LA FUNZIONE EVOLUTIVA DEL MOSTRO
La funzione del mostro è quella di rappresentare una realtà interiore minacciosa e di dare alla stessa una forma rappresentativa. Complice una conformazione morfologica che non lo rende certo attraente, i vissuti emotivi legati alla sua rievocazione mnestica agevolano stati di angoscia e inquietudine da cui il bambino sente di non potersi difendere. E se di giorno è più facile fare finta di niente, col calar del buio la sua presenza terrifica diventa letteralmente invasiva, e il rischio di vederselo comparire di fronte risulta amplificato.
Com’è possibile?
In omaggio a quel pensiero onnipotente ben presente in questa fase evolutiva- la paura dei mostri si sviluppa a partire dai 3 – 4 anni in piena fase preoperatoria- il mostro possiede dei poteri magici in grado di renderlo invincibile. Proprio come un genitore cattivo, di cui quasi sembra richiamare la metafora psichica, il mostro può fare a pezzi, può divorare e distruggere; può assumere mille forme, volare e rendersi invisibile. Può comparire dovunque e in ogni momento. È il pensiero che perseguita maggiormente il bambino quando, tirandosi su le coperte fino agli occhi, credo di vederlo materializzarsi in ogni angolo della stanzetta. E alla fine si rassegna. Non c’è possibilità di difendersi da questa entità soprannaturale che invade e devasta trasformandosi in un’angoscia distruttiva.
L’eziologia della paura
Dal punto di vista psicodinamico la paura del mostro si origina dalla rimozione di una pulsione angosciosa e inaccettabile, seguito dallo spostamento della stessa in una fonte esterna che ne delimiti il potere attraverso una forma identificativa saturante.
Nel processo di formazione della paura non è escludibile neppure un processo di proiezione, meccanismo difensivo con cui le parti più aggressive e inaccettate del Sé vengono espulse all’esterno per essere meglio identificate, gestite e soprattutto disconosciute. Sotto questo punto di vista il mostro potrebbe incarnare la meta delle fantasie aggressive nutrite verso gli oggetti affettivi primari – percepiti come presenze rassicuranti ma anche minacciose e limitanti, da cui è necessario proteggersi. Perché potrebbero distruggere. Ed è lo stesso bambino, in realtà, a volerli distruggere, per gratificare quella pulsione narcisistica che lo fa aspirare ad una incontrastata onnipotenza. Ma si tratta di una pulsione inaccettabile. È a questo punto che la proiezione giunge in difesa del Sé. Quella pulsione non gli appartiene. Lui non può essere il bambino che vuole distruggere i genitori. Sono i genitori, piuttosto, a voler distruggere lui.
Il significato latente del mostro
– Il mostro “infantile” ha spesso caratteristiche divoranti: a volte è un orco famelico, a volte una strega che avviluppa, a volte un animale terrificante che fa a pezzi e trangugia; il simbolo è quello di una recondita paura di disintegrazione del Sé, molto frequente nell’infanzia, e direttamente attribuibile alla paura di venir inghiottito dalle “oceaniche” presenze genitoriali e dalla miriade di stimoli da cui il bambino si sente letteralmente subissato;
– la paura del mostro si amplifica nei momenti di separazione dall’oggetto affettivo, a testimonianza di come la sua presenza risulti fortemente connessa con il desiderio di vicinanza e di perdita del genitore;
– il mostro è capace di trasformarsi e mutare continuamente identità, segnale, quest’ultimo, di una latente paura del cambiamento evolutivo;
– il mostro vive nella stessa oscurità da cui prende vita, a simboleggiare una paura di esplorare le parti più recondite del Sé, di fronte alla quale il bambino si sente totalmente annichilito.
La fine del mostro…
Solitamente la paura del mostro va incontro ad una naturale remissione intorno ai 6- 8 anni, periodo in cui il bambino conquista una capacità regolativa più autogestita, grazie anche all’investimento relazionale, al confronto con i pari e alla scolarizzazione; ma è soprattutto grazie alla gestione delle pulsioni più ingovernabili, a sua volta resa possibile da una dimensione egoica più matura e integrata, che viene raggiunto contatto con la realtà più attendibile, in cui la presenza del mostro perde gradualmente valore e consistenza.
…e fino a quel momento?
Non serve dire al bambino che quanto che teme non accadrà; è piuttosto preferibile instillare in lui sentimenti di amore e protezione, nutriti da un contesto securizzante che gli fornirà strumenti per regolare le emozioni e fronteggiare la criticità. Mai ridicolizzare, colpevolizzare o minimizzare. Equivarrebbe a squalificare quelle stesse emozioni da cui il bambino si sente invaso, amplificandone il potere distruttivo.
I genitori devono costruire nel bambino uno spazio psichico che lo renda in grado di interiorizzare certezze affettive in una modalità costante, solida e attendibile. Per affrontare le incertezze direttamente. Per “stare” letteralmente sulla paura, cercando di esplorarne contenuti e caratteristiche senza ricorrere all’evitamento fobico.
Come riuscirci?
Ad esempio facendo domande sul’intensità e sulla frequenza dei suoi stati d’animo, cercando di farsi descrivere quando si sente maggiormente spaventato o di ricostruire con lui le fattezze di questo mostro così terribile.
L’importante è verbalizzare, anche attraverso un adeguato alfabeto emotivo.
Utile può essere l’impiego di fiabe in cui il mostro viene sconfitto, o di esperienze ludiche in cui il bambino reperisce nel Sé le risorse più adeguate a sconfiggere il mostro, scoprendosi forte e in grado di fronteggiarlo attivamente.
La dimensione ludica è fondamentale in una finalità anticipatoria ed esplorativa della realtà che fa paura. E il suo potere terapeutico risulta amplificato ove gestito di una presenza adulta in grado di trasferire sicurezza nel Sé e trasformare l’angoscia in una preziosa esperienza evolutiva.
I mostri non sono poi così invincibili, se impariamo a smascherarli
Il bambino deve apprendere fiducia nel Sé attraverso la presenza di un supporto inter ed intraindividuale costante, da cui la possibilità di costruire coping assertivi e funzionali con cui ogni tipo di mostro, anche il più temibile, potrà essere sconfitto.
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