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Scuola

Insegnare Le Lingue a Studenti Adulti.

La figura dello studente adulto, impensabile fino a pochi anni fa, si è resa necessaria in una società complessa come la nostra, segnata da profondi mutamenti socio-economici (si pensi ad esempio alla globalizzazione del mercato, al rafforzamento del settore terziario, alla diffusione delle tecnologie, all’internazionalizzazione dell’economia); tali cambiamenti hanno determinato figure lavorative nuove, in continua evoluzione, e dunque soggette ad una continua rivalutazione e riqualificazione professionale. Il modello sociale verso cui ci si sta muovendo è dunque quello della “società che apprende”, dove ciascuno è chiamato, incoraggiato (e a volte costretto) ad apprendere lungo tutto l’arco della vita (Serragiotto, 2004).
Un ruolo centrale nella riqualificazione professionale è rivestito certamente dalle conoscenza delle lingue straniere, anche in considerazione del plurilinguismo promosso dall’Unione Europea, nonché delle necessità di mediazione linguistica e culturale dovute ai fenomeni migratori che negli ultimi anni hanno interessato l’Europa, ed in particolare l’Italia. La ricerca glottodidattica si è fatta interprete di tali bisogni e negli ultimi tempi sta proponendo modelli, metodologie e materiali didattici specifici per studenti adulti. Solo nel campo dell’italiano a stranieri stanno fiorendo iniziative editoriali volte sia alla formazione e l’aggiornamento degli insegnanti sia alla didassi quotidiana (manuali, grammatiche, quaderni operativi, eserciziari specifici per studenti stranieri adulti).
A livello metodologico molti contributi sono giunti dalle neuroscienze negli anni ’80. Si è iniziato infatti a conoscere le caratteristiche neurologiche e le modalità di elaborazione del linguaggio da parte dello studente adulto, sebbene a volte si sia cercato di semplificare e generalizzare processi neurobiologici profondamente complessi e non ancora del tutto chiari. A partire da tali spunti, si è iniziato così a parlare di bimodalità e direzionalità dell’apprendimento linguistico (Danesi, 1988), proponendo percorsi didattici che procedessero dall’attivazione dell’emisfero destro (globalità, contestualizzazione, significato generale) a quello sinistro (analisi, sequenzialità, significato analitico), per poi concludee con attività che attivassero entrambi gli emisferi.
Negli ultimi anni, però, la ricerca neuroscientifica ha compiuto progressi notevoli e sembra poter offrire nuovi spunti teorici e operativi alla didattica delle lingue, e quindi anche all’insegnamento delle lingue ad adulti. I risultati di molte delle ricerche neurologiche attuali sono tuttavia ancora sconosciuti in ambito glottodidattico.
Questo contributo, non certo esaustivo, propone alcune riflessioni derivanti dalle recenti scoperte neurobiologiche, allo scopo di suscitare nel lettore curiosità, dubbi, idee operative e critiche, evitando di offrirgli “ricette glottodidattiche”, che pretendono di essere valide in tutti i contesti d’apprendimento e con tutte le tipologie di studenti.

Il cervello adulto: rigidità o plasticità?
Se prendiamo in considerazione i periodi critici per l’acquisizione delle lingue, ci accorgiamo che fino all’età di 9 anni il cervello è caratterizzato da una plasticità cerebrale unica, che consiste nella possibilità di formare moltissime connessioni sinaptiche e gruppi neuronali specifici in relazione ad esperienze d’apprendimento, nonché di riorganizzare le funzioni cerebrali in maniera estremamente flessibile, in caso ad esempio di lesioni o traumi cerebrali.
Questa plasticità diminuisce sensibilmente allo scadere dei periodi critici, anche in corrispondenza della stabilizzazione delle funzioni cognitive superiori nelle specifiche aree cerebrali e del processo di mielinizzazione, che avviene in concomitanza ad una diminuzione nella formazione di connessioni neuronali e consiste nella creazione di uno strato di mielina quale protezione dei neuroni, che perciò divengono più efficienti, ma più difficilmente modificabili.
Tuttavia non è lecito concludere che i circuiti neuronali non si possano modificare e riorganizzarsi in età adulta (Bear, Connor, Paradiso, 2003). Se è vero che la maggior parte delle connessioni sinaptiche sono già formate, perché geneticamente determinate, è ancora possibile nel cervello adulto la formazione di connessioni sinaptiche dipendenti dalle attività svolte e dal rapporto con l’ambiente, seppur in misura minore rispetto al cervello infantile. Inoltre, come vedremo nel prossimo paragrafo, nel cervello adulto è stata riscontrata un’insospettata capacità di rigenerazione di neuroni, la cosiddetta neurogenesi, che può essere stimolata e può portare ad un miglioramento della prestazione in termini di memoria e di apprendimento.

Il mito dell’inevitabile declino mentale
Fino a poco tempo fa, a causa delle scarse conoscenze sul funzionamento del cervello e sui suoi processi di invecchiamento, era diffusa l’idea che un declino mentale progressivo fosse inevitabile con l’avanzare dell’età. D’altra parte è solo negli ultimi decenni che l’età media si è allungata, in corrispondenza di un benessere diffuso in molti paesi del mondo .
Mentre le cause dell’invecchiamento cerebrale sono ancora in larga misura da scoprire, gli studi sul sistema nervoso hanno messo in luce come dopo l’età di 20 anni inizi un lento processo di perdita dei neuroni, in corrispondenza del quale diminuisce progressivamente il peso del cervello stesso (Battaglini, 2002). Inoltre, si pensava che il completamento della mielinizzazione delle interconnessioni neuronali impedisse la neurogenesi nella neocorteccia adulta e che, dunque, non vi fosse alcuna possibilità per i neuroni del cervello adulto di rigenerarsi.
Le recenti ricerche neurobiologiche hanno invece messo in luce la capacità di neurogenesi, seppur limitata , anche nel cervello adulto. Vanno ricordati, in particolare, gli esperimenti di Goulde (1999) e di Gage (2002) , i quali hanno dimostrato che nei mammiferi adulti:
• vi è una produzione di nuovi neuroni nella corteccia associativa dei lobi temporali e frontali, aree adibite alle funzioni cognitive superiori;
• anche l’ippocampo, struttura importante per l’apprendimento e le funzioni di memoria, gode di un ricambio neuronale;
• la neurogenesi dell’adulto può essere stimolata anche da fattori esterni, quali un ambiente ricco di stimoli, o situazioni ludiche e socializzanti ;
• una maggior produzione di nuovi neuroni determina prestazioni migliori nei compiti di memoria e apprendimento.
Alla luce di queste scoperte si è iniziato a capire che il mantenimento di un buono stato intellettivo durante l’invecchiamento, oltre che da fattori interni, è determinato anche da fattori esterni legati allo stile di vita e alle abitudini della persona. Sebbene non siano chiare le modalità e i meccanismi della neurogenesi della corteccia adulta, molti neuroscienziati e psicologi intuiscono l’importanza dell’educazione continua e della stimolazione intellettuale anche nell’adulto, dell’esercizio fisico, di una buona dieta, del controllo dello stress e del mantenimento delle relazioni sociali.

Socializzazione e ludicità nell’apprendimento delle lingue in età adulta
Attualmente molti contributi alla glottodidattica per adulti (Balboni, 2002; Serragiotto, 2004) sottolineano l’influenza che alcuni fattori psico-sociali esercitano nello studente adulto durante l’apprendimento delle lingue. L’adulto viene infatti considerato una persona matura, con uno stile cognitivo ben preciso, conscio delle proprie esigenze ed aspettative; egli vede l’insegnante più come un “facilitatore” che come un “istruttore” e manifesta il desiderio di indipendenza nell’apprendimento (necessità di autovalutazione, autoanalisi, momenti di autoapprendimento, lavoro individuale); molti studenti adulti inoltre eviterebbero il confronto diretto con i compagni, per paura di perdere la faccia e di mettere in pericolo il proprio status sociale.
Da un lato queste osservazioni sono certamente vere, anche se non generalizzabili a tutti i contesti d’apprendimento; d’altro canto, però, le caratteristiche neurologiche del cervello adulto sembrano indicare l’importanza della socializzazione e della ludicità come modalità operative che indirettamente favorirebbero la neurogenesi, al quale a sua volta faciliterebbe l’apprendimento linguistico rinforzando la memoria. Sarebbero quindi utili attività collaborative e comunicative, problem solving, e giochi linguistici, adattati ovviamente alle esigenze dello studente adulto.
Sembra dunque esistere un potenziale contrasto tra la dimensione psico-sociale e quella neurobiologica dell’apprendimento adulto, un contrasto che a nostro avviso può trovare soluzione solo all’interno del “contratto formativo” tra studente adulto e insegnante. L’adulto infatti, come spesso accade, si dimostra restio a mettere in discussione l’architettura delle proprie conoscenze e ad accettare passivamente le decisioni didattiche dell’insegnante, con il quale sente di avere un rapporto paritario e non asimmetrico. E’ necessario pertanto esplicitare con chiarezza fin dall’inizio il significato e l’utilità di certe tecniche ludiche e socializzanti ai fini dell’apprendimento delle lingue, ad esempio rendendo sempre trasparenti gli obiettivi di un’attività.
Va precisato poi che le attività collaborative non sempre sono in contrasto con il lavoro individuale: è possibile infatti prevedere modalità di suddivisione dei compiti in modo tele che ogni studente abbia un proprio ruolo e un compito da portare a compimento individualmente, sapendo però che lo svolgimento del compito sarà fondamentale per il lavoro di gruppo.
La necessità di autovalutazione che l’adulto spesso avverte, inoltre, non è necessariamente in opposizione al lavoro cooperativo. E’ possibile infatti in alcuni casi proporre attività a gruppi o giochi a squadre fornendo le soluzioni a parte, in modo che gli studenti possano valutare se stessi senza l’intervento invasivo dell’insegnante.
In ogni caso, la scelta di proporre queste attività in classe non deve mai essere frutto di convinzioni esclusive dell’insegnante, sebbene come abbiamo visto queste siano motivate a livello neurobiologico. Tale scelta deve invece essere il risultato di una negoziazione tra insegnante e studente, partendo dalla quale si giunge poi ad una condivisione di obiettivi formativi, metodi e tecniche glottodidattiche, nonché materiali e argomenti che soddisfino le esigenze formative dell’adulto.

Il supporto delle tecnologie
Un ruolo importante per il mantenimento della plasticità cerebrale, ed un conseguente apprendimento delle lingue qualitativamente migliore, potrebbe essere svolto dalle tecnologie, ed in particolare da esperienze di apprendimento attraverso i sistemi informatici. Gli ambienti virtuali, se progettati o selezionati con cura, consentono infatti di superare l’apprendimento nozionistico, ripetitivo e monodirezionale, a cui a volte l’adulto è ancora legato per via del suo vissuto personale, a favore di un apprendimento reticolare, interattivo, condiviso.
In ambito neuroscientifico si è avanzata l’interessante ipotesi che proprio questa modalità d’apprendimento possa portare in età adulta ad un mantenimento della plasticità cerebrale (Manzelli, 2002), intesa in senso lato come capacità di apprendimento stabile e permanente attraverso il coinvolgimento dinamico del cervello e di tutte le sue potenzialità neurologiche, psicologiche e cognitive.
Secondo Manzelli (2002), “strategie alternative di formazione […] orientate verso il mantenimento della plasticità cerebrale, sono oggi rese possibili dai sistemi di “Net-Learning” basati sulla condivisione di conoscenze in rete internet. Ciò infatti corrisponde ad un sistema di apprendimento che rappresenta un arricchimento ed ampliamento dell’ ambiente comunicativo rispetto a quello limitato dello spazio di una classe a scuola. Le sperimentazioni di NET-Learning sono basate sulla considerazione che vede nelle potenzialità cerebrali creative la possibilità di una formazione anticipativa di nuove conoscenze finalizzata a crearsi un futuro entro sistemi di condivisione ed auto-determinazione dello sviluppo cognitivo”.
A livello glottodidattico ciò significa che l’insegnamento delle lingue ad adulti può risultare fruttuoso se fa leva anche sull’uso creativo e dinamico delle tecnologie; un apprendimento che può prevedere ad esempio lo svolgimento di attività collaborative all’interno di ambienti virtuali, l’incontro tramite il web con stranieri con i quali praticare la lingua e comunicare, la partecipazione a forum e gruppi di discussione in lingua straniera, l’utilizzo dei motori di ricerca per studiare ed approfondire temi legati ai propri interessi.

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Michele Daloiso

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