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La costruzione delle prime relazioni

Una relazione non si osserva: si deduce. Ciò che vediamo sono le interazioni, episodi temporanei di attività condivisa, ed è da lì che risaliamo al legame che le tiene insieme. Nei primi due anni di vita l’interazione tra genitore e bambino attraversa cinque fasi, e ognuna è qualitativamente diversa dalla precedente. Relazione e interazione: due […]

Psicolab — La costruzione delle prime relazioni
Una relazione non si osserva: si deduce. Ciò che vediamo sono le interazioni, episodi temporanei di attività condivisa, ed è da lì che risaliamo al legame che le tiene insieme. Nei primi due anni di vita l’interazione tra genitore e bambino attraversa cinque fasi, e ognuna è qualitativamente diversa dalla precedente.

Relazione e interazione: due oggetti diversi

Una relazione è continua nel tempo e, proprio per questo, non può essere osservata direttamente. Può però essere dedotta dalle interazioni, che sono invece fenomeni temporanei: il comportamento degli individui che partecipano insieme a un’attività, qui e ora.

La distinzione ha conseguenze metodologiche precise. Chi studia il legame madre bambino non registra il legame, registra episodi. È dalla regolarità di quegli episodi, dalla loro qualità e dalla loro storia, che si inferisce l’esistenza di una relazione con certe caratteristiche. Confondere i due piani porta a scambiare una brutta giornata per un attaccamento insicuro.

Chi coordina l’interazione

L’interazione presuppone coordinazione: i due partner devono alternarsi, sincronizzare i tempi, cogliere i segnali dell’altro. Nelle prime fasi di vita questa abilità non appartiene al bambino, ma dipende interamente dall’adulto.

È un punto che vale la pena sottolineare, perché ribalta l’impressione comune. Quando osserviamo un neonato di due mesi che sembra “dialogare” con la madre, alternando vocalizzi e pause con notevole precisione, ciò che vediamo non è una competenza del bambino: è la madre che si inserisce negli spazi lasciati liberi, adattando il proprio ritmo al suo. Il bambino contribuisce con i segnali, l’adulto costruisce la struttura.

Lo sviluppo procede per transizioni, non per accumulo

Lo sviluppo psicologico, e con esso la capacità relazionale, non avviene come espansione graduale di ciò che c’era prima. Passa attraverso transizioni verso nuovi livelli di funzionamento, qualitativamente diversi da quelli che li hanno preceduti.

La differenza non è terminologica. In un modello di crescita quantitativa il bambino di otto mesi farebbe le stesse cose di quello di due, soltanto meglio. In un modello per transizioni fa cose di natura diversa, che prima non erano possibili in nessuna misura. Il livello di interazione tipico di ciascuna fase è determinato dallo sviluppo raggiunto dal bambino, non dalla quantità di pratica accumulata.

Le cinque fasi dell’interazione genitore bambino

Le fasi individuate sono cinque, e le età indicate segnalano l’esordio, non un confine rigido.

Regolazione biologica, dalla nascita

Nei primissimi mesi il compito condiviso è organizzare i ritmi di base: sonno e veglia, fame e sazietà, attivazione e quiete. L’adulto funziona come regolatore esterno degli stati del bambino.

Scambi faccia a faccia, verso i due mesi

Compare l’attenzione reciproca. I due partner si guardano, si rispondono, costruiscono sequenze di sguardi, sorrisi e vocalizzi. L’oggetto dello scambio è lo scambio stesso: non c’è ancora nulla di cui parlare.

Condivisione degli argomenti, verso i cinque mesi

Entra in scena un terzo termine. Il bambino comincia a interessarsi agli oggetti, e l’interazione può ora vertere su qualcosa di esterno alla coppia. Dal faccia a faccia si passa a una struttura triangolare.

Reciprocità, verso gli otto mesi

L’iniziativa si distribuisce. Il bambino non risponde soltanto, propone: dirige l’attenzione dell’adulto, offre e richiede, alterna i turni con intenzione. In questo periodo comprende che i propri segnali hanno un effetto su un’altra mente.

Rappresentazione simbolica, verso i diciotto mesi

Con il linguaggio e il gioco di finzione l’interazione può riguardare ciò che non è presente. Si parla di quel che è accaduto, di quel che accadrà, di ciò che si finge. La relazione smette di dipendere dalla situazione immediata.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra relazione e interazione?

L’interazione è un fenomeno temporaneo e osservabile: il comportamento di due persone impegnate insieme in un’attività. La relazione è continua nel tempo e non si osserva direttamente, la si deduce dalla qualità e dalla regolarità delle interazioni.

Chi coordina l’interazione nei primi mesi?

L’adulto. La coordinazione richiede di alternare i turni e sincronizzare i tempi, capacità che nelle prime fasi non appartiene al bambino. È il genitore ad adattarsi ai ritmi del figlio, dando all’insieme l’aspetto di un dialogo.

Perché si parla di transizioni e non di crescita graduale?

Perché lo sviluppo psicologico procede verso livelli di funzionamento qualitativamente diversi dai precedenti. Il bambino di otto mesi non fa meglio ciò che faceva a due: fa cose che prima non erano possibili.

Quali sono le cinque fasi dell’interazione?

Regolazione biologica dalla nascita, scambi faccia a faccia verso i due mesi, condivisione degli argomenti verso i cinque, reciprocità verso gli otto, rappresentazione simbolica verso i diciotto mesi.

Le prime relazioni si costruiscono a partire da interazioni che, all’inizio, sono coordinate interamente dall’adulto: il dialogo che crediamo di vedere nel neonato è per gran parte opera di chi gli sta di fronte. Il percorso non è un accumulo ma una successione di salti, dalla regolazione dei ritmi biologici fino al momento in cui, con il simbolo, la relazione può finalmente parlare di ciò che non c’è.
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