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Il Periodo Operatorio Concreto e Formale

Gli ultimi due stadi dello sviluppo cognitivo descritti da Jean Piaget segnano il passaggio dal pensiero legato all’esperienza concreta al ragionamento astratto. Nello stadio operatorio concreto il bambino conquista la logica, ma ancorata alle cose; nello stadio operatorio formale, con l’adolescenza, quella logica si stacca dal reale e diventa capace di ragionare su ipotesi. È […]

Psicolab — Il Periodo Operatorio Concreto e Formale
Gli ultimi due stadi dello sviluppo cognitivo descritti da Jean Piaget segnano il passaggio dal pensiero legato all’esperienza concreta al ragionamento astratto. Nello stadio operatorio concreto il bambino conquista la logica, ma ancorata alle cose; nello stadio operatorio formale, con l’adolescenza, quella logica si stacca dal reale e diventa capace di ragionare su ipotesi. È il traguardo dell’intelligenza umana matura.

Lo stadio operatorio concreto

Lo stadio operatorio concreto si colloca indicativamente tra i sette-otto anni e gli undici-dodici. È la fase in cui compaiono le vere strutture intellettuali: le azioni che il bambino prima compiva materialmente sul mondo vengono ora interiorizzate, si coordinano e si raggruppano fino a formare quelle strutture d’insieme che Piaget chiama operazioni intellettuali. Non si tratta più di gesti isolati, ma di sistemi di azioni mentali organizzati tra loro secondo regole precise.

La caratteristica decisiva delle operazioni è la reversibilità. Le operazioni sono infatti sistemi di azioni reversibili: a ogni operazione ne corrisponde una inversa. Questo significa che il bambino scopre di poter tornare mentalmente al punto di partenza anche dopo una serie di trasformazioni, riconoscendo che alcuni aspetti restano immutati, come invarianti. Piaget definisce reversibile proprio questo tipo di pensiero, perché ogni azione mentale è collegata alla sua inversa.

La reversibilità e la nascita della logica

La reversibilità non è un dettaglio tecnico: segna la genesi stessa del pensiero logico. La logica, per Piaget, è il sistema di rapporti che permette di coordinare tra loro punti di vista diversi. Un bambino che ha raggiunto questo stadio non si lascia più ingannare dall’apparenza immediata delle cose, ma sa mettere in relazione più dimensioni contemporaneamente e ragionare sulle trasformazioni. La realtà, adesso, viene strutturata attraverso la ragione e non più soltanto attraverso la percezione.

È in questo periodo che maturano acquisizioni fondamentali come la conservazione, cioè la capacità di capire che la quantità di una sostanza non cambia se ne modifichiamo la forma, o la classificazione e la seriazione, cioè la capacità di ordinare e raggruppare gli oggetti secondo criteri logici. Tutte poggiano sulla stessa conquista di fondo: la possibilità di compiere operazioni mentali reversibili.

Perché si chiama operatorio “concreto”

Il limite di questo stadio è racchiuso nell’aggettivo concreto. Il bambino ragiona in modo logico e coerente, ma solo finché il ragionamento riguarda oggetti, situazioni e contenuti concreti, presenti o facilmente immaginabili a partire dall’esperienza. Le sue operazioni hanno bisogno di un supporto reale su cui applicarsi. Di fronte a problemi puramente astratti, formulati in termini ipotetici e slegati da qualsiasi contenuto tangibile, il pensiero operatorio concreto mostra i suoi confini. Superare questo limite è precisamente il compito dello stadio successivo.

Lo stadio operatorio formale

Con lo stadio operatorio formale, che si apre intorno agli undici-dodici anni e si sviluppa nell’adolescenza, l’intelligenza compie il suo salto più importante. Il pensiero tipico di questa fase è stato definito da Piaget ipotetico-deduttivo, perché diventa capace di compiere operazioni logiche su premesse ipotetiche, su un piano puramente astratto e senza bisogno di supporti materiali.

La differenza con lo stadio precedente è profonda. Il bambino operatorio concreto ragiona sul reale; l’adolescente operatorio formale ragiona sul possibile. Non parte più da ciò che è dato per constatarlo, ma è in grado di immaginare tutte le combinazioni possibili, formulare ipotesi e poi verificarle in modo sistematico. Il reale diventa un caso particolare del possibile, e non più il punto di partenza obbligato del pensiero.

Il pensiero ipotetico-deduttivo

Il cuore dello stadio formale è la capacità di lavorare con le ipotesi. L’adolescente può assumere una premessa anche solo teorica, ragionare sulle sue conseguenze in modo rigoroso e trarne deduzioni valide, indipendentemente dal fatto che quella premessa corrisponda o meno alla realtà. È il modo di procedere del ragionamento scientifico: si formulano ipotesi, se ne deducono le conseguenze attese e si controlla se i fatti le confermano.

Questa capacità porta con sé una nuova flessibilità mentale. Diventa possibile ragionare per assurdo, considerare simultaneamente più variabili, isolare i fattori che influenzano un fenomeno e riflettere sul proprio stesso pensiero. Il ragazzo può ora costruire teorie, discutere di ideali, immaginare mondi diversi da quello in cui vive: è la base cognitiva di molte tipiche inquietudini e passioni dell’adolescenza.

Dal concreto al formale: un continuum

Sarebbe un errore vedere i due stadi come mondi separati. Il pensiero formale non cancella quello concreto, ma lo integra e lo estende. Le operazioni conquistate nella fanciullezza restano il fondamento su cui si costruiscono le operazioni più astratte dell’adolescenza. Ciò che cambia è il raggio d’azione del pensiero: non più solo il reale e il concreto, ma anche il possibile, l’ipotetico, l’astratto. Con lo stadio formale, secondo Piaget, si completa il lungo cammino che, partito dall’intelligenza pratica del neonato, giunge alla piena maturità del ragionamento adulto.

Domande frequenti

A che età si sviluppa lo stadio operatorio concreto?

Secondo Piaget si colloca indicativamente tra i sette-otto anni e gli undici-dodici. È la fase in cui il bambino acquisisce le operazioni intellettuali e la reversibilità del pensiero, ragionando in modo logico ma ancora legato a contenuti concreti.

Che cos’è la reversibilità del pensiero?

È la capacità di compiere un’operazione mentale e la sua inversa, tornando idealmente al punto di partenza dopo una trasformazione. Per Piaget la reversibilità segna la nascita del pensiero logico, perché permette di coordinare tra loro punti di vista diversi.

Che cosa distingue il pensiero operatorio formale?

La capacità di ragionare su ipotesi in modo astratto, senza bisogno di supporti concreti. È il pensiero ipotetico-deduttivo: si formulano premesse anche solo teoriche, se ne deducono le conseguenze e si verificano, come nel ragionamento scientifico.

Perché lo stadio formale è considerato l’ultimo dello sviluppo cognitivo?

Perché rappresenta il punto d’arrivo della costruzione dell’intelligenza descritta da Piaget: da qui in poi si affinano contenuti e strategie, ma la struttura logica di base, capace di operare sul possibile e sull’astratto, è ormai pienamente disponibile.

Con lo stadio operatorio concreto il bambino conquista la logica, ma legata alle cose; con lo stadio operatorio formale l’adolescente impara a ragionare sul possibile, formulando e verificando ipotesi in astratto. Reversibilità e pensiero ipotetico-deduttivo sono le due chiavi di questo passaggio, che chiude il percorso di sviluppo cognitivo descritto da Piaget.
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