compiuto di un periodo. Davanti a una frase come “sta il abbaiando cane” e alla sua versione corretta “il cane sta abbaiando”, un parlante italiano riconosce senza difficoltà quale sia ben formata, e lo farebbe allo stesso modo oggi come tra un anno. È un esempio di comportamento umano retto da regole di cui non siamo pienamente coscienti.

La grammatica trasformazionale, elaborata da Noam Chomsky, tenta di esplicitare, attraverso una complessa formalizzazione, come riusciamo a comportarci in modo coerente e quali regole strutturano tale comportamento, avvalendosi esclusivamente della forma, cioè della sintassi, senza analizzarne il contenuto. Secondo questa teoria, il significato veicolato dalle frasi possiede due livelli: uno superficiale e uno profondo. La frase “Marco ha mangiato fuori” è la struttura superficiale che un parlante comprende come ben formata; la sua struttura profonda sarebbe la rappresentazione completa del significato, per esempio “Marco, un mio amico d’infanzia, avendo il frigo vuoto, ha mangiato fuori in una pizzeria vicino a casa sua”.

Una stessa struttura profonda può dare origine a più strutture superficiali, attraverso diverse tipologie di derivazione, come la trasformazione nel passivo, la permutazione e la cancellazione. Così “Marco ha mangiato la mela” diventa “la mela è stata mangiata da Marco”: per un parlante nativo il significato è identico, perché entrambe derivano dalla stessa struttura profonda, in cui molte informazioni di contesto sono state cancellate nel passaggio alla forma superficiale.

La sintassi del cambiamento

Una delle caratteristiche che distinguono l’uomo dagli altri animali è la capacità di usare il linguaggio, con cui dà forma alla maggior parte degli artefatti che ci circondano e ha trasmesso la propria storia. Anche il linguaggio è un sistema rappresentazionale e, come tale, è soggetto ai tre processi del modellamento umano: generalizzazione, cancellazione e deformazione. Attraverso il linguaggio ci scambiamo i nostri modelli del mondo, spesso senza essere del tutto consapevoli della scelta delle parole, delle metafore e della sintassi che utilizziamo.

Bandler e Grinder condensarono queste idee per applicarle allo studio del linguaggio del cambiamento e, come i grammatici trasformazionalisti, scelsero di analizzare la forma, cioè la sintassi, a discapito del contenuto, ritenuto ininfluente nel modellamento del comportamento retto da regole. Anche nel modo di presentare i problemi, quindi, il cliente mostra la propria struttura superficiale, soggetta alle tre regole del modellamento. Per fare chiarezza su queste formulazioni, il terapeuta deve prestare maggiore attenzione alla sintassi usata dal cliente: è uno dei denominatori comuni riscontrati nei grandi terapeuti e nei bravi comunicatori, cioè la capacità di dipanare la nebbia dei processi di modellamento che pervade le interazioni tra le persone.

La struttura profonda si lega a quella superficiale attraverso un processo chiamato derivazione. Per l’operatore, questo processo diventa utile grazie all’ascolto attivo di predicati, verbi, avverbi e aggettivi usati dal cliente, fortemente legati ai sistemi rappresentazionali. L’intervento è efficace quando riesce, attraverso l’ascolto e l’osservazione, a modificare le limitazioni e le anomalie del modello del mondo del cliente.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra struttura superficiale e struttura profonda?

La struttura superficiale è la frase così come viene pronunciata; la struttura profonda è la rappresentazione completa del suo significato, con tutte le informazioni di contesto. Nel passaggio dalla profonda alla superficiale molte informazioni vengono cancellate, generalizzate o deformate.

Cosa sono generalizzazione, cancellazione e deformazione?

Sono i tre meccanismi con cui la mente costruisce la propria mappa della realtà: la generalizzazione estende un’esperienza a molte situazioni, la cancellazione elimina parti dell’esperienza, la deformazione altera la percezione in base alle aspettative. Utili alla sopravvivenza, possono però impoverire il modello del mondo.

Perché la PNL studia la sintassi e non il contenuto?

Perché, come nella grammatica trasformazionale di Chomsky, si ritiene che sia la forma, cioè il modo in cui costruiamo le frasi, a rivelare le regole del comportamento e delle rappresentazioni interne. Ascoltando la sintassi del cliente il terapeuta può individuare e allentare le limitazioni del suo modello del mondo.

La sintassi del cambiamento parte dall’idea che il disagio nasca spesso da un modello del mondo impoverito, costruito attraverso generalizzazione, cancellazione e deformazione. Ispirandosi alla grammatica trasformazionale di Chomsky, la PNL distingue tra struttura superficiale e struttura profonda del linguaggio e invita a prestare attenzione alla forma, più che al contenuto. Ascoltando la sintassi e i predicati del cliente, l’operatore può riconoscere le limitazioni del suo modello del mondo e aiutarlo ad ampliarlo.
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