Come funziona il sistema posturale
Il sistema tonico posturale regola in ogni istante l’equilibrio del corpo, e lo fa su più livelli. Un livello biomeccanico, in cui una piccola alterazione, per esempio a un ginocchio, si propaga lungo la catena fino a bacino e colonna, favorendo dolori a distanza. Un livello di riflessi brevi, automatismi che non coinvolgono i centri superiori del cervello: una semplice cicatrice addominale, esito di un intervento, può indurre una contrattura muscolare persistente che sposta in avanti il baricentro.
Esiste poi un livello di circuiti più lunghi, che chiamano in causa i centri nervosi centrali e risentono anche della lateralità, cioè della prevalenza di un lato del corpo. Da questo intreccio nasce la continua regolazione del tono muscolare tra muscoli che collaborano e muscoli che si oppongono durante il movimento.
Il ruolo di piede e occhio
Due recettori hanno un peso particolare: il piede e l’occhio. Entrambi possono generare squilibri su tutti i livelli descritti, biomeccanico e riflesso. Un difetto di appoggio plantare o un problema visivo non trattato si traduce in informazioni scorrette che il sistema posturale è costretto a compensare, spesso a caro prezzo per l’efficienza del movimento.
Il gesto atletico e il flusso visivo
Il gesto atletico nasce dall’incontro tra lo schema del movimento, l’ambiente e le informazioni disponibili, sia in entrata sia in uscita. Il risultato è tanto migliore quanto più questi elementi sono liberi da interferenze, da dati falsati e da contratture inutili. In questo quadro assume rilievo il cosiddetto flusso visivo: lo schema di esecuzione del gesto viene codificato anche grazie alle informazioni visive, e grazie al sistema posturale il cervello pianifica, anticipa ed esegue il movimento.
Il fenomeno è cruciale negli sport veloci come pallavolo, basket e tennis, dove il sistema nervoso assimila strategie di movimento coordinato da richiamare al momento giusto. Per questo è importante allenare gli atleti, e i loro occhi, proprio nel contesto in cui gareggeranno: occhi e altri apparati in condizioni ottimali trasmettono informazioni corrette e permettono reazioni corrette.
Quando il dolore è solo un campanello
Molti disturbi dello sportivo sono in realtà segnali di uno squilibrio più ampio. Uno stesso assetto scorretto del corpo può accompagnarsi, a seconda dei casi, a callosità e metatarsalgie, dolore al polpaccio, sofferenza della rotula, tendiniti o dolori lombari. Fermarsi al sintomo, per esempio a un dolore al ginocchio o al pube, rischia di trascurare la causa: quei dolori sono spesso le sirene d’allarme di un sistema che chiede aiuto.
Ne deriva un principio pratico: accanto alla terapia che allevia il sintomo va cercata e trattata anche la causa. È l’unico modo per ottenere risultati stabili e non solo un sollievo temporaneo.
Ottimizzare la postura dell’atleta
Migliorare il sistema posturale di uno sportivo segue di solito tre momenti. Prima lo si libera dagli schemi di compenso che hanno prodotto blocchi articolari e contrazioni aberranti. Poi lo si riprogramma in modo corretto. Infine si consolida il nuovo schema, così che diventi automatico, salvo rivalutazioni dopo infortuni o patologie importanti.
Il percorso richiede uno sguardo d’insieme: valutare gli occhi e i loro difetti di rifrazione, l’appoggio plantare, l’occlusione e la deglutizione, eventuali differenze di lunghezza degli arti, blocchi vertebrali e articolari. Più che entrare nei dettagli del trattamento, conta far crescere nell’atleta la sensibilità verso questi temi, spesso sottovalutati.
Domande frequenti
La postura influisce davvero sulla prestazione sportiva?
Sì. Un sistema posturale libero da compensi e da informazioni distorte consente movimenti più precisi ed efficienti. Squilibri di piede, occhio o bocca possono ridurre coordinazione e rendimento.
Perché si insiste tanto sugli occhi negli sport veloci?
Perché il gesto atletico si costruisce anche sul flusso di informazioni visive. In discipline come tennis, basket e pallavolo, occhi efficienti aiutano il cervello ad anticipare ed eseguire il movimento nel modo giusto.
Se ho un dolore ricorrente da sportivo, basta curare quel punto?
Spesso no. Un dolore localizzato può essere il segnale di uno squilibrio più ampio. Trattare solo il sintomo dà sollievo temporaneo; individuare e correggere la causa porta risultati più stabili.
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