Psicologia dello Sviluppo ed Educazione

Il bambino ecologico

Dall’attuale situazione di disagio vissuta dai bambini italiani verso un’attuazione dei diritti dell’infanzia che rispettino la fisiologia del bambino: questo e il tema affrontato dal seminario svoltosi a Roma il 15 febbraio promosso dal Gruppo Verdi-l’Ulivo del Senato, durante il quale sono giunti numerosi contributi da parte della Societa Italiana di Pediatria, dell’Ordine Nazionale degli […]

Psicolab — Il bambino  ecologico
Dall’attuale situazione di disagio vissuta dai bambini italiani verso un’attuazione dei diritti dell’infanzia che rispettino la fisiologia del bambino: questo e il tema affrontato dal seminario svoltosi a Roma il 15 febbraio promosso dal Gruppo Verdi-l’Ulivo del Senato, durante il quale sono giunti numerosi contributi da parte della Societa Italiana di Pediatria, dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, dell’Istituto di Psicologia del CNR, di psichiatri, di associazioni di genitori ed insegnanti, con la presenza degli esponenti della Commissione parlamentare per l’Infanzia.

Un disagio diffuso tra ambiente, scuola, alimentazione e TV

In apertura, in riferimento ai principi proclamati dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (1989), e stato evidenziato il sempre piu diffuso disagio psicofisico che l’infanzia manifesta oggi nei confronti dello stile di vita della societa attuale. Ambiente, scuola, alimentazione e televisione sono i temi sui quali si e focalizzata maggiormente l’attenzione, con particolare riferimento ai disturbi alimentari, comportamentali e alle patologie ad essi correlate.

L’urbanizzazione ha limitato gli spazi fruibili dai bambini: la vita nel cortile come luogo di gioco e di incontro e andata scomparendo, l’area di socializzazione si e spostata verso le aree verdi appositamente adibite che pero, a causa del tipo di vita particolarmente impegnato di entrambi i genitori, risultano spesso poco utilizzate. I bambini giocano tra di loro soprattutto a scuola e poi, nelle ore pomeridiane del dopo scuola, si ritrovano in casa, spesso soli, con la televisione o il computer. Secondo le ricerche della Societa Italiana di Pediatria, attualmente circa l’86% del tempo libero dei bambini e dedicato alla televisione, il 58% di questi bambini afferma che “non ha nient’altro da fare” e in media il tempo che trascorrono ogni giorno davanti alla TV raggiunge circa le tre ore. D’altra parte le attivita sportive vengono praticate in media per circa una o due ore settimanali. In aggiunta a questo, il 50% dei bambini mangia davanti alla televisione e tanti si addormentano la sera davanti a questa.

La televisione come modello passivo

Tutta la situazione descritta contribuisce purtroppo a limitare la naturale espressione della creativita del bambino, che si trova a vivere sempre meno una realta naturale e di contro a vivere sempre piu una realta artificiale in cui passivamente assorbe modelli di competizione e di aggressivita quali strategie da attuare nelle relazioni con i coetanei e con gli adulti. La televisione quindi, come mezzo di diffusione di tali e tante informazioni che raggiungono i bambini, andrebbe filtrata non solo da una valutazione critica da parte dei genitori, che a loro volta dovrebbero poter insegnare ai propri figli una valutazione oggettiva delle proposte televisive, ma vi e anche la necessita di rendere concreta l’attuazione dei codici di autoregolamentazione finora non rispettati. Questi codici avrebbero dovuto regolamentare la pubblicita per tutelare il bambino, che in qualita di consumatore e spesso vittima non cosciente della poco veritiera equazione indotta: acquisto = possesso = felicita.

Alimentazione e additivi: il corpo del bambino sotto pressione

In riferimento al tema dell’alimentazione e stata evidenziata l’importante differenza che c’e tra i prodotti destinati ad una corretta alimentazione per l’infanzia e gli alimenti che “consumano” i bambini. I primi, quali gli omogeneizzati per esempio, risultano essere estremamente controllati, mentre non altrettanto lo sono i secondi, quali patatine, merendine e snack dalle composizioni piu disparate. Una corretta alimentazione rappresenta la base per un sano sviluppo fisico e psichico, non solo del bambino in eta evolutiva ma addirittura gia a livello embrionale.

Un altro punto di vista, quello dell’endocrinologia, ha evidenziato infatti la presenza degli additivi cosiddetti “indiretti”, che sono circa tremila sostanze, tra cui quelle contenute nel PVC o nel rivestimento interno di molte lattine, che derivano dai processi di lavorazione o dal contatto con la confezione. Il PVC ad esempio viene utilizzato nelle bottiglie per l’acqua e le bevande o nelle pellicole di plastica trasparenti utilizzate per avvolgere i cibi e contiene cloro, ritenuto un forte inquinante ambientale. Questi additivi negli alimenti di produzione industriale, anche a piccole dosi, possono interferire con i sistemi ormonali che guidano lo sviluppo del bambino. Nel feto, nei primi due mesi di gestazione, queste sostanze possono influenzare il sistema nervoso centrale, il sistema immunitario e il sistema riproduttivo e produrre effetti quali vulnerabilita, allergie e infertilita. Inoltre l’eccessivo consumo, durante l’infanzia, di alcuni alimenti in cui sono maggiormente presenti questi additivi puo provocare una precocizzazione della fase puberale accompagnata da uno scollamento tra sviluppo fisico e psichico.

La scuola e la pedagogia dell’ascolto

Ampiamente trattato e stato anche il tema della scuola come luogo dove il bambino dovrebbe avere maggiori possibilita di relazionarsi con gli altri, coetanei ed adulti, di sperimentare e di sviluppare se stesso. Il contributo delle Associazioni di genitori ed insegnanti ha evidenziato come la scuola non debba essere luogo di separazione della realta del bambino, della sfera affettiva da quella cognitiva, in quanto lo sviluppo cognitivo si fonda anche sui rapporti relazionali. Gli apprendimenti cognitivi vengono purtroppo spesso privilegiati come fondamentali dagli adulti, che hanno aspettative spesso elevate, le quali a loro volta pesano sulla formazione dell’autostima del bambino e possono indurre una anticipazione delle fasi dello sviluppo. In questo senso e stata auspicata come necessaria una formazione di adulti e insegnanti alla “pedagogia dell’ascolto”, come pratica educativa che si basa sulla comprensione del vissuto del bambino e delle sue esigenze, per favorire un sano sviluppo della sua personalita.

In tal senso il Presidente dell’Ordine degli Psicologi ha sottolineato il ritardo dell’Italia rispetto ad altri paesi europei nell’inserimento della figura dello psicologo scolastico, sul quale esiste un disegno di legge attualmente in discussione nelle commissioni parlamentari. E proprio a scuola che si evidenziano molti dei disturbi dei bambini: aggressivita, disturbi comportamentali, disturbi dell’alimentazione, tutti sintomi di disagio con i quali entrano in contatto soprattutto gli insegnanti, che si trovano spesso pero a non sapere come intervenire e a porre degli argini per quanto possibile.

Spesso queste manifestazioni vengono trasformate ed etichettate in sintomi di una malattia, che a volte e invece espressione di disagi legati alla famiglia o alla scuola, e come tali vengono trattate da molti professionisti attraverso farmaci che “alleviano il senso di colpa dei genitori e allentano la pressione sull’inadeguatezza della scuola… sedare un bambino, e dimenticare di ascoltarlo, significa opporsi al suo sviluppo armonioso, influenzando seriamente l’organizzazione futura della sua personalita” (Prof. Cancrini).

L’orientamento neuropsicofisiologico e i diritti dell’infanzia

In questo quadro di disagio, secondo l’orientamento neuropsicofisiologico, quello che manca e la conoscenza di quali sono le informazioni utili per un armonioso sviluppo del bambino, di quali sono le fasi fisiologiche attraverso le quali deve passare per acquisire una gestione delle proprie azioni ed idee, di quei meccanismi dei due emisferi cerebrali che sono alla base dei disturbi comportamentali, di come tutto questo dovrebbe portare alla formazione di un Io cosciente del bambino in grado di decidere, di scegliere, di opporsi e di non subire passivamente tutti gli stimoli che tendono a condizionarlo. In quest’ottica il bambino e, alla nascita, un progetto che deve svilupparsi e che quindi come tale necessita di tutte le condizioni favorevoli che rispettino la sua fisiologia, con l’obiettivo di favorire l’espressione di tutte le sue potenzialita.

Questo punto e evidente anche in due articoli della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (1989): “Gli Stati parti devono rispettare il diritto del fanciullo alla liberta di pensiero, di coscienza e di religione. Gli Stati parti devono rispettare il diritto e il dovere dei genitori… di guidare il fanciullo nell’esercizio del diritto sopramenzionato consono alle sue capacita evolutive” (Art. 14) e “Gli Stati parti concordano sul fatto che l’educazione del fanciullo deve tendere a promuovere lo sviluppo della personalita del fanciullo in tutto l’arco delle sue potenzialita” (Art. 29). Per realizzare questa liberta di pensiero e di coscienza e necessario stimolare il bambino con informazioni che non lo condizionino su schemi preorganizzati, con informazioni positive che rispettino i suoi diritti come quelli di tutti gli esseri umani del pianeta e che siano fisiologiche alle funzioni dei due emisferi cerebrali.

Lateralizzazione cognitiva ed effetti della violenza in TV

La televisione, in questo senso, fornisce si numerose informazioni ma rende il bambino estremamente indifeso: primo perche, non essendo pienamente dotato di strumenti logico-razionali adeguati, non e capace di distinguere la finzione dalla realta; secondo perche la passivita davanti allo schermo inibisce la formazione della critica e della valutazione, necessarie per la formazione di una propria identita di pensiero. A questo proposito uno studio del Brain Health Centre di Roma (1999) ha messo in evidenza le caratteristiche di personalita dei bambini di eta 9-10 anni e le correlazioni esistenti tra queste e gli effetti della violenza in TV. In particolare gli effetti della violenza vista in TV possono essere diversi in relazione al grado di lateralizzazione cognitiva del bambino: in presenza di stile cognitivo destro, il bambino subira molti piu effetti e traumi dalla visione di scene violente (con conseguenti psicopatologie), mentre in presenza di stile cognitivo sinistro non ci saranno traumi, ma si verifichera un apprendimento piu razionale della violenza come metodo di risoluzione dei problemi.

In conclusione, questo seminario ha voluto sottolineare il movimento generale di una presa di coscienza dell’importanza dei principi contenuti nella Convenzione come obiettivi da poter realizzare nel concreto, con il coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali. La tendenza e quella di ritornare ad una impostazione ecologica e fisiologica della vita, per ridare al bambino una visione oggettiva della realta che lo circonda.

Domande frequenti

Quanto tempo passano i bambini davanti alla televisione?

Secondo le ricerche della Societa Italiana di Pediatria citate nel seminario, circa l’86% del tempo libero dei bambini e dedicato alla televisione, con una media di circa tre ore al giorno. A questo si aggiunge che il 50% dei bambini mangia davanti allo schermo e molti vi si addormentano la sera, mentre lo sport viene praticato in media solo una o due ore alla settimana.

Perche l’urbanizzazione viene indicata come un fattore di disagio?

L’urbanizzazione ha ridotto gli spazi liberi di gioco e di incontro, come il cortile. Le aree verdi sostitutive restano spesso poco usate perche entrambi i genitori sono molto impegnati, cosi i bambini finiscono per trascorrere il dopo scuola in casa, spesso soli, davanti a televisione o computer.

Cosa sono gli additivi “indiretti” negli alimenti?

Sono circa tremila sostanze che non vengono aggiunte intenzionalmente ma derivano dai processi di lavorazione o dal contatto con la confezione, come quelle contenute nel PVC o nel rivestimento interno di alcune lattine. Anche a piccole dosi possono interferire con i sistemi ormonali che guidano lo sviluppo del bambino e, nel feto, influenzare sistema nervoso, immunitario e riproduttivo.

Cosa si intende per “pedagogia dell’ascolto”?

E una pratica educativa che chiede ad adulti e insegnanti una formazione specifica, basata sulla comprensione del vissuto e dei bisogni reali del bambino. Mira a non separare la sfera affettiva da quella cognitiva e a favorire uno sviluppo armonioso della personalita, invece di privilegiare i soli apprendimenti cognitivi.

Il seminario lega tra loro ambiente, scuola, alimentazione e televisione: il disagio dei bambini non nasce da una sola causa, ma da uno stile di vita che ne comprime creativita, movimento e capacita critica. La proposta di fondo e tornare a una impostazione ecologica e fisiologica, che rispetti i tempi reali dello sviluppo e renda finalmente operative le tutele gia previste dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia.
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