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La capacità di mediazione

In psicologia, la capacità di mediazione è il nucleo della competenza sociale: saper tenere insieme il bisogno di opporsi per affermare i propri interessi e quello di venire incontro agli altri per non perdere il legame con il gruppo. Cosa significa capacità di mediazione Una buona competenza sociale consiste nel trovare una mediazione tra due […]

Psicolab — La capacità di mediazione
In psicologia, la capacità di mediazione è il nucleo della competenza sociale: saper tenere insieme il bisogno di opporsi per affermare i propri interessi e quello di venire incontro agli altri per non perdere il legame con il gruppo.

Cosa significa capacità di mediazione

Una buona competenza sociale consiste nel trovare una mediazione tra due necessità in tensione: opporsi, per soddisfare i propri bisogni, e andare incontro alle esigenze altrui, per non perdere i legami. Quando la mediazione è raggiunta, i bambini sanno fare obiezioni, negoziare e costruire strategie per risolvere i conflitti.

In condizioni normali aggressività e prosocialità vengono impiegate entro due modalità fondamentali, su cui si baserà l’interazione tra coetanei nelle età successive: la cooperazione e la competizione. Entrambe sono necessarie nella maggioranza delle interazioni, e nessuna delle due è, da sola, la forma buona dello stare insieme.

La capacità di mediazione in pratica

Quando il coordinamento tra le due modalità non riesce, e l’aggressività viene usata soltanto per recare danno, compaiono problemi e difficoltà relazionali. La presenza di comportamenti aggressivi diventa allora un campanello d’allarme, un indicatore di rischio sociale, soprattutto se resta stabile nelle fasi successive dello sviluppo.

L’aggressività, in effetti, appare una caratteristica piuttosto stabile, ma non rigidamente fissata: è un tratto persistente che può subire l’influenza dell’esperienza. Proprio per questo va considerata la possibilità di intervenire. Nella prima infanzia si apprendono attitudini e modelli di relazione che possono persistere e rendere stabile l’aggressività, e durante i cinque anni della scuola elementare ruoli, legami e funzioni tendono a cristallizzarsi, fissando posizioni sociali come quella del bambino popolare, di quello rifiutato, di quello isolato.

C’è infine un meccanismo che si autoalimenta. Uno stile aggressivo acquista stabilità anche perché provoca il rifiuto degli altri, e il rifiuto innesca a sua volta una spirale di comportamenti coercitivi. Il bambino aggressivo viene escluso, l’esclusione conferma la sua lettura ostile del mondo, e l’aggressività aumenta.

Termini correlati

Competenza sociale, cooperazione, competizione, status sociometrico, spirale coercitiva, prosocialità.

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