Il fenomeno Hikikomori: piu di un ritiro sociale
La “stanza segreta” della nuova generazione giapponese e un fenomeno complesso, che non si riduce a cio che comunemente viene definito “ritiro sociale di adolescenti problematici”, ma si propone come una nuova forma di comunicazione. Il termine non si attribuisce a tutta la realta giovanile, ma rappresenta l’inquietudine del mondo osservata dagli occhi di chi fatica a comunicare.
Tutti i mutamenti, gli accadimenti e le devianze che gravitano intorno al termine “adolescenti problematici” vanno visti come l’emergere della ri-posizione di un soggetto uscito dall’eta innocente. In tutte le societa il passaggio dalla famiglia (microcosmo) al mondo esterno (macrocosmo), dalla caduta dell’onnipotenza e della dipendenza infantile all’assunzione di una consapevolezza sempre piu vasta, e valutato una fase molto complessa: una fase piu o meno lunga di solitudine e di domande senza risposte, in cui affrontare i mutamenti della propria esistenza e della propria pulsionalita in relazione al sociale, fino all’accettazione di un ruolo adulto.
La separazione dalla madre, dal nucleo familiare, la mancanza delle iniziative dell’attaccamento infantile, e infatti sentita dall’adolescente come un lutto e come pericolo di morte. L’abbandono dell’onnipotenza infantile e vissuto come mancanza di appigli e come necessita di trovarne di nuovi in maniera autonoma. Cosi i comportamenti “devianti”, come il fenomeno Hikikomori, evidenziano punti conflittuali rimossi e celano cio che l’adolescente ricerca per affermare la sua individualita.
Una comunicazione di tipo selettivo
Il primo punto da analizzare riguarda la comunicazione e il messaggio che si trasmette attraverso di essa. Come afferma Gregory Bateson, la comunicazione si crea attraverso le incessanti trasformazioni che si generano all’interno delle relazioni tra gli elementi che compongono il sistema; nasce e si sviluppa nel segno delle differenze e del cambiamento, in un universo di messaggi che acquisiscono un chiaro significato solamente se collocati nel loro contesto relazionale e ambientale.
La mente di ciascuno di noi elabora tutto secondo il proprio vissuto ed e, quindi, il prodotto del proprio vissuto. Prendiamo una parola ordinaria come “aiuto” e osserviamo cosa un adolescente puo suscitare nel ricevente. Se l’emittente dice “aiuto” senza particolare intonazione, il ricevente ricorre a situazioni immaginarie prima di rispondere. Se lo stesso adolescente dice “Aiuto!” con tono spaventato, il ricevente ricorre a situazioni piu minuziose, piu ricche, piu vive. Se invece pronuncia “Aiuto?”, il ricevente sente una domanda. Cio che e sempre presente e che il ricevente costruisce le sue soluzioni in contesti interattivo-sociali.
In sintesi, il processo comunicativo prevede che l’emittente comunichi un messaggio, che il messaggio (informazione, dato, notizia o sensazione) venga trasmesso, che il codice (una lingua, un gesto, un grafico) permetta alla comunicazione di avvenire, e che il ricevente riceva il messaggio.
Le sei funzioni di Jakobson
All’interno di ciascun processo comunicativo lo studioso Roman Jakobson ha classificato sei funzioni:
- Funzione espressiva o emotiva: il linguaggio consente di esprimere la propria personalita, i propri stati d’animo e sentimenti.
- Funzione conativa: attraverso il linguaggio si possono influenzare i comportamenti degli altri (richiesta d’aiuto, suggerimento, persuasione, comando).
- Funzione poetica: si riferisce all’organizzazione interna del messaggio e al modo in cui viene strutturato.
- Funzione referenziale: riguarda il rapporto tra il messaggio e la realta esterna.
- Funzione fatica: riguarda il mantenimento della comunicazione avviata.
- Funzione metalinguistica: e relativa agli elementi che definiscono il codice stesso.
Perche e come si comunica
Fin dai primi giorni di vita ci troviamo immersi, come soggetti attivi e dotati di capacita comunicative, all’interno di una condizione relazionale che coinvolge le nostre figure primarie d’attaccamento. Emde, analizzando le modalita fondamentali dello sviluppo, prende in considerazione le “motivazioni di base” innate nel bambino, e da particolare rilievo alla “predisposizione alla socializzazione”, che indica come terza motivazione di base: il bambino nasce preadattato a una serie di interazioni con gli altri. In questa relazione il bambino costruisce non solo il Se, ma anche i modelli relazionali.
Un principio fondamentale e l’impossibilita di non comunicare: qualsiasi comportamento, in situazione di reciprocita tra persone, e una forma di comunicazione. Anche la mancanza di reazione, i silenzi e l’ozio sono forme di comunicazione, poiche portano con se un significato e un messaggio. Due estranei nella stessa sala d’attesa che si ignorano completamente, in realta, stanno scambiando comunicazione tanto quanto lo farebbero con una discussione energica.
Ogni comunicazione comporta inoltre un aspetto di metacomunicazione che determina la relazione tra i comunicanti. Un adolescente che dichiara “da oggi restero chiuso nel mio mondo, vi proibisco di entrare nella mia stanza segreta” comunica, oltre al contenuto, anche la relazione che intercorre tra chi comunica e chi e oggetto della comunicazione.
Internet e il “secondo Io”
La comunicazione sociale e oggi sostenuta da moderni strumenti che superano le barriere di tempo e spazio, e Internet e certamente uno dei mezzi che offre maggiori opportunita. Sherry Turkle, nel suo libro del 1997 “Il secondo Io”, mostra come il mondo del web risulti essere una versione di se stessi, un vero se, proponendosi come essere onnisciente in grado di fornire in pochi secondi informazioni, contatti e relazioni.
L’Hikikomori non e una delle tante manifestazioni della crisi adolescenziale: riguarda piu di un milione di adolescenti che non riescono a vivere nella societa e si rinchiudono fra le mura della loro camera, rifiutando il contatto con il mondo esterno anche per anni. Questa fuga dal mondo li conduce a “ammazzare” il tempo con internet, i videogiochi, la tv e la musica. Tale espatrio volontario e inscindibilmente connesso alla fruizione delle nuove tecnologie: questi giovani si allontanano dalle relazioni reali per abbracciare quelle virtuali, e il cyberspazio prende il posto della vita.
L’abuso nell’utilizzo delle informazioni disponibili in rete puo portare a un sovraccarico cognitivo che satura il cervello, riducendo l’attenzione razionale; contemporaneamente il conseguente isolamento sociale sostiene il ricorso a Internet per cercare occasioni di socializzazione virtuale. La realta on line fornisce il vantaggio di dare gratificazioni immediate, per la sua disponibilita pressoche persistente, ed e dominata dalla sensazione, spesso ingannevole, di essere capiti e di capire. L’illusorieta si rende palese nel momento in cui si decide di abbandonare l’ambiente virtuale per quello reale: la comunicazione, fino a quel momento, e stata interiorizzata e rivolta in prevalenza a se stessi.
Perche i giovani rifiutano il rapporto con gli altri
Secondo un’indagine della BBC il problema va affrontato da diversi punti di vista. C’e di mezzo il sistema scolastico nipponico, giudicato tra i piu severi del mondo, ma anche l’incapacita delle nuove leve di sopportare le frustrazioni, la forte competitivita, gli sfotto e il bullismo, fenomeni molto diffusi nel Sol Levante. Per tutta questa serie di circostanze, il giovane non trova altra via di scampo se non quella di sviluppare nella propria mente un mondo nel quale non esistono angherie, dolori e ostacoli alla realizzazione del proprio Io, ma che di fatto e solo frutto della sua immaginazione.
Le cause: solo ipotesi
L’Hikikomori sembra essere una sindrome culturale che si sviluppa in un paese specifico durante un particolare momento della sua storia. I giapponesi hanno cercato di ricondurre il fenomeno a molteplici cause: madri oppressive o assenti, padri troppo impegnati nel lavoro, bullismo scolastico, economia in recessione, pressioni accademiche, mondo del web. Il tutto potrebbe essere collocato sullo sfondo di una societa sociologicamente in crisi.
Il Dott. Saito, che ha trattato piu di mille Hikikomori, attribuisce il disagio al contesto familiare e sociale, all’interdipendenza fra genitori e figli e alle loro pressioni psicologiche. Se un figlio decide di non seguire un preciso percorso, come frequentare un’universita d’elite o un’azienda di prestigio, i genitori vivono e fanno vivere ai figli tale situazione come un grande fallimento. Molti pazienti raccontano di anni scolastici da incubo, di episodi di bullismo in cui venivano maltrattati per essere troppo esili, troppo grassi o addirittura per essere migliori di altri nello sport o nella musica.
I sintomi
Oltre all’isolamento sociale e alla dipendenza da internet, questi adolescenti soffrono tipicamente di depressione e di comportamenti ossessivo-compulsivi. Non e facile comprendere se questi siano una possibile conseguenza della reclusione forzata o una concausa del loro chiudersi nella “stanza di dentro”.
La cura: costruire un ponte verso il mondo
Il programma “New Start”, creato dal Dott. Saito, offre un alloggio in comunita e un programma di formazione-lavoro. Gli operatori, in maggioranza donne, lavorano anche per diversi mesi per instaurare un legame che costituisca un ponte stabile fra l’Hikikomori e il mondo esterno. L’operatrice si reca una volta a settimana nella stanza del giovane per costruire un rapporto di fiducia, aiutandolo a esternare le emozioni fondamentali (tristezza, rabbia, paura, sorpresa, gioia), per poi favorire gradualmente la sua integrazione nel mondo esterno. In qualche caso ci vogliono molti mesi, in altri anche anni. In Italia, a Senigallia, opera una struttura analoga con consulenza, diagnosi, terapie e incontri.
Domande frequenti
Cos’e l’Hikikomori?
L’Hikikomori e una forma di ritiro sociale volontario in cui la persona, tipicamente un adolescente, si rinchiude nella propria stanza rifiutando il contatto con il mondo esterno anche per anni. Il termine indica sia il fenomeno sia la persona che ne soffre. In Giappone coinvolge oltre un milione di persone, circa il 20% degli adolescenti.
Quali sono le cause del fenomeno Hikikomori?
Non esiste una causa unica. Tra i fattori ipotizzati vi sono il rigido sistema scolastico giapponese, il bullismo, la forte competitivita, le pressioni accademiche e familiari, l’interdipendenza tra genitori e figli e la percezione del fallimento. Sullo sfondo, una societa in crisi di identita. La dipendenza da internet e spesso una conseguenza piu che una causa.
Che ruolo ha internet nell’Hikikomori?
Internet offre a questi giovani un rifugio: gratificazioni immediate, socializzazione virtuale e la sensazione, spesso illusoria, di essere capiti. Il cyberspazio prende il posto della vita reale, avvertita come intimidatoria. L’abuso della rete puo causare sovraccarico cognitivo e alimentare ulteriormente l’isolamento sociale.
Come si cura l’Hikikomori?
L’approccio principale, come nel programma giapponese “New Start”, consiste nel costruire gradualmente un ponte relazionale verso il mondo esterno. Operatori dedicati instaurano nel tempo un rapporto di fiducia, aiutando la persona a riconoscere ed esprimere le emozioni fondamentali, per poi favorirne la reintegrazione sociale attraverso comunita e programmi di formazione-lavoro.
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