In che termini la psicologia, ed in particolare la psicologia del lavoro, può essere applicata all’attività sportiva e contribuire al miglioramento della qualità della vita?
La psicologia dello sport è una disciplina che si è ampiamente diffusa negli ultimi trent’anni in Europa e Nordamerica, dove il mondo accademico e quello sportivo hanno voluto riconoscere alle scienze dello sport la capacità di favorire una migliore ottimizzazione dei processi di allenamento e soprattutto la conoscenza dei processi biologici, sociali e psicologici connessi alle prestazioni sportive. Nasce dunque come risposta ad esigenze emerse sul campo espresse da tecnici ed operatori sportivi, per la gestione di fenomeni e comportamenti di natura psicologica che influenzano la prestazione. Tuttavia, fino ad oggi, la psicologia dello sport si è interessata solo agli atleti o società d’alto livello, trascurando una realtà più ampia fatta di Associazioni, Federazioni e Società minori di cui fanno parte la maggior parte degli sportivi (De Lucia Antonio, 1997).
All’interno di questi contesti lo psicologo può trovare uno spazio operativo, ad esempio nella formazione di tecnici e dirigenti, nell’intervento sugli atleti, nei programmi di sensibilizzazione, prevenzione e sostegno al fine di evitare l’abbandono precoce dell’attività sportiva.
Questo tipo di consulenza psicologica è una relazione che si stabilisce tra lo psicologo e i singoli soggetti (atleti, allenatori e dirigenti sportivi) oppure tra lo psicologo e le organizzazioni sportive (comitati Olimpici Nazionali, Federazioni, Leghe e Società Sportive).
Nel primo caso, lo psicologo si presterà ad un intervento di tipo clinico-terapeutico, ciò vale a dire che andrà ad operare direttamente sull’atleta o sulla squadra se si riscontra tale necessità, al fine di stimolare lo sviluppo di capacità cognitive legate ai processi attentivi e percettivi, favorire la gestione dello stress e delle emozioni in modo integrato, curare le dinamiche relazionali e la comunicazione all’interno del gruppo-squadra, svolgere attività di prevenzione, in un’ottica di promozione della salute e del benessere psico-fisico. Lo psicologo assume una funzione di supporto e di integrazione psico-corporea con atleti e preparatori tecnici, divenendo col tempo un punto di riferimento importante non solo per il gruppo squadra, ma anche per i singoli individui, facilitando processi di crescita e miglioramento e offrendosi come valido supporto alla consapevolezza e al benessere individuale e organizzativo.
Nel secondo caso, gli interventi dello psicologo saranno rivolti verso l’organizzazione ed è in questo ambito che la psicologia del lavoro, che si occupa di organizzazioni di varia natura, si interseca con la psicologia dello sport. In tal caso si andrà ad operare sull’intero contesto organizzativo di cui l’atleta fa parte, nonché sulle diverse relazioni che collegano i singoli elementi del sistema, favorendo una comunicazione efficace ed efficiente tra le persone e i ruoli.
Il fine è quello di facilitare le relazioni umane tra chi lavora nella società sportiva a vario titolo (ad esempio, dirigente, accompagnatore, istruttore, medico) e chi ne usufruisce (atleti, genitori, bambini, ragazzi). In una squadra di pallacanestro, ad esempio, contribuisce al delinearsi di ruoli e funzioni, promuove pratiche di integrazione per i compiti svolti dai vari organi, elabora insieme ai dirigenti strategie comunicative e gestionali che tengano conto di tutte le esigenze.
Lo psicologo può inoltre partecipare alla creazione e gestione di spazi che tengano conto delle esigenze dei vari fruitori degli impianti sportivi.
Tali interventi mirano ad aspetti di interesse della psicologia del lavoro quali:
• gestione e valutazione del potenziale umano e aziendale;
• sviluppo della comunicazione all’interno della struttura;
• informazione/formazione di quadri tecnici e dirigenziali su temi specifici connessi alla pratica sportiva ed alle problematiche gestionali sviluppando così il potenziale umano già presente ai vari livelli.
Gli interventi rivolti all’individuo possono essere fatti attraverso vari aspetti, utilizzando:
• tecniche psico-corporee
(gestione dello stress e delle emozioni, postura ed espressività motoria, focalizzazione percettiva, dinamiche individuali e di gruppo);
• tecniche cognitivo comportamentali (mental training, focalizzazione attentiva, gestione dello stress);
• tecniche di rilassamento e di respirazione (biofeedback).
Tale pluralità di intervento consente allo psicologo di collocarsi su diversi piani di osservazione rispetto al team come supervisore e come consulente del responsabile tecnico o del dirigente sia in ambito psicologico che nella gestione delle risorse disponibili. Qualunque siano le modalità di intervento, in genere lo psicologo trova collocazione all’interno di uno staff.
Il suo ruolo tenderà a configurarsi a seconda del tipo di esigenze espresse dall’utente e dalla relativa richiesta che gli verrà fatta o che verrà formulata insieme al committente.
L’obiettivo è quello di concorrere a creare quelle condizioni con le quali l’atleta, la squadra e/o l’organizzazione sportiva ai differenti livelli, possano esprimere a pieno le proprie potenzialità, all’interno di una nuova visione dell’attività sportiva, nei suoi molteplici livelli di pratica, che vede coinvolti atleti, allenatori, tifosi, dirigenti, genitori, tecnici e professionisti del settore.
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