Difficoltà e disturbi: una distinzione fondamentale
Nell’ambito dell’individuazione precoce delle problematiche scolastiche, la prima e più importante distinzione è quella tra difficoltà e disturbi di apprendimento. Le difficoltà di apprendimento riguardano quegli studenti che a scuola non vanno molto bene, che non stanno al passo con gli altri e che mostrano limiti non chiari: il problema non è ben definito e la sua stabilità non è certa. La maggior parte dei casi è legata alla certificazione di un deficit intellettivo, spesso conseguente a un ritardo mentale. Gli strumenti usati per riconoscere un deficit intellettivo sono la scala WISC-R in età scolare e le Matrici di Raven: una volta calcolato il quoziente intellettivo, ci si aspetta una certa corrispondenza tra questo e il quoziente degli apprendimenti, dato dalla valutazione delle prestazioni scolastiche.
I disturbi dell’apprendimento, invece, riguardano situazioni ben definite, che interessano di solito un aspetto specifico dell’apprendimento e si manifestano con modalità circoscritte. Come indica l’OMS (1992), si tratta di disturbi nei quali le modalità normali di acquisizione delle capacità sono alterate già nelle fasi iniziali dello sviluppo; non sono semplicemente la conseguenza di una mancanza di opportunità di apprendere, né sono dovuti a una malattia cerebrale acquisita, ma derivano da anomalie nell’elaborazione cognitiva legate a qualche tipo di disfunzione biologica, e sono più frequenti nei maschi.
Quanto sono diffusi
Molte indagini epidemiologiche hanno evidenziato che i Disturbi dell’Apprendimento Scolastico costituiscono uno dei problemi più rilevanti sia in ambito psicopedagogico sia in ambito medico-pediatrico. Come ricorda il professor Cornoldi (L.I.RI.P.A.C.), la loro incidenza, solo da poco oggetto di considerazione sistematica in Italia, riguarda una percentuale che va dal 5 al 10% della popolazione scolastica a seconda dei criteri diagnostici utilizzati. In media, quindi, in ogni classe ci sono da uno a due alunni con queste difficoltà (Tressoldi, Vio, 1996). Le prime difficoltà si manifestano di solito all’ingresso della scuola, ma non possono essere definite disturbi prima della seconda classe: occorre infatti lasciare al bambino il tempo di consolidare le abilità appena acquisite.
Le quattro caratteristiche dei DAS
Il Disturbo Specifico dell’Apprendimento presenta quattro caratteristiche fondamentali: riguarda soggetti con quoziente intellettivo cognitivo nella norma; riguarda soggetti con prestazioni scolastiche significativamente più basse rispetto ai risultati attesi in base al Q.I. cognitivo, con un’elevata discrepanza tra potenzialità e prestazioni effettive; non presenta cause evidenti di tipo emotivo o ambientale; non presenta deficit sensoriali o neurologici tali da spiegare da soli l’apprendimento deficitario. Sul piano dell’eziologia, non del tutto nota, ricerche recenti fanno supporre un ruolo fondamentale dei fattori biologici, come suggeriscono la familiarità, l’insorgenza precoce e la persistenza marcata.
La classificazione e i tipi principali
I DAS si suddividono in specifici, quando i problemi riguardano settori molto circoscritti (ad esempio la dislessia); misti, quando le difficoltà riguardano più settori (ad esempio la sindrome dislessica); generalizzati, quando riguardano quasi tutte le abilità scolastiche (in tal caso si parla di soggetti borderline cognitivi). I DAS principali sono: i disturbi della lettura, nella forma di difficoltà di decodifica (dislessia), che interessa le abilità di base, o di difficoltà di comprensione, che interessa abilità più complesse; i disturbi della scrittura, nella forma di correttezza prassico-motoria (disgrafia), di correttezza ortografica (disortografia) o di difficoltà di espressione scritta; i disturbi della matematica, nella forma degli automatismi di calcolo (discalculia) o delle abilità più complesse (difficoltà di problem solving); e altri disturbi, tra cui il disturbo visuo-spaziale, detto anche Sindrome Non Verbale, e il Disturbo da Deficit dell’Attenzione/Iperattività.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra difficoltà e disturbo di apprendimento?
La difficoltà è un problema non ben definito e non necessariamente stabile, spesso legato a un deficit intellettivo. Il disturbo è invece una condizione ben definita e circoscritta, con abilità cognitive nella norma ma prestazioni molto più basse dell’atteso, non spiegabile da cause emotive, ambientali, sensoriali o neurologiche.
Quando si può parlare di disturbo e non solo di difficoltà iniziale?
Le prime difficoltà compaiono all’ingresso della scuola, ma non si parla di disturbo prima della seconda classe, per lasciare al bambino il tempo di consolidare le abilità di base appena acquisite.
Quali sono i DAS più frequenti?
I principali sono i disturbi della lettura (come la dislessia), della scrittura (disgrafia, disortografia), della matematica (discalculia) e altri disturbi come la Sindrome Non Verbale e il Disturbo da Deficit dell’Attenzione/Iperattività.
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