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Il Fattore Resilienza: dal Rugby all´Azienda

Breve Estratto

Fattore resilienza! Con Marzio ci siamo “riconosciuti” subito in questo concetto. Ne sono nati due progetti, uno legato al mental training applicato al rugby e uno legato alla formazione manageriale. Del mio “compagno di viaggio” in questo progetto nato da un principio condiviso, quello della sostanza, del “metterci la faccia” e del far circolare e condividere le idee……perché le idee finché restano chiuse in un cassetto e non si confrontano, non crescono. Non stà certo a me presentare un curriculum rugbystico, quello di Marzio, che parla da solo…., al di là dei ruoli che ha ricoperto e ricopre potrei sintetizzare il suo curriculum nel termine mai banale “rugbysta”! Rugbysta di nome e di fatto.!!!!! Due parole invece sul perché l’esperienza vissuta di Marzio, non solo quella rugbystica e di competenze, ma quella umana, ne fanno un punto di riferimento prezioso se si parla di resilienza e di persone di straordinaria qualità.
Prenderò spunto da un articolo de “La voce di Rovigo” di qualche tempo fa nel quale Marzio racconta la sua esperienza: …. Marzio Zanato, allenatore della Rugby Rovigo, dell’ under 20 rossoblù campione d’Italia, di L’Aquila e attualmente ct della Nazionale italiana A, ha parlato del tumore al testicolo che l’ha colpito poco tempo fa: “Quando mi è stato detto che avrei dovuto affrontare un’operazione e una protesi, è stato come un pugno nello stomaco. Anche se il professore che mi curava, cercava di tranquillizzarmi, al momento la parola tumore mi tuonava continuamente nella testa. Da uomo di sport però ho cercato di reagire da subito, dovevo affrontare il tutto come una finale, la più importante delle mia vita. Durante questi mesi, non mi sono mai staccato dal mio impegno con la Nazionale e anche grazie a questo e ai ragazzi ho trovato la forza per sostenere la situazione. Sono stato fortunato a non aver avuto di peggio, ma credo che l’aspetto mentale sia importante in questi casi per cercare di superare la malattia”….. Queste le parole di Marzio.
Quando ho scelto di portare il rugby come modello all’interno delle aziende mi sono detta che non poteva essere la solita metafora, come affermava Carlo Gobbi (giornalista sportivo) ci sarà un motivo se in inglese il giocatore di rugby non viene chiamato rugby player ma rugbyman Ecco, più che rugbysta di Marzio è meglio dire “rugbyman”…… e uomo d’azienda. Fin troppo facile lavorare con lui e contestualizzare quello che dice al contesto aziendale. Certo è che per me, abituata a selezionare e formare persone, oltre a lavorare sulle loro risorse, quello che mi ha colpito in questo fortunato incontro è stato lo spessore umano associato alla competenza……
Ho trovato consapevolezza, capacità manageriali, esperienza, curiosità e cultura del fare e non dell´alibi…. sostanza e la chiara volontà e capacità di condividere le conoscenze importanti. Condividere conoscenze importanti! Una delle prime cose che dovrebbero essere allenate in azienda! Quante volte quella che sembra una cosa ovvia in realtà non avviene? Il rugby ha una caratteristica essenziale: per far si che esista quella leadership fluida che è così importante perché la squadra funzioni, ogni rugbysta dev’essere leader di se stesso, deve costruirsi una solida leadership, che parte da se stesso, dalla fiducia nelle proprie competenze e dalla profonda conoscenza di sé. Il rugbysta costruisce la propria competenza sulla sostanza, non può”fare finta di”…….perchè il confronto fisico che caratterizza questo sport, oltre all’intelligenza……di fare finta non te lo permette. E questa non è filosofia è proprio questione di efficacia. Partendo da questo aspetto è evidente che chi vive questo percorso con consapevolezza personale non ha certo paura di condividere le conoscenze importanti che servono perché la squadra, l’organizzazione, l’azienda funzionino e possano migliorare. Trovo centrale questo punto quando si parla di azienda, soprattutto in periodi di forte cambiamento…..la conoscenza, il know how, qualcuno che rende la propria esperienza condivisibile e disponibile per “i suoi uomini” è una risorsa impagabile! Il vissuto da solo non basta, se non incontra la competenza per poter diventare una risorsa condivisibile e utile per i propri giocatori, per la propria squadra, per la propria azienda. Partendo da questa voglia di condividere, dalle esperienze e dalla competenza di Marzio unite alla volontà di creare degli strumenti ad hoc unendo le nostre esperienze professionali e confrontandoci costantemente è nato queso progetto. Abbiamo deciso di chiamarlo fattore resilienza (l´idea di questo titolo è di Marzio). Un progetto di mental training applicato al rugby, un progetto che porta il rugby in azienda e nella formazione manageriale se vogliamo sintetizzare, ma molto di più. Un progetto sull’empowerment, sullo sviluppo delle risorse personali, della squadra,dell’azienda, sulla capacità di superare i momenti difficili, come possono essere per un rugbysta quelli di un infortunio, per esempio, attingendo alla propria forza, imparando delle strategie e attingendo alle risorse dell’ambiente che lo circonda O come possono essere per l’azienda i momenti come quello attuale nel quale la parola crisi sembra essere diventata quasi un’entità astratta superiore che blocca le persone nel loro agire. L’idea e il modo con cui lavoriamo è quella di una “sartoria”. Creare l’abito della resilienza appositamente confezionato per un rugbysta se si parla di mental training e creare l’abito della resilienza per il manager o per le persone dell’azienda, se si parla, appunto di azienda. Un abito da creare partendo dall’esperienza vissuta e facendola incontrare con “la cassetta degli attrezzi” della psicologia e di tutte quelle discipline che possono esserci utili in questo approccio olistico, multidimensionale e multidisciplinare. A guidare il mio lavoro sia di mental trainer che di formatrice rimane sempre un principio “il rugby in mano ai rugbysti”, perché comunque il vissuto devi apprenderlo da loro! A guidare l’approccio di Marzio a questo lavoro, il principio di voler verbalizzare, condividere, rendere in qualche modo standardizzabile la sua esperienza per fornire riflessioni e strumenti concreti ai propri atleti nel momento in cui si affronta una difficoltà. Far incontrare dunque l’esperienza con la teoria, creando qualcosa che non sia un abito “pret a porter” ma un abito “sartoriale” intessuto di forte consapevolezza, della facilitazione dell’attingere alle risorse interne e che nasce ogni volta dall’hic et nunc. Da quello che succede qui e ora. Da quel giocatore, da quella squadra, da quell’azienda…….La cura del metodo insomma che ti permette di personalizzare senza allontanarti dalla direzione. Possiamo definire questo lavoro come l’incontro fra la pratica e la teoria oppure, per rendere l’idea utilizzando una frase di Marzio “l’energia di due Oceani che si incontrano a Cape Town, creando nuova energia”. Proviamo ad introdurre, intanto, partendo con una sorta di botta e risposta che farà un po’ da fil rouge a questo lavoro alcuni concetti e strumenti. Quando abbiamo cominciato a confrontarci e a parlare su alcuni temi che ci interessavano ci siamo subito riconosciuti in questo concetto di Resilienza. Utilizzato molto nella psicologia anglosassone e molto meno conosciuto da noi. Abbiamo voluto prenderlo nelle sue accezioni originarie per farne un nostro abito della resilienza …applicato al rugby, come contenitore e fattore che facilità l’uscire rinforzati dal momento di difficoltà.E dopo averlo applicato al rugby abbiamo cominciato a portarlo nel contesto aziendale, ma non solo, nel contesto della vita di ogni giorno, perché alla fine, che sia un campo da rugby o un’azienda….la crescita delle squadre e delle organizzazioni passa e può passare solo dalla crescita dei singoli individui che diventano leader di se stessi per mettere poi se stessi al servizio della squadra, che allora e solo allora può diventare la cosa più importante.
Resilienza è un termine che assume diversi significati a seconda del contesto In ingegneria la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a forze di rottura. E’ la capacità di un materiale di resistere a urti improvvisi senza spezzarsi. Il suo contrario è l´indice di fragilità. In informatica è definibile anche come una somma di abilità, capacità di adattamento attivo e flessibilità necessaria per adottare nuovi comportamenti una volta appurato che I precedenti non funzionano. In ecologia e biologia la resilienza è la capacità di autoripararsi dopo un danno In psicologia la resilienza corrisponderebbe alla capacità umana di affrontare le avversità, superarle e uscirne rinforzato o addirittura trasformato. La resilienza è più della semplice capacità di resistere alla distruzione proteggendo il proprio io da circostanze difficili, è pure la possibilità di reagire positivamente a scapito della difficoltà e la voglia di costruire utilizzando la forza interiore propria degli esseri umani. E’ avere la capacità di usare l´esperienza nata da situazioni difficili per costruire il futuro La resilienza non è una caratteristica che qualcuno possiede e altri no. La resilienza si impara, si imparano i comportamenti resilienti e si creano ambienti resilienti.
Non ho sottolineato a caso il concetto di energia, perché pensiamo che questo sia il punto di partenza. Posto il fatto che non possiamo decidere noi se accettare o meno un evento traumatico, o la crisi o un qualsiasi evento che ci porta il cambiamento…..si tratterà di partire dall’energia, che solo noi con una scelta volontaria possiamo decidere di mettere in campo, e da questa trovare delle strategie che ci portino verso un adattamento attivo.
Questo è il punto di partenza e lo vedremo nelle parole di Marzio alle quali lascerò spazio.
Ad accomunare ciò che accade ad un atleta o a un manager nei momenti di difficoltà c’è certamente la parola crisi. Affronteremo in un prossimo articolo questo tema con Marzio, perché nello sport la crsisi è un momento di crescita. Ovviamente se ben affrontata e gestita con gli strumenti giusti…….la buona volontà non basta senza la concretezza e la competenza, né in campo, né in azienda!
Se partiamo dal dizionario (sempre per tornare alle origini perché purtroppo le parole quando diventano molto di moda si trasformano in scatole vuote) e prendiamo la parola crisi ci accorgiamo, risalendo lungo gli incerti sentieri dell’etimologia che dal greco KRISIS deriva da KRINO- separo- momento che separa una maniera di essere o una serie di fenomeni da un’altra differente. Si tratta quindi di passaggio e in questa idea di crisi erano già comprese l’idea di problema e di superamento del problema. Oggi, nella nostra accezione, questa nozione di superamento sembra essere scomparsa e al suo posto troviamo quella di accettazione.
In cinese la parola crisi è composta da due ideogrammi: wei che significa problema e ji che significa opportunità. Anche nella nostra lingua, finchè non lo perdiamo, la parola crisi ha in sé un aspetto vitale: la separazione, l’aspetto di crescita e quello della scelta.
A noi dunque scegliere su quale aspetto, se su quello della rassegnazione o su quello “maturativo” focalizzare l ‘attenzione.
Vi lascio ad una parte del botta e risposta con Marzio….così com’è….è il nostro modo costante di lavorare, un continuo “work in progress” perché le idee hanno bisogno di essere nutrite costantemente di confronto ed energia per poter crescere e non diventare “fossili”, schemi di pensiero che ti imbrigliano…..
Partendo dalla tua esperienza, quali pensi che siano le risorse, il vissuto, I sentimenti che portano a superare I momenti difficili?
C’è nel giocatore di rugby come hai potuto rilevare tu stessa una sorta di autoefficacia esasperata, una percezione di “invincibilità” determinata dalla consapevolezza di praticare uno sport che sovente si ricopre di un alone cavalleresco!! Non una cosa per tutti si suole dire!! Un’ aggressività positiva deve accompagnarti per affrontare un combattimento, per poterti imporre sull’avversario !!! Va da se la capacità di trasformare questa autoefficacia in uno scudo che in qualche modo ti protegga non tanto da eventi traumatici quali un infortunio di gioco, ma da altri eventi capaci di minare l’ integrità fisica, la salute o gravi infortuni che pongano fine alla carriera !!! Una sorta di scudo capace di esaltare il concetto di RESILIENZA nel suo significato di materia capace di resistere a forze di rottura ed allontanare il suo contrario, ovvero L’INDICE di FRAGILITA’. Così, nello scegliere le armi in un duello cavalleresco, ci si affida esclusivamente al Fattore Resilienza, volendo dimenticare, scordare ed accantonare quell’indice di fragilità che invece mai deve essere sottovalutato. Comprendere il significato, l’esistenza dell’altra faccia della medaglia, in questo caso della fragilità, è un passo fondamentale per giungere ad un grado di consapevolezza capace di produrre una scarica di energia in grado di fare appello alla Resilienza intesa, come è intesa, in psicologia ovvero capacità di affrontare le avversità. Superarle e uscire rinforzato e trasformato. Ho volutamente omesso quel “addirittura trasformato” perché anche la trasformazione è un dato di fatto dopo il superamento di certe avversità. Consapevolezza dei propri limiti dunque !!! Penso che se si arriva di fronte a determinate prove senza avere coscienza dei propri limiti, l’effetto sia devastante in termini di non riuscita, di incapacità di andare oltre !!! Chi è consapevole dei propri limiti ha un’ arma fondamentale quale la possibilità, attraverso la perseveranza, di metterli a nudo ed in qualche modo ridurli, renderli meno protagonisti. Tu devi renderti attore principale, eliminare la cultura dell’alibi che noi culturalmente ci portiamo dentro!!
Quando parlavamo degli infortuni e del fatto che soprattutto per un rugbysta abituato a un grande senso di autoefficacia questo significa un´ ulteriore difficoltà di tipo psicologico, forse una necessità di riadattarsi, di capire che non sarà più come prima, magari anche meglio, ma diverso…… da dove si riparte?
A quali risorse si fa appello?
Scoprire le nostre fragilità è sovente fin troppo doloroso !! Una scoperta che determina una consapevolezza chiara di chi sei !! Che ti aiuta nel tentativo di dare una risposta a quelle eterne domande che l’essere umano si è sempre posto !! Chi sono, perché sono qui, quale è la mia missione in questa vita? Che eredità voglio lasciare con il mio voler essere e non certo con il voler apparire !!! Se hai sempre negato a te stesso di poterti trovare, un giorno, di fronte a dei limiti che si palesano in dolore, infortunio, malattia non credo ci si possa appellare al concetto di Resilienza !!! Raggiungi il tuo indice di fragilità e ti spezzi !!! Quindi un passo fondamentale è comprendere che possiamo essere soggetti ad eventi traumatici e che un indice di fragilità esiste ma può essere modificato dal nostro atteggiamento che passa immediatamente nella accettazione di una SFIDA !!! Si una sfida che non si giocherà in campo, contro un avversario ben visibile e la maggior parte delle volte conosciuto!! Ma un avversario oscuro che deve essere affrontato con il massimo rispetto !! Challenge !!! Challenge !! Nel leggere il libro di Lance Armstrong questa parola la trovi ripetuta all’inverosimile !! La Lance Armstrong Foundation ha come parola d’ordine, “Challenge”, SFIDA!!!! Una sfida si prepara, una finale si prepara, si elabora un game plan !!! Qualsiasi livello di sfida, qualsiasi tipo di sfida ti impone di presentarti PREPARATO !!! Ed allora mi è venuto naturale fare affidamento al vissuto sportivo e professionale !! Il Game Plan, la S.W.O.T. Analisi !!! Prendere consapevolezza dei punti di forza, reperire il maggior numero di informazioni sui punti di forza del tuo avversario, consapevolezza di quali sono i tuoi punti di debolezza, quei famosi limiti che determinano l’indice di fragilità. Quale è il terreno migliore dove sfidare questo avversario, che rischi puoi correre. Nel riempire i quadranti della analisi S.W.O.T. inizi a darti le prime risposte!! Non devi però barare pensando di mascherare con inesistenti punti di forza quelle che sono le tue debolezze!! Bisogna essere assolutamente franchi con se stessi altrimenti è inutile !!! Entra in gioco la DISCIPLINA !!! Non intesa come il marciare dei soldatini di piombo ma come capacità di porsi dei limiti !!! Puoi trovare questo esercizio esaltante nel dare corpo ad una strategia che piano piano ti riporta ad un livello di autoefficacia diverso, influenzato dalla resilienza, capace di riadattarti, trasformarti e renderti più forte perché consapevole.
La rabbia, quand´è che si supera? Se non si supera ti blocca e a quel punto allora è negativa, come tutto ciò che ti blocca
Perché a me !!!!! E qui si scatena la rabbia !!! Perché a me, che mi alleno ogni giorno!! Perché a me che non fumo !!! Perché a me che non bevo !! Perché a me che conduco una vita dove il mantenimento della piena efficacia del mio corpo è fondamentale !! Giochi a rugby, ti insegnano che i principi fondamentali sono AVANZARE e SOSTENERE ma di fronte all’evento traumatico ti trovi solo con il tuo individualismo !!! Se non riesci a guardare all’altro, a comprendere che le umane miserie sono non solo infinite ma ben più grandi delle tue non ti libererai mai dalla rabbia e non uscirai un uomo migliore!!! E’ umano arrabbiarsi !! E’ umano sentire rimbombare dentro la propria testa in modo imperioso quel : perché a me !! La via al superamento è renderci partecipi delle angosce degli altri, dei dolori degli altri e confrontare le proprie paure con le paure degli altri !! E’ la capacità di dirti : però, guarda quanta sofferenza negli altri !! Io allora al loro confronto posso dirmi fortunato !!! Quando per le circostanze della vita che io identifico con la parola destino, riesci nei momenti di difficoltà, di avversità e di dolore a dirti fortunato la rabbia scompare e si trasforma nella capacità di interpretare quel ruolo di cui ti ho detto :Estremo in sostegno!!!!!
Mi viene in mente il concetto di adattamento attivo di cui parlavamo prima…….
TORNANDO ALLA TEORIA LE CARATTERISTICHE DELLA RESILIENZA, SECONDO L’APPROCCIO PSICOLOGICO, SONO SETTE:
• insight o introspezione: la capacità di esaminare se stesso, farsi le domande difficili e rispondersi con sincerità.
Io qui ritornerei al concetto che ti ho sopra espresso, ovvero la DISCIPLINA alla quale aggiungo anche un concetto che mi viene da esprimere con il vocabolo SEVERITA’ !! Severi con se stessi e disciplinati…ovvero porsi domande difficili, porsi dei limiti, rispondersi con sincerità senza barare, senza fare appello all’alibi, senza pensare di essere il classico furbetto che in un modo o nell’altro riuscirà a spuntarla magari alla faccia del prossimo!!!!
• Indipendenza: la capacità di mantenersi a una certa distanza, fisica ed emozionale, dai problemi, ma senza isolarsi.
Accettare e preparare la SFIDA !!!
• Interazione: la capacità per stabilire rapporti soddisfacenti con altre persone
confrontarsi per comprendere, per fare proprio il vissuto e le esperienze altrui !! questo lo trovo fondamentale nel preparare il tuo “piano di battaglia”….in tutte le battaglie, in tutte le guerre è fondamentale L’INTELLIGENCE !!! Informarsi sulle caratteristiche di un infortunio, di una malattia!! Sentire esperienze da chi ha vissuto prima di te esperienze simili non sono un appoggiarsi ma un condividere che ti trasmette strumenti per elaborare poi il personale Game Plan !!!
• Iniziativa: la capacità di affrontare I problemi, capirli e controllarli
Appunto….Intelligence !!! Il vincente AGISCE, anticipa in qualche modo con la sua iniziativa gli eventi, il perdente REAGISCE !!!
• Creatività: la capacità per creare ordine, bellezza e obiettivi partendo dal caos e dal disordine.
Sai che in qualche modo mi viene da accomunare questo tipo di creatività con la DISCIPLINA unita al PERSEVERARE !!!…mah?!!!
• Allegria: disposizione dello spirito all´allegria, ci permette di allontanarci dal punto focale della tensione, relativizzare e positivizzare gli avvenimenti che ci colpiscono
Il mio processo è stato quello di riderci sopra con gli altri !!! proprio per allontanare la tensione, creare una sorta di distanza dalla preoccupazione !! Così dire sovente tra amici : ehi ragazzi non posso più dirvi a breve che mi romperete le palle perché devo recitare il de profundis ad Evaristo il mio caro testicolo sinistro !! Era un modo per allentare la pressione !!! Ed anche un modo per osservare le reazioni degli amici !! Ma come fai a riderci sopra a una cosa del genere ?!! Però sei bravo!! Io non so se ci riuscirei!!!….un po’ di autoefficacia indotta !!!!! o meglio un carico di autoefficacia proveniente da un rinforzo positivo a questo tipo di atteggiamento volto a sdrammatizzare.
• Morale: si riferisce a tutti I valori accettati da una società e che una persona interiorizza nel corso della sua vita….
…o Super IO !!! Non credo si debba dare ascolto al Super Io !!! Ti si potrebbe ritorcere contro con il classico : se non facevo così, se non facevo colà!!! Si deve prestare orecchio all’ES…all’istinto in tutte le sue forme !! Specie l’istinto di sopravvivenza!!!
visto che noi vogliamo sartorialmente farci un nostro abito della resilienza, che caratteristiche vedi tu?
Non ho idea se ti ho risposto in modo soddisfacente e se da quanto ti ho scritto riuscirai ad estrapolare degli strumenti utili a creare una sorta di percorso che parta : ok ora ricomincio !!! Mi sono trovato due volte a tirar su le maniche della camicia e dire : Ora ti Sfido !!! e forse non ho mai detto ricomincio ma piuttosto CONTINUO meglio di prima, più forte di prima….forse dovrò rallentare ma non fermarmi !! Accomuno il dire Ricomincio con l’idea di essermi fermato….e chi si ferma è perduto !!!….energia !!!!
Dopo quello che ci ha detto Marzio e prima di andare ad approfondire temi e strumenti quail l’analisi swot, l’adattamento attivo, l’autoefficacia (cosa che faremo nei prossimi articoli), torniamo un attimo sul concetto di resilienza che non è più adesso una scatola vuota ma è stato riempito da importanti contenuti di vissuto e di esperienza…
Etimologicamente resilienza deriva dal latino resalio, iterativo di salio, che significa saltare, rimbalzare
il termine in fisica significa: attitudine di un corpo a resistere a un urto
in informatica la resilienza concerne la qualità di un sistema che gli permette di continuare a funzionare a dispetto di anomalie legate ai difetti di uno o più dei suoi elementi costitutivi
Resilienza come processo:
dinamica attraverso cui l´individuo interagisce attivamente con le circostanze
La persona non si riduce mai ai suoi problemi, ma deve essere guardata considerando le sue potenzialità
anche l´esperienza dolorosa può essere occasione di apprendimento
Resilienza, dunque, non come invulnerabilità ma come flessibilità
Nel momento della difficoltà non si tratta solo resistere ma di ricostruire un percorso
LE TAPPE DEL PROCESSO
• EVENTO NEGATIVO
• VALUTAZIONE DELL´EVENTO
• RISPOSTA ALL´EVENTO NEGATIVO
• RICOSTRUZIONE DI UN PERCORSO PERSONALE

Importante in tutto questo poter seguire un percorso di mentoring, avere un coach…..essere seguiti da chi “ce l’ha fatta” , confrontandosi sulle risorse e gli strumenti, prendendosi la responsabilità delle scelte….mettendoci la faccia, proprio come fa un rugbysta.
Nessuna teoria forse possiede già tutte le risorse che chi ha vissuto certe situazioni ha utilizzato.
E’, allora, ancora un po’ come nel rugby. Gioco fatto di sostanza e forma ……. La teoria allora è la forma di cui vestire la sostanza e serve a verbalizzare a rendere consapevole, esplicito e condivisibile il vissuto.
A proposito di prendersi le proprie responsabilità……. Vorrei concludere con un altro pezzo della chiacchierata con Marzio:
“La sera prima della partita a Livorno con l´Udine (Squadra di cui Marzio era allenatore N:d.R.) ho detto alla squadra : Ragazzi non ho preparato un Game Plan !!! Sapete benissimo cosa vi sia in gioco, conoscete le difficoltà legate a questa partita e mi auguro conosciate, attraverso la consapevolezza ,quali siano i vostri limiti e quali strumenti potete utilizzare per contrastarli !! Mi va di dirvi solo questo e lo faccio leggere al vostro capitano “I colori di Udine sono il BIANCO e il NERO !! Rappresentano gli estremi !! Noi dobbiamo desiderare di posizionarci agli estremi, detestiamo le vie di mezzo!! O iniziamo a fare grandi cose o siamo fuori ed accettiamo di fatto una vita in GRIGIO. Il GRIGIO è il colore perfetto per le persone comuni, per i mediocri. Stasera in questa sala non c´è nessuno che desidera vivere in GRIGIO !!!”
Due giorni dopo mi sono fatto carico delle mie responsabilità e mi sono dimesso non accettando di vivere un colore che non sento mio !!! “
Leggendo un precedente articolo sulla resilienza una persona mi ha detto: “non conosco questo termine che colore ha la resilienza?”
….tutti i colori che ti fanno uscire dal GRIGIO.

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