Psicologia Sociale e del Comportamento

Huizinga e il bisogno umano di “come se”: la fuga dalla routine

Fingere che qualcosa sia vero pur sapendo che non lo è (nel gioco, nella finzione, nei rituali) è una capacità che compare presto e non scompare mai. Non è una fuga dalla realtà: è uno degli strumenti con cui la si affronta. Articolo divulgativo di psicologia. Se l’evasione sostituisce stabilmente la vita quotidiana o si […]

Huizinga e il bisogno umano di “come se”: la fuga dalla routine
Fingere che qualcosa sia vero pur sapendo che non lo è (nel gioco, nella finzione, nei rituali) è una capacità che compare presto e non scompare mai. Non è una fuga dalla realtà: è uno degli strumenti con cui la si affronta.
Articolo divulgativo di psicologia. Se l’evasione sostituisce stabilmente la vita quotidiana o si accompagna a sofferenza, e utile parlarne con un professionista.

Che cos’è il «come se»

La capacità di rappresentarsi una situazione non reale trattandola temporaneamente come reale compare intorno al secondo anno di vita, ed è considerata una tappa importante dello sviluppo cognitivo.

Ciò che la caratterizza è il doppio registro: il bambino che fa finta che un oggetto sia altro sa perfettamente cosa è. La finzione non sostituisce la realtà, si sovrappone a essa.

Va segnalato ciò che questa capacità rende possibile: simulare situazioni senza subirne le conseguenze. È la stessa operazione che permette di immaginare esiti futuri, di prendere la prospettiva di un altro e di considerare alternative a ciò che è accaduto.

E vale l’osservazione più interessante: il gioco simbolico è pieno di regole. Chi lo osserva vede libertà, ma i partecipanti passano gran parte del tempo a negoziare cosa vale e cosa no. La finzione non è assenza di vincoli: è un insieme di vincoli scelti.

A cosa serve, senza esagerare

Qui la cautela è necessaria, perché al gioco vengono attribuiti benefici che la ricerca non conferma.

Le rassegne sugli effetti del gioco simbolico sullo sviluppo cognitivo indicano evidenze più deboli di quanto la letteratura divulgativa sostenga: il gioco è associato a molte capacità, ma la dimostrazione che le causi è difficile da ottenere.

Ciò che risulta più solido riguarda il contesto: il gioco con i coetanei è la situazione in cui si esercitano negoziazione, gestione del conflitto e presa di prospettiva, ed è difficile da sostituire.

Sulle storie, esiste un filone che associa la lettura di narrativa a migliori prestazioni in compiti di comprensione degli stati mentali altrui. Va riportato con cautela: gli studi sperimentali hanno prodotto risultati misti e alcune repliche non hanno confermato l’effetto.

E sulla condizione di immersione in un’attività, il cosiddetto flusso, le condizioni che la favoriscono sono note: obiettivi chiari, riscontro immediato, difficoltà appena superiore alle proprie capacità.

Quando l’evasione diventa un problema

La distinzione utile non riguarda quanto tempo si dedica alla finzione, ma la sua funzione.

Cercare immersione in un’attività assorbente è ordinario e ha effetti positivi documentati sul recupero dallo stress.

Diventa problematico quando è l’unica strategia disponibile per gestire uno stato emotivo, quando sostituisce sistematicamente ciò che andrebbe affrontato, e quando produce compromissione del funzionamento.

Va segnalato un criterio pratico: la distinzione fra coinvolgimento intenso e uso problematico non sta nelle ore ma nella presenza di perdita di controllo, priorità crescente su tutto il resto e continuazione nonostante le conseguenze. Sono gli stessi criteri usati per il disturbo da gioco.

E va aggiunto ciò che si trascura: nella maggior parte dei casi l’evasione è secondaria, cioè copre ansia, isolamento o difficoltà relazionali. Trattarla come problema primario porta a interventi che falliscono.

Cosa se ne ricava

  • Il doppio registro è la cosa preziosa: sapere che è finzione mentre la si vive è ciò che rende la finzione utile.
  • Le attività assorbenti favoriscono il recupero, e il distacco psicologico dal lavoro nelle ore libere è fra i predittori più solidi del benessere.
  • Con i bambini, proteggere il tempo di gioco libero con i coetanei, che è la parte meno sostituibile e la più ridotta negli ultimi decenni.
  • Chiedersi non quanto si evade, ma da cosa: la risposta indica dove intervenire.
  • E diffidare delle affermazioni forti sui benefici cognitivi del gioco: sono più deboli di come vengono presentate, e il gioco non ha bisogno di essere giustificato.

Domande frequenti

Il gioco simbolico e una fuga dalla realta?

No: si sovrappone alla realta senza sostituirla, e consente di simulare situazioni senza subirne le conseguenze.

Il gioco sviluppa capacita cognitive?

Le evidenze sono piu deboli di quanto si dica: il gioco e associato a molte capacita, ma dimostrare che le causi e difficile.

Quando l’evasione diventa problematica?

Non per il tempo dedicato, ma quando compaiono perdita di controllo, priorita crescente sul resto e continuazione nonostante le conseguenze.

Leggere narrativa migliora la comprensione degli altri?

Esiste un filone che lo suggerisce, ma gli studi sperimentali hanno dato risultati misti e alcune repliche non hanno confermato l’effetto.

La capacita del come se compare presto e si basa sul doppio registro: si sa che e finzione mentre la si vive, ed e questo a renderla utile. I benefici cognitivi attribuiti al gioco sono piu deboli di quanto si dica, mentre e solido il valore del gioco con i coetanei. L’evasione diventa problematica non per il tempo ma per la funzione, ed e spesso secondaria ad altro. La domanda utile e da cosa si evade.
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