Chi era Bruner e perché parla di “rappresentazioni”
Jerome Bruner è stato uno dei psicologi che più hanno segnato lo studio dello sviluppo cognitivo e dell’apprendimento. Al centro della sua riflessione c’è una domanda semplice ma decisiva: in che modo un bambino trasforma l’esperienza in conoscenza utilizzabile? La risposta di Bruner è che la mente dispone di più sistemi per rappresentare la realtà, cioè per tradurla in una forma interna che il soggetto può conservare, richiamare e manipolare.
Bruner individua tre modalità di rappresentazione: quella esecutiva, legata all’azione, quella iconica, legata all’immagine, e quella simbolica, legata al linguaggio e ai sistemi di segni. Non si tratta di fasi che si escludono a vicenda: la modalità successiva non cancella la precedente, ma le si aggiunge, ampliando le possibilità del pensiero. Un adulto continua a usare tutte e tre, scegliendole a seconda del compito.
La rappresentazione esecutiva: conoscere attraverso l’azione
La rappresentazione esecutiva è tipica del primo anno di vita e resta prevalente fino ai sei o sette anni. In questa modalità la realtà viene codificata attraverso l’azione: il bambino conosce un oggetto manipolandolo, afferrandolo, portandolo alla bocca, spostandolo. Il sapere non è ancora separato dal fare, ma vive dentro i gesti che il piccolo compie sul mondo.
Per Bruner questo momento rappresenta l’inizio dello sviluppo culturale e sociale del bambino. Lo sviluppo motorio e manipolatorio non è un semplice affinamento meccanico, ma un processo costruttivo che dipende dagli scopi del soggetto e dalle esigenze che nascono in base all’ambiente di vita. In altre parole, il bambino non muove le mani a caso: i suoi movimenti si organizzano intorno a obiettivi, e proprio questa intenzionalità fa dell’azione una forma di conoscenza.
Un sapere che vive nei gesti
Molte competenze restano legate alla modalità esecutiva anche in età adulta. Andare in bicicletta, allacciarsi le scarpe, nuotare sono conoscenze difficili da spiegare a parole ma facili da eseguire: il corpo sa come si fa. Questo esempio aiuta a capire la rappresentazione esecutiva del bambino piccolo, per il quale una quota molto più ampia del sapere è ancora custodita nell’azione anziché nelle parole o nelle immagini.
La rappresentazione iconica: conoscere attraverso le immagini
Con la rappresentazione iconica la realtà viene codificata attraverso immagini interne. Il bambino non ha più bisogno di agire fisicamente sull’oggetto per rappresentarselo: può evocarne un’immagine mentale. Questa immagine è il frutto di una selezione, perché trattiene solo alcuni tratti della realtà, quelli che entreranno a far parte della rappresentazione stessa.
La selettività è un punto centrale. L’immagine interna non è una fotografia fedele di tutto ciò che si è percepito, ma una sintesi che privilegia gli aspetti più rilevanti per il soggetto. È proprio questa economia che rende l’immagine uno strumento potente: consente di conservare l’esperienza in una forma maneggevole e di richiamarla quando serve.
Immaginare ciò che non c’è
Il vantaggio più importante della rappresentazione iconica è la libertà dal presente. Attraverso l’immagine si possono evocare situazioni non reali e usarle per elaborare informazioni nuove. Il bambino può pensare a un oggetto assente, immaginare una scena mai vista, combinare mentalmente elementi che nella realtà non ha mai incontrato insieme. La mente si stacca dal qui e ora e comincia a lavorare su rappresentazioni, non solo su percezioni.
Questa capacità prepara il terreno per il pensiero simbolico vero e proprio. Quando il bambino sarà in grado di usare parole e segni per rappresentare la realtà, potrà contare su una base già costruita: l’esperienza di aver evocato immagini e di averle manipolate mentalmente.
Dall’azione all’immagine: uno sviluppo che integra
Il passaggio dalla modalità esecutiva a quella iconica non è un salto brusco, ma una progressiva stratificazione. Le due forme convivono a lungo e si sostengono a vicenda. Un bambino che ha manipolato molte volte un oggetto costruisce immagini interne più ricche; a sua volta, l’immagine interna guida e affina l’azione successiva. Movimento e percezione crescono insieme, alimentandosi reciprocamente.
Da questa prospettiva l’apprendimento non è ricezione passiva di informazioni, ma costruzione attiva. Il bambino seleziona, organizza, trasforma ciò che incontra in base ai propri scopi e al contesto in cui vive. È un’idea che ha avuto grande influenza sulla pedagogia, perché suggerisce di proporre esperienze concrete e manipolabili prima di chiedere astrazioni, rispettando l’ordine con cui le modalità di rappresentazione si sviluppano.
Perché questo modello resta attuale
Il valore della lettura di Bruner sta nell’aver mostrato che non esiste un solo modo di conoscere. Azione, immagine e simbolo sono tre canali complementari, e ognuno conserva una sua funzione lungo tutta la vita. Riconoscere quale canale un bambino sta usando in un determinato momento permette di accompagnarlo meglio, offrendogli materiali e proposte adatte al suo modo di elaborare la realtà.
La rappresentazione esecutiva e quella iconica, in particolare, ricordano quanto sia importante partire dal corpo e dall’esperienza diretta. Prima di spiegare, conviene far fare; prima di chiedere di immaginare in astratto, conviene aver offerto immagini concrete da cui partire.
Domande frequenti
Che cosa si intende per rappresentazione esecutiva?
È la modalità con cui il bambino, soprattutto nel primo anno di vita e fino ai sei o sette anni, codifica la realtà attraverso l’azione. Conosce gli oggetti manipolandoli e agendo su di essi, con movimenti organizzati intorno ai propri scopi e all’ambiente di vita.
In che cosa consiste la rappresentazione iconica?
Consiste nel codificare la realtà attraverso immagini interne. Il bambino evoca mentalmente un oggetto o una scena senza doverli avere davanti, selezionando alcuni tratti della realtà che entrano a far parte dell’immagine. Così può anche rappresentarsi situazioni non reali.
Qual è la differenza principale tra le due modalità?
La rappresentazione esecutiva lega la conoscenza all’azione fisica sull’oggetto, mentre quella iconica la affida a immagini mentali. Con l’iconica il pensiero si libera dal presente e può lavorare anche su elementi assenti o immaginati.
Le due rappresentazioni si sostituiscono a vicenda?
No. Secondo Bruner la modalità successiva non cancella la precedente ma vi si aggiunge. Azione e immagine continuano a convivere e a sostenersi, e anche in età adulta usiamo entrambe a seconda del compito.
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